Stupratore seriale

Il mondo è colmo di violenti. E se quel porcone di Weinstein piacesse davvero alle donne?

18 Ottobre 2017 alle 06:12

Stupratore seriale

Foto LaPresse

Il mondo è colmo di stupratori e stuprati, storie amare, tragiche, ridicole, assurde, diaboliche, da non confondere lo scopatore seriale con lo stupratore, anch’esso sovente seriale, l’un l’altro tuttavia assai lontani e solo, talvolta, apparentemente vicini. Ma se una donna, o un uomo, abbandonati con un ghigno satanico potranno un giorno piangere per una promessa che non è venuta, per uno sguardo orrendo, una beffa atroce, è stupro questo, uno stupro dell’anima?

 

Mah, dubito, forse sì forse no, forse c’è dell’altro, probabilmente non è punibile ma nemmeno pulibile, resta una macchia che solo il tempo può cancellare, ma il tempo non cancella il Sergij di Tolstoj, che per non commettere atto impuro – o purissimo – davanti alla bella si taglia il pene sotto forma di dito. Si fa del male a qualcuno, anche a se stessi, tristi come il bellimbusto Oneghin che non amava ma allontanava se stesso e l’amore; e per noia uccideva.

 

Stuprava? Certo non stupiva se stesso, e non stupirsi è triste, un carcere; pur amareggiata, la bella Tatiana seppe uscire dall’inferno e trovare un nuovo amore. E Trump che ufficialmente proclama di aver “il Texas, la Florida e la Louisiana per andare a Puerto Rico dove ha incontrato il presidente delle Isole Vergini”?. Che curioso lapsus, dal momento che è lui, Trump, il dichiarato presidente delle Isole Vergini; e allora che dire, a che pensa? Pensa con nostalgia alle verginelle della sua prima vita, quando innocente correva tra i prati?

 

Il grande Chaplin amava le quindicenni? Le amava troppo o troppo poco e come, chissà. Mai dire senza prima pensare. Polanski certamente una tredicenne la stuprò ma quel genio chiamato Lubitsk che dicono se la facesse con ragazzine sul divano e un brutto giorno ci rimase stecchito, vero, falso o che altro ancora? Come non perdonarli, loro che ci hanno dato e ci danno tanta gioia? Ma anche, come non castigarli? Che dire di Weinstein quando chiede al mondo di “dargli un’altra chance?”. Ridere innanzitutto dell’irriducibile briccone, ma anche si sa che molte sono le donne che amano personalità alquanto discutibili.

 

Belle signore sono state nelle carceri di mostri, in cerca di ferocia e fin di stupri, i gladiatori insegnano. E se quel porcone di Weinstein piacesse davvero alle donne, come al più infernale Paco, Pablo Escobar? Ho conosciuto esseri brutti e schifosi che soggiogavano e picchiavano donne magnifiche pronte a un sublime masochismo. Ciò non toglie che se Weinstein ha stuprato o roba del genere vada condannato, ma che tutti i presidenti del mondo gli strappino ante litteram le medaglie e la pelle, mi sembra prematuro, un po’ come strapparsi di dosso qualcosa di sporco. Prima la legge.

 

Una storia edificante

Ci sono anche storie edificanti, si fa per dire, di stupro, o qualcosa del genere. Un ormai vecchio signore tempo fa mi disse che sua madre l’aveva stuprato centinaia di volte, costringendolo a guardarla mentre moriva. In effetti la donna non moriva affatto, faceva solo finta, sul grande letto nuziale. Strazianti i suoi estremi mormorii, la mano che stringeva quella del figlio per poi cadere, annuncio di morte.

 

L’allora ragazzino pensava che mamma davvero stesse morendo, e per far vedere a mamma e a se stesso quanto lui era forte, quanto eseguiva il suo messaggio, impassibile giocava a carte con la cameriera. Finché tornava il padre che faceva alzare la consorte a colpi di acqua, aizzato dal medico. La madre si alzava di scatto e come risorta correva per le stanze cantando, e abbracciava il padre; sospirava il medico, il figlio la guardava, bella come il sole, splendente, meravigliosa, eterna. Un po’ seminuda per un bambino.

 

“Mi accecava per la centesima volta”, mi disse il vecchio uomo, neppure proprio tanto vecchio, che quando parlava di mamma anzi sembrava stranamente giovane e persino piuttosto bello nonostante l’età. “Era meravigliosa”, mi disse l’uomo, “ma anche era una stupratrice, di bambini? Nemmeno troppo, io ero solo un suo assistente. Era la stupratrice di mio padre, mamma, voleva farlo soffrire, che non la tradisse, io ero solo il complice e mi strizzava l’occhio. Papà, lui sì era il terrorizzato, ma non per lei, come la sciocchina credeva, era terrorizzato all’idea che quella sera non sarebbe potuto andare a Montecarlo con la signora X. che trepidante lo attendeva. Era così dolce e tenera quella cara signorina”. “Lei deve avere molto sofferto”, dico al mio paziente guardandolo compassionevole. “Proprio no”, mi risponde sorridendo. “Mia sorella soffriva, io guardavo la cameriera, le sue gambe”. Non ci credo.

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