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Scuola di polizia

Le reclute di Quantico oggi sono un manifesto United Colors of Benetton, ma si addestrano duro

14 Ottobre 2015 alle 06:03

Jodie Foster correva sudata nei boschi di Quantico, superando ostacoli e aggrappandosi alle funi da allenamento. Nel quartier generale dell’Fbi era l’unica donna tra le reclute, e dopo il fisico andava coltivato l’ingegno. Caso da studiare: un serial killer scuoiafemmine chiamato Buffalo Bill. Aiutante (esistono anche nelle favole, in genere sono meglio governabili): un serial killer cannibale di nome Hannibal Lecter.

 

Vent’anni dopo, le reclute di “Quantico” – la nuova serie in onda da settembre su Abc, in Italia a novembre su Fox – sono un manifesto United Colors of Benetton. Più donne che uomini, o almeno più donne che restano in mente. A cominciare dalla protagonista Alex Parrish. In un montaggio alternato la vediamo dire bugie alla mamma immigrata dall’India, che le allunga un biglietto ferroviario mentre la figliola va all’aeroporto, e poi risvegliarsi sotto le macerie del più grande attentato terroristico dopo l’11 settembre. Un centinaio di morti, il Grand Central Terminal distrutto, l’Fbi sull’orlo di una crisi di nervi: la principale sospettata è appunto Alex Parrish, che giusto nove mesi prima aveva cominciato l’addestramento.

 

Non è spoiler, succede proprio all’inizio della prima puntata, e già il trailer fa scoprire più cose. Il resto delle facce e dei colori lo forniscono il mormone che porta le mutande lunghe di flanella (“pigiama” per il compagno di stanza), l’ispanica caliente e litigiosa, la musulmana con il velo (l’unica con una camera tutta per sé), l’ex reginetta di bellezza che più wasp non si potrebbe (tiratrice scelta, però, le ha insegnato papà), il paio di gay (suddivisi tra il nerd timido e l’orgoglioso che deve farlo sapere a tutti), il raccomandato (la famiglia non si è mai fatta mancare un agente dai tempi di Edgar J. Hoover), il reduce di guerra. La vicedirettrice è nera, oltre che tostissima.

 

La soffiata era chiara: l’attentatore era tra le reclute, se non si tratta di Alex Parrish deve essere qualche suo compagno di banco, di palestra, di perquisizioni, di indagini. Ma da sospettata numero 1 non è facile dimostrarlo, soprattutto se a casa tua hanno trovato un arsenale, esplosivi, un collega mezzo morto per via di un proiettile. Lei fugge, e lo spettatore assiste all’addestramento, anche questo un po’ più complicato rispetto a quel che avevamo visto in “Il silenzio degli innocenti” di Jonathan Demme. “Fai le Olimpiadi al mattino e al pomeriggio affronti l’esame da avvocato”, constata la biondina fragile-ma-fortissima (magari da grande dovrà mandare giù qualche pillola, come Claire Danes, alias Carrie Mathison, in “Homeland”).

 

Fiuto da poliziotta o da terrorista

 

Come le apprendiste parrucchiere che si fanno da cavia a turno prima di rovinare la testa alle clienti, gli agenti apprendisti (perlomeno, nell’Fbi raccontato da Joshua Safran) si esercitano nelle indagini svelando i segreti dei colleghi, e imparano a tracciare profili psicologici studiando i rispettivi caratteri. Non serve per accrescere lo spirito di gruppo, almeno non subito. Serve perché la serie abbia una partenza a razzo, dando informazioni che sennò avrebbero richiesto una noiosa voce fuori campo. Gli istruttori fanno il gioco sporco. Ricostruiscono minuziosamente una serie di scene del crimine – altrettanti attentati sventati, questo dovrebbe fare un agente federale – e poi scopriamo che non hanno truccato le carte. Lo intuisce Alex Parrish, per la verità, non è chiaro se con fiuto da poliziotta o da terrorista. Di colpo di scena in colpo di scena – alcuni prevedibili altri no, generosamente distribuiti – non abbiamo mai la certezza di tifare per i buoni.

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