Come una statua

Mi inchino davanti al Beato Khaled Asaad, sacerdote di Palmira Sposa del Deserto

26 Agosto 2015 alle 06:11

La torbida marea del sangue dilaga, / in ogni dove annega il rito dell’innocenza. / I migliori hanno perso ogni fede, / i peggiori si gonfiano d’ardore appassionato”, canta Yeats, poeta dell’Apocalisse. Ma c’è un ardore più vero e più forte, quale nessun roboante gonfiore può vincere: il serio lavoro e la meditata gioia. Beato Khaled Asaad, sacerdote di Palmira Sposa del Deserto, e dei suoi tesori che fino all’ultimo difese, nascondendo le statue dagli sguardi impuri; torturato dai carnefici si mangiò la lingua e fu impiccato alla più alta colonna della città. Morte più bella io non conoscendo, morte che è vita in un modo più alto, a Khaled m’inchino con infinita ammirazione. Passò la sua esistenza a curare antichi reperti affinché l’immortalità non soggiacesse ai misfatti del tempo e degli umani, e con quale delicatezza e precisione ripuliva le statue impolverate dal vento del deserto; delicatezza: noi siamo quella polvere. La sua testa spiccata dal busto compone un capitello fiorito che le nubi estive corteggian liete e i zeffiri sereni, intanto che gli dei accarezzano i suoi bianchi capelli.

 

Gli assassini temono che le loro malefatte siano rintuzzate dall’invincibile bene e per questo uccidono ancora di più; temono che i fiori di sangue che spandono nel mondo possano diventare buona semina e partorire eroi. Ben sanno i carnefici dell’Isis quale contributo danno alla gloria di Palmira, hanno acceso i riflettori su quell’arte che cercano di oscurare: mutilato come una scultura greco-romana il corpo di Khaled si staglia nel silenzio e parla; parla pur senza testa, non ne ha bisogno, come gli dei non hanno bisogno di esistere per sussurrarci le profonde verità. Non piangete amici, non dite: “Tutto è perduto, la magnifica Palmira è caduta e dissacrata, per la seconda volta Zenobia è trascinata nel fango”. Attenti: ogni dissacrazione è consacrazione, se abbiamo fede e seguiamo con occhio lieto Khaled che audace vola nei cieli, la testa scortata dalle rondini e il corpo che le va dietro come uno sposo di Chagall tra simpatici galli, asini e pesci.

 

Per quanto si sforzino di moltiplicarsi, farsi sentire e occupare la scena, le carogne non vengono alla luce, inghiottite da quel tenebroso nulla di cui si fanno paladini. Ma chi non nasce uccide, chi non nasce all’amore. Che fare contro gli assassini che senza tregua avanzano? Solo una coraggiosa alleanza di uomini liberi può fermarli, e di uomini coraggiosi ancora ce ne sono, e tanti. Li vediamo ogni giorno anche quando svogliati distogliamo lo sguardo; stanno a un angolo di strada, lungo i sentieri e i fiumi, li sorprendiamo in una domenica di agosto che si tuffano dagli scogli; sorridono, sorridiamo. Il mondo è pieno di uomini e di donne che attendono la chiamata. Carogne dell’Isis invano affilate i denti, mai taglierete quel che è indivisibile: il matrimonio della notte col giorno, di Oriente ed Occidente, dell’odio con l’amore e le nozze di Khaled Asaad con la bellezza. C’è un sentimento inespugnabile negli umani, la pazienza incontra il limite dell’orrore e si arma.

 

Zombi dagli occhi morti

 

Lingue di fuoco attraversano il cielo, scolpiscono i destini: nulla possiamo dimenticare, né i tesori di Palmira né l’educazione che abbiamo ricevuto, conquistato e trasmesso; vano è il tentativo di distruggere la cometa che guida i nostri sonni e li trasforma in sogni e in risvegli audaci; se cerchiamo di cancellare quel che anche a nostra insaputa abbiamo acquisito, l’onore, diventiamo a nostra volta zombi dagli occhi morti. Grazie alle belve dell’Isis molti di noi ora si sono accorti di Palmira, delle sue colonne, dei templi, delle porte che si spalancano sul desiderio, di quelle che si chiudono nel mistero, mentre gli uccelli notturni consolano le anime. E’ la superiore politica divina: Palmira, la gloriosa martire, l’avevamo sempre sotto gli occhi ma solo ora, grazie alla sua sparizione, martirio e trasfigurazione, possiamo amarla quanto con più fervore si ama una donna che ci si rifiutò di amare, un Dio che si finse di non vedere.

 

Scrivo, e dalla stanza accanto arriva un forte odore di trementina: su una tela nuziale la giovinetta dipinge la Sposa del Deserto come mai la si è vista.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi