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Pazzi, vincitori e vinti

Confondere il paziente con l’Uomo, a volte, è un esercizio utile. E poi fuggire da se stessi

14 Marzo 2018 alle 06:06

Pazzi, vincitori e vinti

Tutti parlano, gli Eletti tacciono, immagino deserte le città, non è così, come siano non si sa, per ora. Un Uomo della mia età, peraltro incomprensibile, entra nello studio, il mio Studio, ed è la prima volta che lo vedo, l’Uomo, ma forse anche lo Studio, questo Studio ove tante volte ha lavorato la mia mente e l’altrui. Dicevo che altre volte ho visto quell’Uomo con tutta la sua Storia, o almeno mi è parso di vederlo, fatto sta che è qui. Diciamolo meglio, o, piuttosto diciamolo tutto: costui è un Uomo che mi ricorda un altro Uomo ed io, che Uomo penso di essere, lo ricordo. Non è la prima volta che l’incontro, anche se in qualche modo mi sembra d’incontrarlo per la prima volta o, viceversa, è la prima volta che l’incontro anche se mi sembra di averlo più volte incontrato; insomma, Costui ha voluto chiedermi una seduta di Psicoanalisi, una seduta che potrà diventare tante sedute. Oppure Costui fuggirà, non è male fuggire da se stessi. Nessuno glielo impedirà, diciamo “impedirebbe”, chi sarebbe pazzo da proibirglielo? Con bella voce l’Uomo si sente strano, Altro, un non se stesso, anche se in fondo, sorride, è pur sempre maledettamente se stesso, ride. Be’, il termine “maledizione” mi pare subito un po’ pesante. Forse il mio sguardo l’ha turbato e l’Uomo si corregge, precisando di trovarsi a proprio agio sulla chaise longue: gli piace, si tranquillizza e indica un quadro appeso alla parete, mi chiede se per l’appunto si tratta di mia figlia. Gli dico che sì, che il dipinto è di mia figlia, con un sorriso simpatico l’Uomo annuisce. L’Uomo scuote la testa e mi fa qualche misterioso complimento, che poi non capisca niente dell’Arte di mia Figlia non gli bado, cosa può capire di certe cose? Eppure ho l’impressione che mi stia guardando e che ha capito, in maniera provvisoria, che mia Figlia ha dipinto il Mio ritratto. E forse anche il suo di Lui, pensa l’Uomo. A dire il vero, quando avevo appeso il quadro complimentandomi con mia figlia e ringraziandola dell’omaggio a suo Padre, lei aveva risposto che si trattava di un celebre amico tedesco, ma così, per ridere. L’Uomo sembra accorgersene e ci guarda con dolcezza, Me e mia Figlia, sulla parete.

 

L’Uomo mi narra vicende della sua infanzia, ogni tanto volgendo il viso verso di me come a dirmi che anch’io ho avuto sì un’infanzia e che ogni tanto possiamo contarcela su. In fin de conti siano entrambi milanesi, precisa, e certe cose sicuramente le abbiamo attraversate. Aggiunge che non andava mai a scuola e preferiva guardare le ragazzine che camminavano davanti al cancello: sempre, precisa, nella sua vita ha guardato ben più le ragazzine che i ragazzetti e mi chiede se può essere considerato un qualcosa di psicopatico o roba del genere. Lo rassicuro che non c’è niente di male a guardare le ragazzine, purché… Purché vi sia amore e desiderio, precisa Lui. Beh sì, chiarisco io, ma non mi pare di chiarire granché, anzi. “Porco”, dice tra se e sé, ma forse non dice “porco”, dice invece “ma sa che non ho votato per queste elezioni? Caro Professore, le dico una cosa che forse non l’annoierà: è un anno che canto gli inni in gloria a Che Guevara in tutte le sue salse, anche se in gioventù non mi attraeva molto. Ora che è morto da cinquant’anni mi piace. Mi piace anche la nostra battaglia elettorale, vittoriosa morte dei Vincitori, quelli del Nord e quelli del Sud; guardo i loro volti e coloro che prima mi annoiavano ora mi danno una magnifica gioia. Perché lei parla così poco, Professore? Io sono praticamente morto, politicamente, ma lei è interessante, sa, lei è pazzo. Avrei voluto essere stato io al mio posto, sapevo che Lei era Sua. L’amava? Avrebbe potuto amarla? Parola ridicola. Sa chi siamo, Professore? I due Uomini delle “Braci”! Ricorda “Le Baci”, certo che li ha letti i baci, tutti noi li abbiamo letti, sicuramente una ventina di volte, Lui non è pazzo. E così via, via, così via...

 

E’ quasi notte, l’ora di andare, chissà poi perché. Esco dalla porta e saluto la Betta. Ha finito il suo libro, Professore? No. Esco tra la nebbia, la Mia, la Sua nebbia. Io, ogni tanto.

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