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Bellezza e audacia

A volte si può amare solo se c’è l’odio, un odio potente e senza fine, che poi finisce nel nulla

14 Novembre 2018 alle 06:00

Bellezza e audacia

(Foto Pixabay)

La mia giornata di Psicoanalista si è conclusa. Amal ha portato beni di Dio, cioccolatini e marroni per la mia bocca; una cara ragazza. Alle otto della sera tutto nella casa pare dolcemente spegnersi e violentemente accendersi, la vera fiamma, quella che ci porta l’un l’altro, l’una nell’altra, una vera luna, falsa come una fortuna, quella che ci lascia morire e risorgere per ricordarci il nostro infinito addio. Qualcuno suona ancora; forse. Amal rinvia la cena, i suoi occhi neri si apprestano a spegnere le luci, non tutte, le luci più belle, quelle che ci attendono e chissà chi sono, luci che bussano e chiedono.

 

Il Paziente ha suonato, è apparso, la ragazza Amal non ha potuto dire di no, anzi, gli ha detto di sì, mentre al telefono parlavo in studio di certe cose importanti. Il Paziente ha detto ad Amal di un tempo lontanissimo: “Io e Lui, il tuo amico, eravamo amici, molto amici, tanto che il tempo sembrava così amico, quel tempo che a Milano ci aveva legati”. È qualcuno, subito lo si capisce, che sta soffrendo senza soffrirci e che vuole uccidere o morire o entrambe le cose perché troppo belle, un tempo. E adesso, alle otto della sera, davanti alla delicata Amal si presenta un uomo che mi vuole parlare, un vero signore, precisa Amal a sé stessa e a me lasciandomi perplesso, uno di quelli sicuramente sicuro ma non sa di cosa, nemmeno lui, probabilmente, anche se il probabile è ignoto, molto ignoto, splendidamente oscuro, totalmente niente.

 

L’Uomo che attendo, o almeno dice di venirmi a trovare, è venuto. È tutto così strano, adesso, le amanti di un tempo, il nostro tempo, sono morte in quel che si dice morte, alcune sono vive, vi amavate e Lui. Lei, sembra lanciare la sua bella guancia, come a dire che la bellezza lo salverà. Anzi no, non sarà salvato né salvata, però era bellissima, ora che dovrebbe esserlo stata lo era, profondamente unica. Invece Lui ci si presenta senza gioia, roba del genere “si segga, Signore”, gli dico, “si segga o si sdrai sulla chaise longue”, un languore senza fine. Eppure mi fa piacere vederlo in piedi o seduto o chissà come, “si segga in tutto… sé stesso”. E ride, rido, chissà chi di più. In realtà non ho ancora detto una parola, tanto meno lui, steso sulla chaise longue. Semplicemente Lui è sdraiato, ma nemmeno mi ha guardato, attorno.

 

“Scusami, Caro Amico, ti ricordi a Milano? Milano tanti tanti anni fa quella ragazzina? Acqua passata, io non ti chiedo nulla, né acqua né passato, nemmeno di un bacio. Non sapevo dove andare e cosa fare. Diciamo che sono venuto per morire. Non che non abbia in tanti altri luoghi la possibilità di vivere, potevo incontrare tante persone di molti tipi, ma non sapevo cosa fare, in questi tempi. Ho girato qua e là per tutto il giorno, da tanti anni mi credevano chissà dove, ma ho lasciato tutto intorno, ho lasciato le mie ricchezze, la mia noia. Soprattutto ero innamorato, molto, ho trovato il modo di sopprimerlo, mi sono sembrato più a posto, più amabile. Ha capito Professore, ha capito? Hai capito, caro amico? So come si capisce, dove si colpisce. Non rido più, pensavo di ridere un tempo, anche Lei rideva, poi Lei rideva ma io non più, rideva lui, o forse no, nemmeno lui rideva, forse nemmeno noi, io non lo sapevo, forse pensavo di amarla senza ridere.

 

Io posso amarla solo se c’è l’odio, l’odio potente e senza fine. Ora non c’è più odio e non c’è più fine. C’è il Nulla, atroce miserabile nulla, che in fondo non è male, è interessante, come gli uomini che tanto ma tanto godono delle donne”. “Potrebbe cominciare un’analisi, si divertirebbe a dire stupidaggini di rango”. “Potrei anche cominciare a morire, velocissimamente?”. “Penso proprio di sì. Forza, ci dia dentro”. Venticinque minuti su Milano, dorata, lattea, polverosa, punteggiata dalla viola e dall’arpa, strisciata di viola nel cielo e sul vestito, sul broccato infinito delle sedie e delle gonne che vi si seggono; lo accompagno alla porta. Mia moglie è a Parigi, mia figlia con uno in America e tutti ci saluta, chiedo ad Amal se vuole scrivere, al mio fianco. Mi dice che per un’ora esce a baciare uno per la strada, poi torna a sistemare i piatti. Simpatica. Una donna amava un uomo, moltissimo.

 

Tutta la loro vita era per loro, bellissimi e audaci. Tutti li amavano, si amavano, di una fede eterna. Mai dissero tradimento, Lui e Lei mai, mai. Un anno dopo, quarant’anni fa, Lui scoprì che Lei andava da un certo Tizio e si faceva fare certe cose. Lui che La amava impazzì per lo schifo, Lei era stranita. Lei gli chiese se Lui poteva tornare ad amarla, Lui disse no, sempre per lo schifo, che poi non era gran che, la solita roba. Lei pianse e pare non fosse molto chiara, la solita storia. C’è sempre anche un’altra storia, le ‘Braci’ di Marai, assai intrigante e intrigata, ma quella è un’altra vita, di un tempo che non era quello ma forse sì, sicuramente.

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