Papa Carlotta

Conquistato dalla folle idea di una veticinquenne: “Sarò Pontefice, migliore amica di Dio”

Ieri mattina mi è arrivata questa lettera: “Gentile prof. Silva, mi chiamo Carlotta, ho venticinque anni e mi commuove il suo insistente interrogarsi sulle cause della repentina decadenza della chiesa, senza peraltro mai pervenire a una convincente spiegazione. Approfittando del Natale, simbolo di nascita, mi permetto di esporle la mia idea, meno colta ed elaborata della sua ma certo più precisa e decisa: la chiesa deve morire e risorgere in altre vesti, le mie, incoronandomi Papa, Papa Carlotta. Per quale merito? Per la mia totale mancanza di buon senso e buona creanza, per la mia spensieratezza. Immagino che lei, gentile prof. Silva, sorrida, oso pensare che se poc’anzi era di umore incerto ora sia più allegro e si stia chiedendo cosa mi appresto a fare per conquistare il Soglio pontificio e per esserne degna. Semplice: mi propongo come la migliore amica di Dio. Il ballo e la pittura sono gli strumenti con cui Lo intratterrò, per una volta tanto marinando la messa Egli sarà felice di accomodarsi su una poltrona con un sigaro in bocca, guardarmi mentre lo ritraggo. Dipingerò Dio davanti alla finestra spalancata sui giardini vaticani e Lui dipingerà me, curiose le farfalle si poseranno sui nostri pennelli. La notte, quando la luna barbaresca si tingerà di sangue, sulla cupola di Michelangelo danzerò. Non basta tutto questo per diventare Papa? C’è dell’altro. I dogmi li forgerò con le mie mani, li infilerò come anelli e ditali nelle mie dita, li preserverò dalla temperie del tempo. Adoro i dogmi, il loro sfrontato esserci, guai a chi me li vorrà rubare o solamente sbeffeggiare, sarò più conservatrice di Ratzinger e più rivoluzionaria di non so chi, non ci sarà bisogno di rinnovare la chiesa perché non ci sarà bisogno della chiesa, io sarò la chiesa, nominerò Guardie svizzere i cardinali, i preti giocheranno a pallone tutto il giorno, ai presidenti in visita regalerò un mio acquarello, altro che le patacche in similpelle che l’un l’altro i padroni del mondo si rifilano. Dio sarà soddisfatto, con il pennello e il tip-tap lo distrarrò dalla voglia satanica, che ogni tanto lo assedia, di tornare nel silenzio dell’eterno Nulla, quando era pazzo e con le mani schiacciava le nascenti stelle. Avrò i miei momenti di riposo, pioverà e indosserò un paio di jeans, entrerò in una pasticceria per bermi una cioccolata e tutti a dire: Papa Carlotta è in pasticceria, Papa Carlotta è in pasticceria, guardatela, guardatela, si è messa in jeans! Perché no, Dio mi vuole birichina e un po’ strana, allora ride e mi guarda, un po’ strano anche lui.

 

E la notte, fedeli, mi sognerete. Dite la verità, avete mai sognato Bergoglio? Oh, è una persona più che egregia, ma sono certa che non lo sognate. Chi lo sogna è prossimo alla morte, una dolce morte, d’accordo, ma pur sempre morte. Voi sognerete me, ciascuno a suo modo, chi mi vedrà infilarmi le calze, chi arrampicarmi sul Cipresso Solitario di Monterey, chi tutta glamour viaggiare tra le stelle in un nero tubino di Hubert de Givenchy. Io sono carina, dicono, e d’estate andrò nella residenza estiva di Castel Gandolfo per tuffarmi nel Lago Albano, fiera di mostrarmi in bikini. Un Papa in bikini, ohibò, quanti sono pronti a strillare, ma intanto tutti dietro i cespugli a fotografarmi, perché nuotando sono il pesce azzurro di Dio, e che ridere quando spruzzo d’acqua il bel cardinale che mi sta davanti completamente nudo, come si usava un tempo nelle piscine dei Principi della chiesa; nobile e aitante il rampollo di casa Colonna mi solleverà da terra e tenendomi in alto mi bacerà con labbra cristiane, pagane, musulmane. Dio mi ama, la mattina profuma i miei fiori, attende la mia danza e le mie parole spavalde, sento la sua risata, vorrebbe sposarmi, gli dico che è troppo vecchio e Lui balza in piedi mostrando la sua virilità, arrossisco. Dio mio, meraviglioso e mio, mai ti sposerei. Sei troppo per me, sei eterno a momenti alterni; per te danzo come Salomè per Erode e, confesso, mi piace rapirti nel vortice dei miei veli, ma è lui che desidero nel mio letto, Giovanni Battista, quello scioccone che strilla tutto il giorno. Dio mio, regala al tuo Papa la sua testa! Ecco, gentile prof. Silva, questa, più o meno, la Via Crucis che danzando nella mantellina rosa sfoggiata dal Gonzaga del Mantegna disegnerò lungo i colli di Roma”.

 

Così mi ha scritto la ragazza Carlotta, estrosa pazzerella che ringrazio per il suo natalizio dono. L’ha sognata questa sua teologica danza? L’ha meditata a lungo? In ogni caso mi ha conquistato: una venticinquenne Papa, perché no, il Vaticano rinascerebbe. Se poi davvero Carlotta balla il tip-tap…

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