Sacralità

Il deputato che beve dal bicchiere del Papa e l’equipaggio che non rialza Francesco quando cade

Bisogna difendere la sacralità”, predica il Papa all’Onu; sante parole che maestose echeggiano in un’aula troppe volte sconsacrata da opportunismi e tornaconti. Il Papa predica, ma poi che accade? Accade che per via del forte vento che scuote il JFK e per la stanchezza,  il Papa inciampa sugli scalini del velivolo davanti agli occhi dell’equipaggio e degli addetti; occhi attoniti, corpi paralizzati, nessuno che si precipiti a sollevare il Santo Padre, nessuno gli tende la mano. Tanti giornali hanno fatto titoli scandalizzati, ma noi scartiamo subito la sciocca e maligna ipotesi che in cima alla scaletta possano esserci dei sadici che godono alla vista di un vecchio che cade, o dei pigri che non muovono un dito, o dei cinici che se ne fottono. Niente di tutto ciò, quindi due ipotesi. Prima ipotesi: il Papa, che vediamo di spalle, con la parola o con un’occhiata ha bloccato i suoi addetti perché voleva rialzarsi da solo, fiero della sua forza residua, un vecchio che non ha bisogno di nessuno per risorgere. Seconda ipotesi: un’esplosione di sacralità, la sacralità dell’uomo, in particolare. Ma che c’entra la sacralità con il vento e con gli scalini di un aereo? Ne parlerò tra un po’, ora la scena cambia, si fa grottesca: il deputato democratico Bob Brady, autodefinitosi un supercredente, si è impossessato del bicchiere d’acqua che il Papa sorseggiava durante il suo intervento all’Onu, e l’ha bevuto insieme alla sua famiglia, parenti, amici e conoscenti. In questo secondo caso risulta evidente la profanazione della sacralità, la sua riduzione a un feticismo che fa la caricatura del calice di vino che si transustanzia in sangue di Cristo. Si aspetta forse quel senatore, che ha una faccia da muffin pestato, di diventare a sua volta sacro? S’imbestialisce, e se il Papa lo scomunica è ben fatto ma forse no perché la scomunica è sempre chic. Qui irrompono quelle forme di satanismo mascherato da fede che tanto piacciono agli americani, ma si pensava solo nei film e in certi villaggi remoti, invece eccolo in Parlamento. Il bicchiere troneggerà immortale in una teca sopra il caminetto, ma la parte più sacra non è lui, è la saliva del Papa, quella goccia che si è depositata nel bicchiere e che Bob e amici hanno bevuto, sicché tutto il loro corpo, dal cervello ai reni ne è stato beneficato e sempre lo sarà.
Torniamo al JFK. Mentre parlavo di Bob Brady, si sono sull’aereo mossi quelli dell’equipaggio e della sicurezza? No, sono ancora lì, impalati, fin troppo fedeli al Papa, pronti a celebrarne la grandezza in modo spropositato qual è per l’appunto la sacralizzazione seduta stante. Come i seguaci di un’altra assai più tetra religione, quella stalinista, non osavano toccare il corpo del loro capo stecchito sul pavimento della dacia, così i bravi ragazzi dell’Alitalia non osano sfiorare il corpo del Papa avvolto nel suo bianco mantello, un corpo che solo i medici possono toccare, e gli infermieri, il tutto coperto dalla più imperscrutabile segretezza. Atterrisce l’idea di stringere quelle braccia divine, quel torace, come se potessero sporcarlo profanandolo con le loro mani troppo umane. Dominus non sum dignus di sollevare Te, che Ti sei sollevato dal sepolcro e sei volato in cielo.  

 

Le mani di Ignazio Marino

 

Bob intanto si tracanna il Papa fiero di diventare Lui; all’opposto, timoroso di diventare parte di Lui, l’equipaggio evita di toccarlo: divoramento e fobia si stringono la mano, il Papa si staglia nella sua potente sacralità. Che però svanisce quando Francesco dichiara urbi et orbi di non avere invitato a Filadelfia Ignazio Marino, l’ipercinetico pasticcione. “E’ chiaro che non l’ho invitato io? chiede il Papa ai giornalisti che lo attorniano. E’ chiaro che nessuno l’ha invitato? insiste. E’ chiaro? E’ chiaro?”. Stavolta è il Papa a sentirsi addosso le mani di Ignazio, e ne ha orrore. Beh, in questa circostanza Francesco mi ricorda una scena di tanti anni fa: un ragazzo andò a una festa per conoscere una fanciulla, e parlava con lei quando gli si avvicinò il padrone di casa che guardandolo con disprezzo disse alla ragazza: “Lui non è stato invitato”. Bè, con tutto il rispetto per il Papa, in quest’occasione I am Marino. Pietà per chi si aggrappa al nostro mantello, quella pietà con cui San Giuliano l’Ospitaliere abbracciò il Lebbroso.

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