Il parricidio

Li abbiamo accolti, li abbiamo aiutati, con la diligenza del buon padre di famiglia. E adesso?

25 Novembre 2015 alle 06:18

Certo che esistono i musulmani moderati, più che moderati, ammodo, anime leggere che svolazzano tra le intemperie dei loro paesi, l’occhio attento alla vita con una serena rassegnazione a quel che accade, consapevoli delle strane vicende del mondo. E quando approdano alle nostre città sono fratelli sorridenti e poeti, ne ho conosciuti e ammirati. Alle loro spalle, come un infernale tsunami, il torvo rumore dell’agguerrita maggioranza di musulmani che disprezzano e perseguitano i soavi compatrioti, e si fanno vanto di odiare i cristiani che un tempo li colonizzarono privandoli di una libertà… presunta e presuntuosa, giacché in realtà costoro erano, e tuttora sono, asserviti a mortifere credenze, soprattutto a quell’oscena misoginia che toglie all’uomo ogni dignità. Invece di pensare all’ottusa ferocia dei loro capi, religiosi per lo più, e ribellarsi, così come è accaduto in occidente, tanti musulmani insistono a crogiolarsi nel rimuginare i torti subiti e sognano di restituirli con gli interessi. Negli anni più recenti piamente accolti dall’occidente, essi tramano vendette, come ogni beneficato quando non perviene alla riconoscenza essi bramano di accoppare il benefattore, di cui non gradiscono quella generosità che li ossessiona come un debito insopportabile. Ecco i danni della nostra bontà? Niente affatto, sono i danni della nostra trascuratezza: di un adottato – tutti gli immigrati in qualche modo lo sono – va seguito con paterna attenzione il percorso umano, tenendo conto dell’inferno che nel suo sciagurato paese costui ha vissuto, ma anche con sovrana fermezza imponendo le civili leggi che i partigiani di Francia e d’Italia e gli aviatori inglesi e gli higgins americani conquistarono a costo della vita.

 

Chi siamo noi europei per educare? Siamo una massa di avidi bricconi che ultimamente si è assai civilizzata stemperando la propria ferocia. I cristiani in questi recenti settant’anni si sono moderati: dissolte le orribili religioni nazicomuniste, la maggior parte degli occidentali vede nelle antiche chiese qualcosa di misterioso da rispettare se non proprio da adorare, ricordandone la passata – mai del tutto – grandezza. Abbiamo le carte in regola, anche se il punto debole dell’Europa, l’Italia, è costretta giorno dopo giorno a lottare contro mafiosi, ladri e imbecilli di ogni tipo. I musulmani vengono da queste parti portando con sé quello che stimano il loro irrinunciabile tesoro, la religione di Maometto. Difficile, forse impossibile sapere a cosa davvero pensano. Si considerano cittadini europei, o infiltrati? Boh. Centinaia manifestano contro l’Is, milioni stanno rintanati nelle case. Ci odiano? Ci temono? Sono preoccupati? Sono indifferenti? Perché le ragazze musulmane di Varese hanno abbandonato i banchi quando si levava l’omaggio ai martiri di Parigi? Perché i figli degli emigranti vanno a morire per l’Is e se tornano portano con sé i kalasnikov e le bombe?

 

Niente ferisce più di un genitore

 

Si chiama parricidio, una pulsione assassina che, se inelaborata, si gonfia sempre più livorosa. Non c’è verso di farli ragionare, i parricidi, tanta è la loro arroganza e determinazione. Li abbiamo conosciuti, quarant’anni fa si chiamavano Br, il loro dio era Stalin, il bersaglio i Padri più nobili e indifesi. Stavolta a rimpinzare la sete di sangue del Moloch non sono i figli della meglio borghesia quanto i figli degli emigrati, a migliaia abbacinati dall’ultima moda: il deserto, lo stupro, la morte. L’antidoto? Quello classico: educazione, cultura, delicatezza e scapaccioni. I genitori dei ribelli hanno il compito di fare attenzione e intervenire con forza. Se si distraggono o sono acquiescenti e lasciano che nella propria casa prosperino il fanatismo e il bullismo, creano infelici assassini, di cui sono le prime vittime. Che niente più ferisce un genitore, e a fuoco lento uccide, della pazzia dei figli che inseguono un miserabile miraggio dove la ricerca di gloria si traduce in un corpo che vola a pezzi, per droga o per bomba. I ragazzi che si arruolano nell’Isis scelgono come bersaglio altri ragazzi della loro età in un momento felice, falciano con i mitra coloro che essi potrebbero essere se si amassero solo un po’.  Poveri genitori distratti … o complici? Abbiamo assistito in questi giorni al macabro teatro di un padre palestinese che ha convocato amici e parenti per esaltare la lama omicida della figliola, a sua volta falciata dal mitra. Padre costui? Altro è il nome del Padre, quel Padre di noi tutti che ha nome Amore.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi