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Baskets case

Comici falliti e clown senza talento, ecco la commedia che più malinconica non si può

10 Febbraio 2016 alle 06:15

Baskets case

L’anno scorso al Festival di Locarno c’era un film di Rick Alverson intitolato “Entertainment”. Come prendersi una porta in faccia: un cabarettista alticcio, con un riporto a striscioline di capelli unti, che non faceva ridere per quanto si sforzasse. Le battute erano atroci e nello stesso tempo sgangherate, di una tristezza asfittica (non, per intenderci, quelle battutacce che fanno ridere anche se poi uno si vergogna a ripeterle). Lo pensava anche il pubblico, altrettanto sfigato, che beveva la sua birra in certi localetti della provincia americana. Ed eran fischi su fischi.

 

Torna in mente quel comico fallito e sudaticcio quando vediamo “Baskets”, con Zack Galifianakis nella parte del clown fallito (la serie porta la sua firma, con Jonathan Krisel e Louis C. K.). Studia a Parigi, all’accademia di clownerie, pur non sapendo una parola di francese (già si capisce che non ha un talento naturale per la gestualità). Vediamo una lezione del corso “207 Clown Theory”, sull’uso dei fazzoletti. Fa più ridere la cena in cui l’aspirante pagliaccio offre alla ragazza dei suoi sogni l’anello di fidanzamento. Al cameriere del lussuoso locale ordina “57”, come al ristorante cinese. “Sarebbe il prezzo”, si sente rispondere. La francesina gli confessa che non l’ama ma accetta comunque di sposarlo, vuole una green card per stabilirsi negli Stati Uniti. Da qui in poi è una discesa costante – neppure tanto lenta – nella commedia che più malinconica non si può. Quando smette di essere malinconica diventa straziante, stringe il cuore, fa pensare “no, più in basso di così non è possibile, un’altra umiliazione no…” (vale per il personaggio, la serie è scritta e recitata con tutta la brillantezza e la sapienza che questo tipo umorismo confinante con i singhiozzi richiede). Trovare un lavoro da clown in Texas non è facile, l’unica possibilità è esibirsi come intermezzo nei rodei. Il nostro, con piglio più adatto alla troupe del Cirque du Soleil che a uno spettacolo di cowboy, per pochi dollari scende in pista, si arrabatta, riesce a far ridere solo quando un animale lo travolge. Come spettacolo d’addio impone il suo numero francese, intitolato “Renoir”. In scena vediamo un Pierrot corpulento, con una casacca a spicchi bianchi e neri, sotto un lampione. Gli spettatori ridono solo quando l’animale da rodeo scappa dal recinto per caricare e tramortire lo sventurato clown. Prima il poveretto era stato fischiato come Borat che storpiava al rodeo l’inno americano.

 

[**Video_box_2**]Bisogna amare molto Zack Galifianakis per non lasciarsi prendere dallo sconforto. Speriamo in qualche cattiveria o qualche atrocità alla Todd Solontz, ma non arrivano. Per rubare un titolo a Peter Handke (che probabilmente non ha mai visto una serie tv in vita sua) diremmo: infelicità senza desideri. Grazie a un incidente con lo scooter, il comico – si chiama Baskets, da qui il titolo della serie – conosce una depressa zitella che lavora nelle assicurazioni. Nella seconda puntata viene licenziata, seguendo il metodo del gemello di Baskets il clown (il preferito della terribile mamma con la voce da uomo): uno che in tv promuove i suoi corsi, sulle più svariate materie, tra cui “Condimenti fatti in casa” e “Manutenzione del carrettino dei gelati”. Se amate molto Zach Galifianakis, e se avete adorato le sue assurde interviste “Between Two Fernes” (ovvero “Tra le due felci”), il clown sarà un divertimento. Sennò meglio Amy Schumer, che più concretamente scherza sui maschi, sulle femmine, sui loro incontri ravvicinati.
Mariarosa Mancuso

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