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Il senso degli italiani per la banconota

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Les Echos, Financial Times, Vanguardia, Guardian

19 Aprile 2018 alle 09:22

Banconote euro

Banconote in euro (foto Pixabay)

Italia: il denaro liquido resta il metodo di pagamento più usato

Parigi, 19 apr 08:39 - (Agenzia Nova) - Nonostante il successo delle carte di credito senza contatto e l‘adozione dei pagamenti istantanei da parte delle prime due banche del paese, in Italia solamente il 14 per cento delle transazioni è elettronico. Lo riporta “Les Echos”, secondo il quale “la guerra contro il cash sarà lunga”. Se si prende in considerazione l‘incidenza del denaro liquido sul Pil, l’Italia è nel gruppo dei “cattivi allievi” su scala mondiale insieme al Niger e al Tagikistan. Lo rivela l‘edizione di quest’anno del rapporto “cashless revolution”, realizzato da The European House Ambrosetti. Il quotidiano economico afferma che gli italiani hanno “un attaccamento viscerale al denaro liquido”. I prelievi dai bancomat hanno registrato una crescita annuale dell’8,9 per cento dal 2008 al 2016, la più importante tra le prime 5 economie dell’Unione europea.

Leggi l’articolo dell’Echos

Berlusconi, la coalizione di destra non pone il veto sul M5s

Madrid, 19 apr 08:39 - (Agenzia Nova) - Il leader di Forza Italia (Fi), l’ex primo ministro italiano Silvio Berlusconi, ha respinto ieri i veti imposti dal Movimento 5 stelle (M5s) in relazione ai negoziati per la formazione del nuovo governo. Il quotidiano “La Vanguardia” riferisce l'esito dell'incontro di ieri tra Berlusconi e Maria Elisabetta Alberti Casellati, attuale presidente del Senato alla quale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha affidato il ruolo di mediatore nei negoziati, per ribadire che la coalizione di centrodestra si presenta unita e disposta a trattare con l’M5s, ma non accetterà nessun veto su Fi.

Leggi l’articolo della Vanguardia

Italia, il presidente fa un nuovo tentativo per formare un governo

Londra, 19 apr 08:39 - (Agenzia Nova) - Il presidente italiano, Sergio Mattarella, ieri mercoledì 18 aprile ha fatto un nuovo tentativo per risolvere lo stallo politico dell'Italia affidando alla presidente di centro-destra del Senato, Elisabetta Casellati, il compito di esplorare la possibilità che i litigiosi partiti riescano a raggiungere un accordo per formare un governo: la notizia è riportata anche dal quotidiano economico britannico "The Financial Times", che offre ai suoi lettori una analisi della situazione politica in Italia e delinea alcuni possibili scenari futuri.

Leggi l’articolo del Financial Times

 


PANORAMA INTERNAZIONALE


 

Il presidente della Bce Draghi conferma la controversa appartenenza al G30

Berlino, 19 apr 08:39 - (Agenzia Nova) - La Banca centrale europea (Bce) ha ricevuto una raccomandazione del Mediatore europeo, Emily O’Reilly, al suo presidente Mario Draghi, affinché lasci il forum finanziario privato del G30. L'adesione di Draghi a quel forum, avverte la Commissione, costituirebbe un conflitto d’interessi: “È importante dimostrare ai cittadini che esiste una netta separazione tra la Banca centrale europea come autorità di vigilanza bancaria e l’industria finanziaria”, si legge in un documento. Il G30, finanziato privatamente, è un organismo permanente composto da rappresentanti di spicco delle banche centrali, della finanza e della scienza. Comprende, oltre a Mario Draghi, diversi livelli decisionali della scena finanziaria come il presidente esecutivo della banca svizzera Ubs, Axel Weber, l’amministratore delegato del Credit Suisse, Tidjane Thiam, e i capi delle banche centrali di Cina, Giappone e Regno Unito. L’eurodeputato Sven Giegold (Verdi) ha criticato la decisione. “La Bce dovrebbe seguire la raccomandazione del Mediatore europeo”, ha dichiarato. La Bce non ha commentato la cosa. Il Parlamento europeo ha recentemente rilasciato una dichiarazione in cui si raccomanda che la Bce si astenga dall’appartenenza ad organismi che comprendono anche rappresentanti delle banche che sovrintende. Tuttavia i parlamentari concedono un’eccezione se sono comitati globali in cui sono rappresentate altre banche centrali come la Federal Reserve statunitense, la banca centrale giapponese o la Bank of England. Nel maggio 2015, il direttore generale della Bce Benoit Coeuré aveva dichiarato, in un discorso durante una cena con gli hedge fund manager di Londra, che la Bce avrebbe preferito fare alcuni dei suoi acquisti obbligazionari per l’estate. In conseguenza di ciò vi furono ampie oscillazioni del tasso di cambio dell’euro e del mercato obbligazionario. Gli investitori che non erano a cena seppero dei piani più tardi. In risposta a questo fatto la Bce ha rafforzato le sue disposizioni di controllo. “Le banche centrali devono essere al di là del sospetto di eccessiva vicinanza agli attori del mercato”, ha detto Coeuré poco dopo l’incidente. A suo avviso ciò è tanto più importante per le banche centrali quando, come nel caso della Bce, sono anche responsabili della vigilanza bancaria.

