Vanità e perplessità

Il desiderio di essere desiderati, per umanità, per disprezzo, oppure per punire i diavoli

Vanità e perplessità

Scrupolosissimo, guardando a destra e a sinistra, prima di sedersi l’uomo di mezza età scruta quel che deve pensare essere la mia umanità o la mia disumanità, o meglio ancora quel che sono ma non sono. Ascoltiamolo.

 

“Professore, le sembra che io sia un uomo che può attirare altri uomini?”. “Penso di sì, lei è un uomo attraente. Penso che possa attrarre anche le donne, le suore, i professori”. “La ringrazio, lei è molto gentile, forse un po’ troppo. Pensa che certa gentilezza sia di troppo? Pensa che anche da giovane io abbia potuto attirare altri uomini. Pensa che ora non attiri più nessuno?”. “Sono certo che li ha attirati e li possa attirare, anche se la parola ‘attiro’ mi è sempre sembrata poco attraente”.

 

“Eppure sia nell’infanzia che nella giovinezza ed ora, nessun uomo, compresi quelli che inseguono gli altri, mi sono corsi dietro sebbene io li abbia stimolati con le mani e certe smorfie”. “Lei desiderava gli uomini in età e ancora li desidera e loro si rifiutano?”. “No, io non li desideravo per niente e neppure ora li desidero, devo anzi ammettere che non mi piacciono proprio. E’ un’altra cosa, qualcosa che mi fa arrossire”. “Cioè?”. “Volevo semplicemente essere desiderato da costoro, per poi allontanarmi con un certo disprezzo. Mi consideravano un demonio che li avrebbe traditi e picchiati? Certo che lo avrei fatto, ma era giusto, era giusto che venissero nelle mie braccia e li prendessi a pedate e urlassi e tutto il resto. Insomma, mi piace essere concepito per poi sfuggire alle altrui brame, anche insultandoli.

 

Come possiamo collocare e chiamare un essere del genere? Potrei chiamarlo narcisismo ma non lo è, non è abbastanza, perché mi rifuggono? Cosa di tanto osceno da farmi allontanare? Ecco, questo e proprio quello che passo il tempo a chiedermi da una vita, e la parola ‘concepito’ può metterla sull’avviso. Cos’ho di così bello da diventare osceno e spingere addirittura alla fuga? Vedono in me una virtù eccessiva, ossessiva, o un camuffamento che cela un mio possibile attrarre per poi colpire? Sarei così un bastardo, un cacciatore di povere bestie o di bestie feroci?”. “Quindi lei fantastica di catturare perversi per poi ingabbiarli in qualche cella”. “Forse sì, ma solo per punizione, mi piacerebbe punirli e basta, in modo del tutto razionale”. “Quindi lei è un puritano che provoca solo per dare loro una presunta punizione”?. “Ecco, forse questa sua idea ha un valore, io sono un uomo santo che per prendere i diavoli diventa come loro, anche se non sono proprio come loro, sono meglio, o peggio, chi lo sa. Mi dica la verità, Professore, le è mai piaciuto piacere a un uomo?”. “Non saprei, mi vesto sempre in modo trasandato”. “Lei è sprezzante verso di me, lei mi odia, io pensavo che lei fosse un altro e invece è proprio lei, quel che non pensavo fosse e che invece è. Tutto ciò è nauseante, ero venuto per capirmi e capirla e lei parla delle sue calzerotte e della camicia a pezzi, e lo dice solo per un motivo che le risparmio. Posso pagarla e andarmene per non vederla mai più?”.

 

“Certamente, dove vuole andare?” “Voglio incontrare uno che mi guardi e io lo guardo male e lui scappa e io lo inseguo e lui crede che lo voglia uccidere e io lo sorpasso e lui mi urla dietro coglione e io mi volto e ghigno e lui mi insegue e io dico che chiamo la polizia e lui si spaventa e io rido e lui m’insulta, .. non è meraviglioso, Professore?”. “Boh, forse. Comunque, più o meno, questa storia me l’ha già detta”. “La dica anche lei, sentirà che bello”. “Forse”. “Ha detto forse, siamo la stessa cosa, facciamo entrambi finta ma poiché siano uguali… ha capito?”. “Insomma”. “Lei capisce tutto Prof, e fa finta di niente”. “Veramente io non ho capito niente e faccio finta di tutto”. “Ora vado, com’è la mia faccia?”. “Cary Grant sputato”. Resta perplesso, guarda per terra. “Potrei anche saltarle addosso, sa?”. “Insomma”. Mi guarda perplesso, ho sempre pensato che questo sia il modo migliore, entrano in una necessaria perplessità. “Non ho una lira”, piange. In effetti la sua giacca, come avevo per tutto il tempo notato, è quasi più scalcinata della mia, e questo me lo rende caro. Gli sorrido, è una brava persona, lo aiuterò.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi