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Effetto Frau Blücher

A Roma lo provoca una parola in apparenza neutra ma temibile e cioè “riqualificazione”

27 Marzo 2015 alle 06:18

C’è una gag meravigliosa, nel film “Frankenstein junior”, di Mel Brooks. Ogni volta che la governante del castello degli orrori, dove arriva nottetempo Gene Wilder, sillaba il proprio nome (“Sono Frau Blücher!”) e anche se è qualcun altro a pronunciarlo, una coppia di cavalli si impenna e nitrisce furiosamente. Ebbene, c’è una parola capace da sola, a Roma, di provocare qualcosa di molto simile all’effetto “Frau Blücher”, ed è il termine “riqualificazione” (non sentite già nitrire?). E’ impossibile aprire una qualsiasi cronaca cittadina o ascoltare un notiziario locale senza imbattersi nell’annuncio di future e immancabili, iniziative di “riqualificazione”: di parchi, di piazze, di interi quartieri, di praticelli sotto casa, di cabine telefoniche dismesse, di mercati coperti abbandonati, di fontane e fontanelle. Il romano di lungo corso sa che cosa deve aspettarsi, e in cuor suo nitrisce. Sa che alla temibile minaccia di “riqualificazione” si associa un copione fisso: annunci protratti, realizzazione di opere discutibili, inutili e destinate in breve all’obsolescenza – affidate in genere ad architetti e urbanisti facenti parte di una mai smascherata società segreta che ha giurato eterno odio alla città – per finire con l’abbandono e il disastro. Qualche esempio? La mitica “riqualificazione” di piazza San Cosimato, realizzata nel 2005, ha deturpato uno dei luoghi più belli di Trastevere, con una ridicola area giochi che dopo sei mesi mostrava già segni di fatiscenza (mai sanati) e l’occupazione di un lato della piazza da parte di chioschi ingombranti e orribili, tragicamente fissi. E che dire della “riqualificazione” del parco delle Mura aureliane, datato 2009, con le panchine subito distrutte e mai sostituite, la spazzatura degli anni discretamente incastrata tra le siepi, l’illuminazione che non ha mai funzionato interamente per più di due giorni di seguito e il prato (trattasi di parco, non è vero?) lasciato puntualmente brado per due-tre mesi, se va bene, senza nessuna manutenzione? A vivere in questa città si rischia di diventare queruli e noiosi, di lamentarsi sempre delle stesse cose, di risultare insopportabili a se stessi. Ma abbiamo appena sentito promettere l’ennesima “riqualificazione” dei giardini di piazza Vittorio Emanuele, nel cuore del perenne riqualificando Esquilino, e potremmo giurare di aver udito alto un nitrito. No, la riqualificazione no! Significa che invece di una normale (altrove), doverosa e in fondo non onerosa azione quotidiana di pulizia, di controllo, di manutenzione, ci saranno interminabili messe a punto di “percorsi condivisi” con la cittadinanza (comitati e affini), e al termine della “progettazione partecipata” avremo la “redazione del piano” e la “condivisione” (ancora!) del “progetto di riqualificazione”. Nel frattempo, come è facilmente verificabile con una passeggiata, piazza Vittorio, intesa come giardini, portici e vie limitrofe, continua a fare schiettamente schifo. A che serve intervenire in qualsiasi modo, se non è ancora partita la “riqualificazione”?

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