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N’americano a Roma

Per far funzionare servizi idrici ed energetici, Acea ha arruolato lo stesso esperto dei Navy Seal

6 Marzo 2015 alle 06:26

N’americano a Roma

La violenta trasformazione della città mi appare come la metamorfosi di un giocoliere, cento cattivi giornali sono cresciuti come funghi e sono strillati in tutte le strade. Un’invasione di venditori e ciarlatani riempie le piazze. Tutti i monumenti innalzano bandiere, si fanno dimostrazioni”. A parte gli strilloni di “cento giornali”, che potrebbero essere sostituiti dalle migliaia di venditori di aste per i selfie (oggetti che, all’inizio, all’ignaro passante apparivano come bastoni da passeggio, forieri di riflessioni sull’aumento della popolazione anziana), lo sfogo del grande storico tedesco Ferdinand Gregorovius sembra un’istantanea della Roma odierna, eppure risale a poco dopo il 1870. L’autore della “Storia della città di Roma nel Medioevo” considerava una iattura, per l’Urbe, una promozione a capitale del Regno che secondo lui era invece uno scadimento: “Roma perderà l’aria di repubblica mondiale che ho respirato per diciott’anni”, notava affranto. E infatti Gregorovius di lì a poco, nel 1874, se la diede a gambe, per tornare solo di tanto in tanto, tra inverno e primavera, per soggiorni sempre più fugaci, oppure di passaggio, durante i viaggi che lo portavano verso il sud d’Italia. Gregorovius aveva capito tutto. Il più grande guaio (e anche l’unicità) di questa città piena di buche e di meraviglie è l’oscillazione perpetua tra l’augusto e l’angusto. Come interpretare altrimenti la costante messa in campo di armi (metaforiche) di fine di mondo per risolvere problemi altrove affidati alla normale amministrazione? Consideriamo, per esempio, una notizia di un paio di giorni fa che riguarda l’Acea, l’azienda ex municipalizzata che fornisce  servizi idrici ed energetici al popolo romano (un tempo in regime di quasi monopolio, ora non più): con irritanti disservizi, stando alle lamentele riportate dalle cronache capitoline e dalle rubriche di posta dei lettori. Mille volte si è parlato di difficoltà nella comunicazione dell’autolettura dei contatori, del mancato recapito delle bollette per mesi, nonostante reclami e segnalazioni effettuati con tutti i possibili mezzi (mancano solo i droni e la telepatia) e che si risolve, quando infine le fatturazioni arrivano, nell’addebitamento di cifre abnormi.

 

Sono le note “bollette pazze” dell’Acea, attribuite al rodaggio di certi software che, dovendo rendere tutto più semplice, lo complicano. Ma ora sorge una nuova alba di speranza: l’ad di Acea, Alberto Irace, ha annunciato l’arruolamento direttamente da Harvard del super esperto informatico John Kotter, “per accompagnare – leggiamo nell’edizione romana del Corriere della Sera – il processo di digitalizzazione della ex municipalizzata”. Kotter, per chi non lo sapesse “è considerato il più grande esperto mondiale del settore, ha collaborato con colossi dell’industria e dell’hi-tech ed è stato consulente del corpo dei marine per trovare nuovi modelli organizzativi nel lavoro delle squadre dei ‘navy seal’”. Un po’ i romani l’avevano capito da soli, daje e daje, che far funzionare senza intoppi le normali utenze domestiche (per non parlare dei chiusini) è impresa paragonabile a quelle di cui solitamente si occupano le Forze per le operazioni speciali della Marina degli Stati Uniti. E ora ci si può compiacere di un futuro, non remoto, nel quale il sistema degli interventi di manutenzione sarà governato, grazie a Kotter e al lavoro dei dipendenti Acea da lui riformato, “da un mega-software da cinquanta milioni di euro” che non prevede “passaggi intermedi fra la chiamata dell’utente e la squadra che interviene. Sarà il software a gestire la chiamata, individuare la squadra più vicina e con le competenze adatte e a mandarla sul posto”. Kotter (che con la sua squadra costa ad Acea appena 45 mila euro al mese), è autore di “bestseller manageriali” come “Il nostro iceberg si sta sciogliendo”, protagonista il pinguino Fred che deve adattarsi a un cambiamento imprevisto. Forse, dopo l’esperienza romana, Kotter potrebbe dare alle stampe un altro bestseller: “La nostra strada si sta allagando”.

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