La versione di Cassese

Lo stato di emergenza e le ragioni di un dibattito. Parla Cassese

Elogio della tolleranza. Voltaire insegna: il rifiuto del dialogo è una “debolezza della nostra ragione”

E’ stato criticato per aver fatto, da remoto, un intervento in un’aula del Senato, a un incontro organizzato da due senatori dell’opposizione, e per aver sostenuto la tesi che si dovesse far cessare la dichiarazione dello stato di emergenza perché vi sono strumenti ordinari con i quali assicurare la profilassi e perché, qualora se ne presentasse la necessità, la dichiarazione potrebbe essere fatta nel giro di un’ora, bastando una delibera del Consiglio dei ministri. Ha anche ribadito che dal 31 gennaio al 31 luglio si è seguita la strada sbagliata, perché la Costituzione prevede un altro modo per assicurare la profilassi internazionale e per stabilire limiti alla circolazione e alle altre libertà. Parliamone.

Sono rilevanti diversi aspetti: luogo, corrispondenza con altre opinioni, motivi, persone, rifiuto del dialogo, limiti della tolleranza. Comincio dal luogo. Era una sala del Senato della Repubblica italiana, uno spazio nel quale poter esprimere il proprio pensiero. Le assemblee e i loro luoghi sono lì proprio per questo: poter garantire il pluralismo.

    

Argomento facile. Ma poi è intervenuto Salvini, dicendo di essere d’accordo. Un sovranista d’accordo con un europeista, per di più studioso e sostenitore della globalizzazione e dei suoi benefici?

Non sono intervenuto per schierarmi con questo o con quello, ma ero stato invitato per esprimere opinioni che avevo più volte manifestato per iscritto. Cito il “Trattato sulla tolleranza” (1763) di Voltaire. E’ intollerante chi non riconosce l’altro, “se non la pensa in tutto come me”. La tolleranza comporta il dialogo, l’accettazione delle differenti opinioni. Non è condizione del dialogo che l’opinione dell’uno corrisponda con quelle dell’altro.

    

Perché, poi, sostenere che le ragioni della libertà consigliavano di far cessare lo stato di emergenza?

Questo doveva cessare per assenza del presupposto (l’emergenza) e per la disponibilità di altri strumenti per affrontare lo stato attuale dell’epidemia, strumenti che sono elencati dalle leggi del 1934 e del 1978 e che sono più coerenti con quell’articolo della Costituzione (32) per cui il diritto alla salute è un “diritto fondamentale dell’individuo”, ma anche “interesse della collettività”.

     

Non può, però, negare di essersi accompagnato con persone che “sono dall’altra parte”.

Le rispondo con le parole di Voltaire: “Bisogna che gli uomini, per meritare la tolleranza, comincino col non esser fanatici”. “Il diritto dell’intolleranza è il diritto delle tigri”. Il fanatismo, il rifiuto del dialogo, sono una “debolezza della nostra ragione” che ci impone una pacifica coesistenza, senza della quale non c’è un assetto pluralistico. In una società aperta e pluralistica, vale l’invito di Voltaire (“Dizionario filosofico”): “Perdoniamoci reciprocamente le nostre sciocchezze”. Non a caso Palmiro Togliatti, nel 1949, in piena Guerra fredda, tradusse l’opera di Voltaire sulla tolleranza e scrisse una prefazione in cui definiva il “Trattato” “grande vittoria del razionalismo”, auspicando un “ritorno al razionalismo”.

     

Ancora una obiezione: un eccesso di tolleranza non può finire per diventare una accettazione passiva delle opinioni degli altri ed essere quindi un segno di lassismo?

No, finché la ragione batte il fanatismo, cioè la negazione dell’altro. Nel 1916, agli albori della storia del cinema, il grande regista David Griffith, accusato di razzismo per il suo famoso “The Birth of a Nation”, si difese con un altro film, intitolato “Intolerance”, mostrando che l’intolleranza ha avuto un posto importante in quattro tornanti cruciali della storia dell’umanità. Dovrebbero ora prevalere la ragione o il fanatismo, il dialogo o l’intolleranza?

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