Di sera

Se ne vedono di tutti i colori, sanguinanti per lo più, da tutte le parti d’Italia leggo di migliaia e migliaia di donne ogni anno malmenate, e tanti, tanti stupri di tutti i tipi, madri, figli, bambini e bambine

Di sera

foto di Paul Jerry via Flickr

Quanto è piacevole camminare la sera quando tutto scende nel buio e solo un lumicino illumina ancora la testa di un uomo. Bello aggirarsi per gli antichi palazzi dove un tempo nacque la grande Padova, e ancor oggi è qua, misteriosa e carica di doni. Tante cose ti appaiono nella memoria di ieri e di oggi, ad esempio i cinque Presidenti che negli ultimi anni del mondo hanno fatto la storia e, avendola fatta continuano a farla, in un bene che è anche un po’ male ma anche bene, soprattutto se ora ti guardano fraterni, spelacchiati dalla vita ma sempre forti e audaci: ecco i due Bush, lì con gli altri, a portare solidarietà ai miseri ma soprattutto a se stessi, poiché il vecchio padre sta morendo e il figlio lo accarezza sul palcoscenico della pietà, sui dollari per chi non ne ha, quel figlio guerriero e così triste, che se allora era un po’ sulle sue ora pare così dolce quando gioca con Obama, il più tosto di tutti, mentre Clinton è ancora rimbambito dai colpi di una ragazza e ora è così mansueto che fa tenerezza, anche se non è molto da crederci. Bravo anche lui, come il buon Carter, troppo buono forse, al cospetto di Trump che cerca fin d’ora d’inserirsi in uno sgangherato futuro,  e sarà accolto, lo sento, anche se farà tutte le puttanate del mondo sarà perdonato e per la sua faccia da ebete. La gloria dei Presidenti Americani è senza fine, la loro immortalità è scolpita nel Monte Rushmore da Hitchcock, e si vogliono un gran bene che mi allieta mentre cammino nel buio, ne hanno fatte un po’ tante, ma chi non nasconde qualcosa nel su pastrano?

 

Mi aggiro attorno al teatro Verdi, buio e chiuso, finché percepisco un altro lume e spingendo un portone mi accorgo che qualcosa del teatro è vivo, e m’inoltro sempre più, fino ad entrare… La visione è d’un biancore violento che mi avviluppa e mi chiedo cosa da lì a poco apparirà e perché sono lì, in una scena di cui non conosco i nomi e le trame, se non fosse per quel bianco che mi acceca sempre più e si sviluppa in indemoniati colori fino a tornare nel vuoto da cui spunta una donna altera e di parola, che scompare quando una ragazza sbuca da un biancore sovrano e si dispera e danza e chiede e impreca e si toglie la veste e rotola sul pavimento e non la smette scalciando e sculettando con estrema violenza, finché finisce in un luogo che sa d’infinito, in un’attesa, un’intesa con qualcuno che forse è lui, forse no. Emanuela - sento chiamare l’intrepida creatura degna di un gran spettacolo -  Emanuela Cappello, mi diranno poi, che la fortuna sia con te nel mentre, abbacinato dal troppo splendore della giovinezza, eccomi di nuovo pensieroso per le strade della città, scrutando topi. Che dire? In una settimana, una sola, una meraviglia, un dio incomparabile, Harvey Weinstein ha concluso la sua terapia intensiva in Arizona “con molto impegno», ha detto il terapeuta, dio a sua volta, ancora più grandioso di Harvey, il ricreatore delle dee, lui che tornerà, siatene certi.  Cambierà in questo lungo tempo, ci si chiede? Si vedrà, dice il terapeuta, si vedrà. Sì, ne vedremo delle belle, altro che i filmetti, vedremo lui e il terapeuta sulla scena, li vedremo cantare e soprattutto ridere, loro sì davvero. Se ne vedono di tutti i colori, sanguinanti per lo più, da tutte le parti d’Italia leggo di migliaia e migliaia di donne ogni anno malmenate, e tanti, tanti stupri di tutti i tipi, madri, figli, bambini e bambine. Dalle mie parti per molti anni un padre – si fa per dire - ha violentato, regalandola anche ad altri amiconi, la sua bambina. Condanna in primo grado a una pena decennale dai giudici del tribunale. Poco, ma meglio di niente. Macché, ecco intervenire la prescrizione: per le violenze alla figlia il buon papà non farà un solo giorno di prigione. Vado a sbattere contro un muro, la notte è diventata nera, nerissima, vedo lacrime senza occhi, occhi senza lacrime.

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