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Avanspettacolo

Chi sarà l’autore comico che scrive le battute al sindaco e  ad alcuni dei suoi assessori?

22 Maggio 2015 alle 06:08

Avanspettacolo
Saper vedere il bicchiere mezzo pieno è uno dei talenti indispensabili da sviluppare se si vuol vivere a Roma senza passare da un travaso di bile all’altro: usare le lunghe attese dell’autobus come spazi di meditazione; considerare lo slalom tra le buche dei marciapiedi come salutare esercizio ginnico; approfittare delle strisce pedonali invisibili per vivere emozioni da sport estremo durante gli attraversamenti… avevamo appena finito di lamentarci per le erbacce altissime e infestanti che a Roma nessuno falcia più, ed ecco che durante la passeggiata serale con il cane, sul prato incolto a ridosso delle Mura latine, abbiamo assistito con gioia all’inverarsi del testo della canzone di Jovanotti (“Son tornate le lucciole a Roma / nei parchi del centro l’estate profuma”). Sul profumo è prudente soprassedere, ma le lucciole sì, ci sono davvero e in gran copia, felici di approfittare (bicchiere mezzo pieno) della wilderness urbana. Lucciole che comunque non hanno mai letto Pasolini, il quale le aveva date per spacciate già mezzo secolo fa. Lo scrittore usò sul Corriere della Sera la metafora delle lucciole, di cui annunciava l’avvenuta estinzione in Italia dalla metà degli anni Sessanta, per ragionare su quello che definiva “fascismo democristiano”. E’ il famoso articolo che si concludeva così: “Darei l’intera Montedison per una lucciola” (vatti a fidare dei poeti: da quel dì che la Montedison è sparita, al contrario delle lucciole). Lucciole a parte, Roma è una gran palestra, per chi vuole affinare il senso del bicchiere mezzo pieno. Un utile esercizio, che si può fare quotidianamente e con poca spesa, può essere per esempio quello di leggere le esternazioni degli amministratori cittadini (sindaco in testa, ma spesso gli assessori non sono da meno) come fantastiche battute da avanspettacolo. C’è senza dubbio un autore di teatro comico a scrivergli i testi, quando il sindaco Ignazio Marino, alla cronista di Repubblica che vuol sapere che cosa si pensa di fare per liberare Roma dalla spazzatura dilagante e sempre più olezzante nella calda primavera, risponde che lui e la sua giunta governano “cercando di costruire il futuro per i romani e le romane del 2030 senza inseguire il facile consenso”. Risate e applausi. Certo, in attesa del 2030, ed escludendo di potersi tenere la spazzatura in casa e i cassonetti non svuotati fino a quel sicuro traguardo, rimane da capire perché, per lottare contro “l’epoca delle discariche e dei monopoli privati basati sulla gestione di 5mila tonnellate di rifiuti giornalieri prodotti dalla nostra città”, si sia scelto l’arrivo del caldo, nella totale assenza di un piano alternativo, magari provvisorio o parziale. Ma si scherza, che diamine. E’ a Roma, del resto, che nacquero i fescennini, dialoghi sboccatissimi e osceni, che finivano puntualmente nel dileggio feroce degli spettatori, i quali se lo aspettavano e, lungi dall’offendersi, si divertivano un mondo. Molto più tardi, dal palcoscenico dell’Ambra Jovinelli e del Volturno, dove si esibirono Totò e Petrolini, Alberto Sordi e i fratelli De Rege, la presa in giro degli spettatori era parte fissa dello spettacolo. Il Volturno ha chiuso, l’avanspettacolo all’Ambra Jovinelli non si fa più. Ma la tradizione romana, come si vede, continua.

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