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Dove vanno gli investimenti in energia?

Dopo tre anni di declino, gli investimenti energetici globali si sono stabilizzati, ma i trend non sono in linea né con la futura domanda di energia, né con gli obiettivi sottoscritti nell’Accordo di Parigi.

23 Luglio 2019 alle 16:21

Dove vanno gli investimenti in energia?

via pxhere

dal sito www.rivistaenergia.it

Dopo tre anni di declino, gli investimenti energetici globali si sono stabilizzati nell’intorno dei 1.800 miliardi di dollari. È quanto riporta l’Agenzia Internazionale dell’Energia nel suo World Energy Investment, fotografia dei principali trend degli investimenti globali nell’energia quest’anno giunto alla sua quarta edizione.

 

Nonostante il miglioramento in termini di ammontare degli investimenti, le conclusioni dell’Agenzia sono tuttavia poco rassicuranti: i trend non sono in linea né con la futura domanda di energia, né, soprattutto, con il percorso di decarbonizzazione e gli obiettivi di sostenibilità sottoscritti anche nell’Accordo di Parigi.

 


Gli attuali trend di investimento non sono in linea con la futura domanda di energia né con l’Accordo di Parigi


 
Pur in presenza di costi in diminuzione, specialmente in alcune regioni, l’attività d’investimento in progetti a basse emissioni di carbonio è ancora in stallo, in parte a causa di un’insufficiente capacità del mondo politico di affrontare i problemi in maniera decisiva e radicale. Si registra difatti un calo della spesa nella generazione elettrica (–1%) e nell’energia rinnovabile (–1%), mentre cresce quella in fonti fossili (+1%) e in particolare nel carbone (+2%). Invariati, invece, i capitali destinati a interventi di efficientamento energetico.

 

Fonte: IEA (2019)

 

Guardando più nel dettaglio, si osserva che a guidare la crescita del comparto delle fonti fossili è stato soprattutto l’upstream Oil&Gas incoraggiato da prezzi del petrolio in crescita (+6 per cento in termini nominali). Il 25 per cento di questi investimenti è stato destinato allo sfruttamento di shale gas e tight oil, che nel giro di dieci anni hanno eroso sempre maggiore spazio alle risorse convenzionali le quali, pur continuando ad attirare la maggior parte degli investimenti, hanno visto la propria quota passare dall’83 per cento al 67 per cento. Tra le compagnie, ad investire maggiori capitali sono le compagnie nazionali (NOC, 42 per cento), seguite dalle majors (16 per cento) e dalle indipendenti USA (17 per cento). Da un punto di vista regionale, gli Stati Uniti continuano a rimanere il motore della crescita.

 


Dopo sei anni di tassi negativi, nel 2018 il carbone ha attratto investimenti per 80 mld doll, +2% sul 2017


 

Gli investimenti in carbone segnano invece un +2 per cento sul 2017 (a 80 mld doll), dato quanto più rilevante ove si consideri che non si registrava una crescita dal 2012. Gli investimenti hanno interessato i principali paesi produttori: Cina, India e Australia. Tuttavia, v’è da notare come i capitali spesi siano stati destinati al mantenimento dei livelli produttivi correnti invece che all’apertura di nuove miniere. L’aumento dei prezzi e dei flussi commerciali di questa commodity sono alla base di tale crescita che tuttavia difficilmente verrà confermata negli anni a venire, dal momento che la campagna di disinvestimento da parte di Stati, istituzioni, fondi, e le politiche di decarbonizzazione spingono per un suo sempre minor nei mix energetici nazionali.

 

Pur rimanendo il principale destinatario degli investimenti energetici globali con 775 mld doll., il settore dell’elettricità conosce un calo dell’1 per cento sul 2017 in ragione di una minore spesa nel comparto della generazione e delle reti, nonostante la crescita significativa del settore dello stoccaggio delle batterie. Si è investito di meno nella generazione a carbone e da rinnovabili, mentre in quella a gas si è registrato un rallentamento soprattutto in Medio Oriente, Nord Africa e Stati Uniti.

 


Principale destinatario degli investimenti energetici globali del 2018, il settore elettrico registra un -1% sul 2017


 

In calo anche la spesa in fonti rinnovabili, specie quelle termiche e per il trasporto. Unica nota positiva: maggiori fondi destinati ai nuovi impianti per la produzione di biofuels. Resta in linea con l’anno precedente, infine, la spesa in efficienza energetica per un totale di 240 mld di doll. Una stagnazione, ascrivibile principalmente al calo degli investimenti nel settore degli edifici (–2 per cento) che ha annullato i guadagni invece raggiunti dal comparto dei trasporti e dell’industria.

 

Che somme tirare? Nello scenario Sviluppo Sostenibile dell’Agenzia, al 2030 gli investimenti low carbon dovrebbero coprire una quota del 65 per cento, contro l’attuale 30. Per raggiungere questo ambizioso target in poco tempo urge un cambiamento radicale nell’orientamento della politica, nuove soluzioni di finanziamento, avanzamenti tecnologici. Ma una tale rivoluzione può dirsi alle porte?

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