Conversioni

Quella del Fondatore Scalfari, che voleva far arrossire il Papa, e quella di Maria Giulia Sergio

8 Luglio 2015 alle 06:21

Ch’io sappia non era mai avvenuto prima di Lui… Dopo di Lui non ci sarà alcun altro come Lui? … E’ il Vicario di Dio… E’ lui la figura più rilevante del secolo in cui viviamo”. Questo scrive Eugenio Scalfari e molto altro ancora nel suo fluviale e direi storico editoriale di questi giorni. Un inno al Papa talmente lusinghiero da farlo arrossire, come accadde a Pio VII quando lesse il “Du Pape” dedicatogli da Joseph de Maistre; s’imbarazzò al punto da proibire ai cardinali l’apparizione nelle sue stanze dell’ambiguo scrittore. Ma non credo affatto che Bergoglio sia arrossito, è uomo di mano, niente lo turba. Io, piuttosto, sono un po’ arrossito: devo confessare che il lungo monologo di Scalfari ha suscitato in me un’inaspettata commozione. Apprendere che un ateo più volte dichiarato si sia a tal punto inchinato davanti al Papa, mi ricorda altri celebri inchini di potenti imperatori, d’inarrestabili conquistatori. Apprezzo l’omaggio smisurato che sfiora il delirio da parte di uno dei più agguerriti razionalisti della nostra epoca, un lupo gentile ma pur sempre un lupo di razza che all’improvviso, toccato dalla mano di Francesco, incontra Dio.

 

Il Santo Padre ha chiamato Eugenio? No. Quel che potrebbe apparire un domandare del Papa in realtà è una sua risposta all’interiore chiamata di Scalfari; ci si converte perché ci si sente chiamati da Dio, quel Dio che alberga nel cuore di ciascuno. Il Papa non ha convocato i difensori della fede e della chiesa, essi sempre gli sono vicini; ha invece promosso il ritorno del figliol prodigo, colui che ha vissuto in un altro mondo e in altro modo e gli racconterà le proprie avventure. Tale convocazione ha suscitato scandalo e sospetto: l’elogio che Scalfari rende a Dio cela un’astuta vanità? Forse all’inizio, quando la papale convocazione poteva averlo inorgoglito, quando ancora poteva pensare d’insegnare qualcosa al Papa, di temperarne la fede, d’interpretarlo e mondanizzarlo. Ma la recente enciclica scalfariana, criticata per il suo stile convulso così lontano dalla tradizionale pacatezza, dice ben altro: dice che non conta quel che Scalfari dice, anzi, più oscuro e balbettante è il suo dire più testimonia della sua estasi mistica. E qui mi fermo: se Scalfari con le sue lodi ha tentato di fare arrossire il Papa, non vorrei fare arrossire Scalfari con le mie. Atteniamoci alla realtà: a chi temeva che Francesco si arrendesse al secolo, ecco la miglior smentita: coram populo Eugenio Scalfari si è convertito al cattolicesimo, la chiesa ancora una volta trionfa.

 

Gli occhi lucenti oltre il burqa

 

Ma se il Padre non chiama? O meglio: se il figlio non vuole ascoltarlo, ascoltarsi? E’ la storia di Maria Giulia Sergio e della sua disperata famiglia: nella più sorda rivendicazione il figlio fa di tutto per richiamare l’attenzione di tutti, come se davvero il Padre l’avesse abbandonato; un’attenzione che lo consacri come legittimo, legittimato a un’esistenza alla luce del sole, foss’anche il sole di Satana. Per attirare lo sguardo del mondo niente e nessuno sarà risparmiato. E’ il programma della Maria Giulia, che oltre turbare i nostri sonni ci ha fatto anche un po’ ridere. “Indossate abiti che non eccitino gli uomini”, predica la giovane califfa, il giorno del suo matrimonio vestita così castamente tanto da risultare sexy malgré elle, gli occhi che guizzano dalle inferriate del burqa, occhi folli di chi aspira a governare il mondo da un bilocale di Inzago. Siamo tutti ansiosi di vedere sorgere dal mare i barbuti dell’Is, pronti a farci delle arbasiniane cosacce, quand’ecco che invece delle facce barbute, mediorientali, grazie all’intervento della Digos ci siamo trovati a tu per tu con rosei italianissimi volti.

 

Mentre il Fondatore di Repubblica si è innamorato di Dio, persone tradizionalmente dedite all’asinello e al bue sono diventate aspiranti tagliatori di teste. Perché? Che c’entra l’islam con questa gente? C’entra, c’entra, occorre a costoro una nuova veste che cancelli origini che considerano misere, intollerabili; occorre un qualcosa che possa scintillare nella cronaca politica, qualcosa di universalmente temuto, occorre l’islam nella sua versione pervertita, quella che l’islam dei poeti e dei saggi aborre. Occorre l’islam che macella e che per queste sue imprese va in tivù, arruolato nel baldanzoso girone degli uxoricidi, dei pedofili, degli stupratori, dei mafiosi. Occorre Satana.

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