Se migliora il mercato gas ne beneficia anche il mercato elettrico

Rivista Energia

Intervenire sullo spread PSV-TTF e allocare degli oneri gas consentirebbe di migliorare il mercato del gas e di ridurre il prezzo dell'energia elettrica all'ingrosso, sostiene Hannelore Rocchio

Il gas naturale avrà un ruolo chiave nel processo di decarbonizzazione, garantendo la possibilità di accrescere la penetrazione delle rinnovabili in sicurezza. A tal fine, il mercato del gas deve essere efficiente. In Italia si è investito molto nelle sue componenti sia hardware (infrastrutture) che software (impianto regolatorio). Permangono tuttavia spazi di miglioramento, che avrebbero ricadute positive anche sul mercato elettrico.

 

Nella generazione elettrica, le rinnovabili sono identificate, a livello europeo e dai singoli Stati membri, come il principale strumento di riduzione delle emissioni di CO2. Non per questo è da sottovalutare il positivo contributo che può apportare il gas. Anzitutto, il gas è strumento di decarbonizzazione, come dimostrano le strategie climatiche di molti Paesi (ad iniziare dalla Cina). Emblematico è anche il caso dell’Italia, che grazie alla generazione elettrica alimentata a gas ha un livello emissivo significativamente inferiore a quello della Germania, che ha pur investito in rinnovabili.

 


Il gas è fattore essenziale per accrescere la penetrazione delle rinnovabili mantenendo in sicurezza il mercato elettrico


   
Il gas è essenziale per accrescere la penetrazione delle rinnovabili, in quanto consente di sviluppare anche nel breve-medio termine ulteriore capacità di generazione da rinnovabili, mantenendo il sistema elettrico in sicurezza, senza dover prima investire in tecnologie di stoccaggio ancora non mature.

 

A tal fine, è importante che il mercato del gas sia efficiente. Le basi sono già ben sviluppate:

1. disponiamo di un’importante dotazione di infrastrutture, tra le più diversificate in termini di rotte di approvvigionamento;

2. abbiamo un impianto regolatorio che ne consente un utilizzo efficiente, quanto a capacità di stoccaggio e rigassificazione;

3. negli ultimi anni il livello di liquidità del PSV (hub italiano del gas) è aumentato significativamente e il suo spread rispetto al TTF (hub olandese) si è progressivamente ridotto.

 


Su due ambiti del mercato del gas occorre intervenire, anche per ridurre il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica: lo spread PSV-TTF e l’allocazione degli oneri gas


 
Permangono però spazi di miglioramento. Due in particolare avrebbero ricadute positive anche sul mercato elettrico ed in particolare sul prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica:

1. Lo spread PSV-TTF

2. L’allocazione degli oneri gas

 
Riguardo al primo punto, bisogna premettere che il prezzo del gas al PSV è oggi strutturalmente agganciato al TTF, con uno spread di mercato che, in situazioni di normalità, riflette la catena dei costi di trasporto per importare il gas dagli hub liquidi europei in Italia.

 

In quanto paese a valle nella catena logistica gas, l’Italia è quindi penalizzata dal cosiddetto “effetto pancake”, ossia dalla stratificazione dei costi di trasporto che gli operatori devono pagare lungo la rotta per importare il gas dal nord Europa.

 


Bisogna superare l’“effetto pancake” e nel breve monitorare che altri Paesi non scarichino su di noi costi che dovrebbero gravare sui loro consumatori


 
Tale effetto pregiudica la competitività del gas italiano e per superarlo è necessario realizzare una riforma strutturale dei criteri di determinazione dei corrispettivi di trasporto, che consenta di allineare i prezzi tra i vari mercati, al netto dei costi variabili di utilizzazione delle infrastrutture e di eventuali situazioni di congestione (per approfondire si rimanda agli articoli pubblicati su Energia 2.17 e 3.16).

 

Nelle more, occorre quantomeno monitorare come Sistema-Italia che altri Paesi non fissino ai punti di interconnessione tariffe ingiustificatamente elevate per trasferire ai Paesi confinanti costi che dovrebbero gravare sui loro consumatori.

 


Riformare i criteri di allocazione delle componenti addizionali alla tariffa di trasporto gas consentirebbe di rimuovere le inefficienze che avvantaggiano il carbone rispetto al gas


 
Il secondo aspetto riguarda i criteri di allocazione degli oneri addizionali alla tariffa di trasporto gas. Riformarli consentirebbe di rimuovere le inefficienze che paradossalmente avvantaggiano il carbone rispetto al gas nella produzione elettrica.

 

Oggi le centrali a gas, al pari degli altri consumatori, pagano componenti addizionali sul gas consumato per complessivi 23 €/kmc (4,5 €/MWhe). Ebbene, l’applicazione di questi oneri sul consumo “intermedio” delle centrali genera due paradossi..

 

Primo: per recuperare nei prossimi 3 anni circa 1,5 mld € di oneri dal gas si rischia di farne pagare quasi 3 sulla bolletta elettrica. A beneficiarne non è il gas, ma le centrali a carbone e quelle idroelettriche, nonché l’import.

 

Per recuperare nei prossimi 3 anni circa 1,5 mld € di oneri dal gas si rischia di farne pagare quasi 3 sulla bolletta elettrica
Questo paradosso si determina in quanto: i) il gas trasferisce, quando marginale, i propri costi sul prezzo dell’energia prodotta e venduta; ii) questo prezzo, maggiorato delle componenti addizionali, è quello di vendita di tutti gli impianti che precedono il gas nel “merit order” delle offerte di energia elettrica; iii) gli oneri addizionali si traducono, quindi, in rendite per le produzioni inframarginali, tra cui quelle da impianti a carbone, idroelettrici, da importazioni (tra l’altro previste in crescita).

 

Secondo: applicando questi oneri alle centrali a gas, se ne riduce la competitività rispetto agli impianti a carbone. L’aspetto paradossale è che gran parte di questi oneri servono per recuperare i costi degli interventi di risparmio energetico (i “certificati bianchi”): quindi per remunerare l’efficienza energetica, stiamo aumentando le emissioni di CO2!

 


Per remunerare l’efficienza energetica, stiamo aumentando le emissioni di CO2!


 
Per superare in modo strutturale le distorsioni che originano dal trasferimento di queste componenti addizionali sul prezzo elettrico esse potrebbero essere applicate direttamente sul consumo elettrico finale. Una riallocazione come quella proposta produrrebbe i seguenti benefici:

  • superare le distorsioni che oggi si traducono in una più elevata bolletta elettrica (a parità di altre condizioni);
  • aumentare la competitività del gas rispetto al carbone;
  • eliminare rendite di cui beneficiano le importazioni e le produzioni a carbone;
  • recidere le interferenze tra le dinamiche competitive del mercato dei certificati bianchi (facilmente manipolabile) e quelle del mercato elettrico.

 
L'autrice dell'articolo è Hannelore Rocchio, Executive Vice President del Regulatory Affairs and Strategy Support di Eni. Le opinioni espresse non vanno ascritte all’azienda nella quale lavora. L’autrice ringrazia la dott.ssa Ilaria Palombini per il supporto nell’analisi. L'articolo è stato pubblicato originariamente su www.rivistaenergia.it