Leggi l’articolo dell’Handelsblatt

Vendita di armi all'Arabia Saudita, denunciati funzionari governativi italiani ed un'azienda tedesca

Londra, 19 apr 08:39 - (Agenzia Nova) - Una insolita causa legale è stata lanciata contro alcuni funzionari del governo italiano ed uno dei principali fabbricanti europei di armi per il loro coinvolgimento nei bombardamenti dell'Arabia Saudita che uccidono migliaia di civili in Yemen: lo scrive il quotidiano britannico "The Guardian", che riferisce della conferenza stampa tenuta nella capitale italiana ieri mercoledì 18 aprile, in cui diverse organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani hanno annunciato di aver presentato un esposto alla Procura di Roma che chiama in causa la responsabilità di alcuni funzionari del ministero degli Esteri italiano e l'azienda Rwm Italia, filiale nella Penisola del gigante tedesco dell'industria degli armamenti Rheinmetall, per la vendita di armi all'Arabia Saudita. Le forze armate saudite, ricorda il "Guardian", da anni stanno conducendo una campagna di bombardamenti nello Yemen contro i ribelli sciiti Houthi, tra l'altro con l'aiuto di consiglieri militari britannici. Il giornale spiega come finora diversi tentativi legali fatti in vari paesi europei, inclusa la Gran Bretagna, per fermare la vendita di armi ai Sauditi abbiano fatto un buco nell'acqua a causa della genericità delle accuse. Questa vota però, secondo il "Guardian", l'iniziativa legale promossa davanti alla magistratura di Roma dalla Rete Italiana per il Disarmo, dall'organizzazione tedesca European Center for Constitutional Human Rights (Ecchr) e da quella yemenita Mwatana Organisation for Human Rights potrebbe avere successo: la denuncia infatti si focalizza su un singolo evento, il massacro di un'intera famiglia di sei persone, tra cui quattro bambini, avvenuto nello Yemen l'8 ottobre 2016 provocato da un ordigno prodotto appunto dall'azienda Rwm Italia; i denuncianti chiedono che il magistrato ne chiami a rispondere i funzionari del ministero degli esteri italiano che hanno autorizzato l'esportazione e la vendita ai Sauditi di questo ordigno ed i massimi dirigenti della società che lo ha prodotto.

Leggi l’articolo del Guardian

Grecia: la Giustizia boccia l'accordo sui rifugiati tra Turchia e Ue

Berlino, 19 apr 08:39 - (Agenzia Nova) - La Prima Sezione del Consiglio di Stato, il supremo tribunale amministrativo greco, ha emanato una sentenza che potrebbe avere conseguenze di vasta portata, non solo per la Grecia, ma per l’intera Ue. Riguarda l’attuazione dell’accordo sui rifugiati, che l’Unione europea ha concordato con la Turchia nel marzo 2016, sotto la guida del cancelliere tedesco Angela Merkel (Cdu). A seguito della decisione del Consiglio di Stato, la Grecia deve garantire ai richiedenti asilo la libertà di movimento in tutto il paese fino alla fine del processo. Il verdetto potrebbe portare a nuovi flussi di rifugiati, non solo in Grecia. È probabile che anche la pressione negli altri Stati della Ue aumenti. Secondo i termini dell’accordo sui rifugiati, i migranti e richiedenti asilo che arrivano dalla Turchia alle isole dell’Egeo greco devono essere trattenuti in loco sino alla valutazione delle loro domande di asilo. Quanti non ottengano lo status di rifugiati devono essere respinti in Turchia. Per accelerare queste procedure, nelle isole di Chios, Lesbo, Kos, Samos e Leros sono stati realizzati dall'Ue i cosiddetti “hotspot”. In Grecia, però, la valutazione delle domande di asilo richiede anche anni, a causa della scarsità di personale e dei ricorsi presentati dai legali dei migranti. Le condizioni nei centri di accoglienza sulle isole diventano frattanto sempre più caotiche. I campi sono irrimediabilmente sovraffollati. Secondo i dati ufficiali del ministero greco delle Migrazioni, lunedì c’erano 1.543 persone nelle isole. I campi e le altre opzioni di alloggio, come le camere e gli appartamenti in affitto, hanno una capacità di 8.896 posti. La situazione peggiore è su Samos, dove 2.984 migranti e rifugiati vivono in un campo progettato per solo 648 persone. Il campo Moria a Lesbo ha circa 3.000 posti, ma ha ospitato 6.456 persone lunedì, tra cui molte famiglie con bambini piccoli. E ogni giorno nuovi rifugiati e migranti arrivano sul Mar Egeo. A volte sono 55, come lunedì, a volte quasi 300, come lo scorso sabato. Per attuare l’accordo sui rifugiati, nel maggio 2016 l’autorità greca per l’asilo ha emanato un regolamento che imponeva ai richiedenti asilo di rimanere nelle isole fino alla fine del processo. I giudici del Consiglio di Stato hanno ora abrogato questa regola con il loro verdetto. La motivazione spiega che la sistemazione nelle isole, in considerazione del sovraffollamento dei campi, viola i diritti fondamentali dei richiedenti asilo. La procedura era anche irragionevole per gli isolani, che erano stati aggravati di un onere sproporzionato. I giudici hanno accolto una denuncia del Consiglio greco per i rifugiati, un’organizzazione non governativa. Il verdetto, tuttavia, non si applica retroattivamente a quelli già ospitati nei campi dell’isola. Questi circa 15.500 rifugiati e migranti non saranno trasferiti sulla terraferma greca, almeno fino alla pubblicazione del verdetto. Dopo tale data per tutti i nuovi arrivati non ci sarà più l’obbligo di fermo e non saranno quindi più reperibili.

Leggi l’articolo dell’Handelsblatt

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