Harem e vittima

La libido narcisista di Renzi che ha presentato al macello la povera Moretti, impresentabile

3 Giugno 2015 alle 06:18

Se gli ostracismi di Rosy Bindi sono un insulto al Pd che non è come lei vorrebbe – ma anche Rosy non è precisamente quella che tutti noi vorremmo –  la decisione di Renzi di presentare Paita, De Luca e Moretti è stata al contempo onorevole ma, a mio modesto parere, anche controproducente. Onorevole perché non esistono gli “impresentabili”, parola che suona disgustosa come quando si sente qualcuno dire: “Povera cara, è davvero impresentabile, non possiamo portarla alla festa”. Guardati tu allo specchio della coscienza mentre dici queste cose! Tuttavia che i tre candidati fossero degni non comporta che fossero i più opportuni. De Luca, si sapeva, sta tutt’ora appeso al giudizio della Severino; Paita, si sapeva, era in caduta libera per via dell’incriminazione; Moretti, si sapeva, non era adeguata alla più che difficile impresa. Ma non si è sottratta, e questo è onorevole.
Sì, pare che Alessandra Moretti non fosse molto contenta della chiamata alle armi, il posto di europarlamentare le era assai gradito. Dicono anche che sia un tipino piuttosto presuntuoso, sicché il gesto di Renzi che imperiosamente la sacrifica nella palude veneta per di più profetizzandone la sconfitta, acquista la parvenza di una punizione divina: vedo la giovane donna ginocchioni percorrere un girone infernale ove munge vacche inforcata dai diavoli leghisti. Dicono che la ragazza sia grintosa e cattivella, certo è intelligente e bella, ma per battere il satanico Zaia dal ghigno sulfureo e dal piede caprino ci voleva ben altro, un super imprenditore, un arcangelone di quelli che “bando alle parole ma guardate che ho fatto!”. E se non guardate vi prende per il braccio e vi fa fare il giro delle sue aziende finché avete fiato. Un uomo ma anche una donna, di quelle venete che non le mandano a dire,  tipo la sbrigativa Ippolita del film di Germi “Signore e signori”, che per salvare l’onore e il patrimonio del marito porcello non esita a concedersi a un avvinazzato contadino.

 

  Povera Alessandra, quante delusioni! Viene da chiedersi per quale ragione abbia accettato un simile ingrato compito. Davvero se ne credeva all’altezza? O è stato per spirito di un partito che tutto questo spirito non ha? Voleva conoscere il Veneto profondo e far sapere al mondo che non ha paura di mungere le vacche? O la Moretti è una giocatrice d’azzardo cui piace rischiare a costo di raschiare il fondo della vergogna? Una Justine che adora essere torturata dai bruti? Pensava di riuscire a domarli? O davvero credeva che le donne amano le donne e l’avrebbero votata tradendo i loro drudi? E gli uomini? Pensava che la sua graziosa gonna avrebbe rapito i loro occhi di bragia?

 

E’ possibile un’altra interpretazione del dramma morettiano, una logica studiata dal grande psicoanalista Masud Khan che per meglio osservare la genesi e la nemesi della libido narcisistica trasformò il suo studio in un harem. Secondo Khan Matteo Renzi ha semplicemente, come i maligni dicono sia uso fare, coltivato la propria vanità, mandando Alessandra al macello sicché potesse ben figurare come santa martire nella sua variopinta corte ben più affascinante del berlusconiano ospizio per giovani. La prosperosa Maria Elena Boschi ricorda la bella popolana Marianne di Delacroix; per elegante contrasto Marianna Madia evoca una spirituale aristocratica di quelle che lasciarono la testolina sulla ghigliottina; Federica Mogherini è un’incerta via di mezzo tra se stessa e quell’altra che le appare di notte, e ora, per sempre, Alessandra Moretti è una martire. Che splendida immagine degna del divino Millet del celebre Angelus quella di Alessandra in mezzo ai villici dei veneti paesi mentre cerca di convertirli, di piegarli alla nuova religione renziana promettendo loro un paradiso di buoni propositi. Vedo il suo bel volto rilucere di promesse, sprizzare una santità che per un attimo, ahinoi, un solo attimo, illumina quei faccioni induriti. Immagino la sua via crucis lungo le mille insidie della campagna elettorale. Dapprima tronfia, inviata del re, con tutti che le fanno omaggio, poi sempre più incerta con tutti che se la ridono, infine preda di quella fiera malinconia che subentra quando si percepisce il fallimento della propria impresa ma non si desiste, nella cocente sconfitta trovando quell’umiltà che è la vera vittoria. Se a questo approdo la giovane donna è giunta, se al vuoto della superbia una femminile grazia ha posto il veto, eternamente Alessandra Moretti avrai il mio voto. 

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