Padre, figlio, Renzi

Come sbaglia chi lo ritiene sbarazzino, quanto sbaglierebbe lui senza il freno di un “memento”.

Padre, figlio, Renzi

Cosa muove Matteo Renzi? Azzardo: un incessante desiderio di realtà. Personaggio in movimento, Renzi sfugge alle facili catalogazioni e ama sorprendere, e sorprendersi; più che calcolate al tavolino della strategia politica le sue mosse paiono frutto di quell’“estro quotidiano” caro a Raffaele La Capria. Sempre piuttosto sospettoso nei confronti della figura paterna, lo psicoanalista Massimo Recalcati sostiene che per sua e nostra fortuna Renzi è un figlio e un fratello. Rassicurante? Per niente, se davvero lo fosse ci sarebbe da temere; le figure del figlio e del fratello in politica hanno sempre comportato dinamiche fratricide e parricide. Ma quale figlio! Renzi è uno che studia da Padre, e chi studia da Padre già è Padre.

 

Intervistandolo tempo fa, Gad Lerner chiese a Recalcati se certi atteggiamenti di Renzi, sbarazzini e ridanciani, non rievocassero il detestato Cavaliere. Una domanda maliziosa: Lerner non è convinto della natura di Renzi, della sua lontananza dal Cavaliere, e che a Massimo Recalcati, la nuova colonna pensante di Repubblica, Renzi piaccia, non va giù. Recalcati si affretta a rassicurarlo: il Cavaliere e Renzi sono agli antipodi, il primo è un papà “perverso e incestuoso”, l’altro un padre di famiglia con tre figli e va in chiesa. Sì, ma tutto quel riso? insiste il diabolico Lerner, da dove viene? Dall’attuale corrosione dei riti e della solennità, si affretta a precisare Recalcati, “e dall’evoluzione della specie”. Evoluzione della specie? Ma va là! Un uomo solo in questi ultimi vent’anni ha danzato sulle braci della morale e della politica, e sappiamo tutti chi è.

 

Penso che Renzi non vada analizzato per quel che è, o si crede egli sia, ma per quel che fa, e quel che fa chiama in causa Niccolò Machiavelli. Dal suo geniale conterraneo Matteo Renzi giorno dopo giorno apprende l’arte della politica; del beniamino del grande fiorentino, Cesare Borgia, su di sé rimodella e tempera l’audacia: non più il condottiero sanguinario ed eccessivo che finisce male i suoi giorni ma pur sempre un uomo d’azione. L’elezione del presidente della Repubblica con folgorante colpo di pugnale è una ferita sulle robuste spalle del Cavaliere che, da uomo forte ne è in cuor suo ammirato. Una seconda pugnalata Renzi l’assesta al più indifeso ma tenace Alfano. Senza alcuna pietà il Valentino lo invita a leccarsi le ferite, con una crudeltà che ci lascia sbigottiti e pieni di speranza: questo è il decisionismo, basta coi salamelecchi e i papocchi; l’abbiamo chiesto tanto e ora facciamo mostra di spaventarci? Smetta l’offeso di lamentarsi e “lecchi le sue ferite”, ne trarrà un insegnamento al limite del godimento.

 

Sul capo di Renzi pende una profezia sartoriana. Come Achille ha il piè veloce, troppo impetuoso il suo tallone sarà infilzato. Per governare l’Italia occorrono prudenza e ponderatezza, l’antica gravitas, i passi che pesanti risuonano nel Palazzo. Balle. Renzi sa che l’Italia esce da un tempo eterno; sa che la lotta di religione tra spagnoli e protestanti, ovvero tra il Cavaliere e De Benedetti alleato coi moralisti, ha provocato uno stallo fatale; sa che, come più volte nei secoli diede modo ai francesi di saccheggiarci, così oggi ha permesso ai lanzichenecchi di ridurci a vassalli. Contrariamente a quel che dice Sartori, che pensa Renzi un centometrista dal fiato corto, c’è da credere che proprio la velocità sia la sua arma migliore, le ali di Mercurio, un altro machiavellico che faceva della rapidità la sua forza. Mercurio, mercator, il protettore dei mercanti e del mercato. Attenzione, però, Renzi è veloce ma anche accorto: ben sapendo quanto la hybris può condurre alla perdizione e alla farsa dei servizi sociali, con mossa saggia ha eletto presidente della Repubblica un uomo che può fermarlo prima che commetta qualche sciocchezza: “Abbiamo scelto Mattarella perché saprà tirarci le orecchie quando sbaglieremo” ha detto la sua altrettanto veloce ministra, Maria Elena Boschi. Renzi è consapevole della propria fretta, dell’ansia di rinnovamento che per una svista può perderlo; il gesto di Renzi che si autotutela e tutela gli italiani da un’eventuale smania di potere ricorda quello del Triumphator cui lo schiavo sul carro sussurrava: “Hominem te memento”.  Nessuno nasce perfetto, né lo diventa, l’importante è prenderne atto.

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