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Crescono i timori per un "momento Syriza" per il debito italiano

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Les Echos, Financial Times, Vanguardia, Telegraph

9 Aprile 2018 alle 10:03

Crescono i timori per un "momento Syriza" per il debito italiano

foto LaPresse

Italia, i partiti di destra uniti per superare il punto morto del governo

 

Londra, 9 apr - (Agenzia Nova) - I leader dei tre principali partiti della destra italiana si sono riuniti ieri, domenica 8 aprile, e hanno deciso di presentarsi uniti nel prossimo giro di consultazioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sfidando i tentativi dell'anti-sistema Movimento 5 stelle di dividere la loro coalizione: lo scrive il quotidiano britannico "The Telegraph", riferendo l'esito dell'incontro tra il leader della Lega Matteo Salvini con Silvio Berlusconi e la leader del partito Fratelli d'Italia Giorgia Meloni. 

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La Lega avverte Berlusconi: nessun governo con il Pd

 

Madrid, 9 apr - (Agenzia Nova) - Il leader della Lega Matteo Salvini, ha avvertito il partner nella coalizione di centro destra Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, di “dimenticare la possibilità di formare un governo con il Partito democratico (Pd)”. Lo riferisce il quotidiano “La Vanguardia” che aggiunge come Salvini abbia sottolineato che l'unica alleanza possibile con un partito sarebbe con il Movimento 5 stelle (M5s), perché l’unica in grado di garantire il perseguimento dei punti chiave del programma elettorale della Lega.

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Il Mes incontra resistenza fra alcuni Stati dell’Unione

 

Berlino, 9 apr - (Agenzia Nova) - “Il completamento dell’unione bancaria è sia possibile che necessario”, aveva annunciato il presidente del Consiglio della Ue Donald Tusk a dicembre dello scorso anno. I ministri delle Finanze dell’area euro avrebbero raggiunto un “ampio accordo” e i capi di governo avrebbero approvato il progetto il prossimo giugno. L'annuncio, però, si è rivelato prematuro. L'Ue sconta resistenze da parte di diversi paesi e problemi procedurali. Questo è quanto ha sottolineato domenica scorsa il capo tedesco del fondo europeo di risoluzione delle banche, Elke Koenig. Il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) non potrebbe infatti garantire il volume di miliardi di euro richiesti per la necessaria copertura, a meno dell'assenso da parte di almeno 19 ministri delle finanze europei. Il capo del Mes, Klaus Regling, può erogare un prestito solo se approvato all’unanimità da tutti e 19 i ministri e dai parlamenti di alcuni Stati membri come il Bundestag. La Germania, in particolare, è contraria al Fondo comune, nonostante il parere favorevole dato nel 2014 dalla Corte costituzionale federale all’adesione al Mes da parte del Bundestag. Oltre alla Germania sembrano contrari la Finlandia, gli Stati baltici, l’Olanda, l’Austria e il Belgio. Tutti sono d’accordo nel richiedere che i bilanci delle banche dell’Europa meridionale siano prima risanati. Inoltre, questo gruppo di paesi richiede un insieme di regole per poter imporre ai creditori degli Stati sovra-indebitati di accollarsi i costi. Nell’Europa meridionale, e in particolare in Italia, scrive "Handelsblatt", tali richieste vengono accolte con feroce opposizione. 

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Crescono i timori che l'Italia si stia avviando verso un "momento Syriza"

 

Londra, 9 apr - (Agenzia Nova) - L'Italia si sta inesorabilmente avviando verso un "momento Syriza", cioè una spaventosa crisi del debito, del settore bancario e della circolazione della moneta come quella che nel 2015 quasi spazzò via la Grecia dall'eurozona? Questa domanda era nella mente di tutti i partecipanti al Forum Ambrosetti svoltosi sul Lago di Como alla fine della scorsa settimana, scrive l'opinionista Tony Barber del "Financial Times", secondo il quale l'impaziente retorica euroscettica e le proposte politiche del Movimento 5 stelle (M5s) e della Lega richiamano l'insistente rifiuto dell'ortodossia fiscale ed economica dell'eurozona che caratterizzò i primi sei mesi al potere del partito greco Syriza. Per diverse settimane, scrive Barber, non si saprà chi formerà il prossimo governo in Italia né quanto resterà al potere; chi spera che il prossimo sarà solo un governo di breve durata che in poco tempo porti il paese a nuove elezioni con una nuova legge elettorale, ricorda il giornalista britannico, dimentica la storia post-1945 dell'Italia: è vero che a Roma si sono alternati oltre sessanta governi, ma ci sono state solo 18 elezioni e nessuna legislatura è durata meno di due anni. Quindi lo scenario considerato meno desiderabile dal punto di vista dei governi degli altri paesi dell'eurozona e degli investitori finanziari, e cioè una coalizione M5s-Lega, è ora più probabile di quanto fosse prima delle elezioni. Secondo il quotidiano economico della City di Londra, nel breve periodo questa ipotesi non dovrebbe rappresentare un grave rischio per la stabilità finanziaria dell'Italia e dell'eurozona; ciononostante il rischio esiste: un governo M5s-Lega potrebbe ribaltare le recenti riforme economiche e far aumentare il deficit statale proprio mentre la Banca centrale europea starà progressivamente chiudendo il suo programma di "quantitative easing" che tanto ha aiutato l'Italia a raddrizzare i suoi conti pubblici. A quel punto, conclude il commentatore del "Financial Times", magari alla fine del 2019 o alla metà del 2020, l'eurozona si troverà a dover constatare la verità del vecchio adagio secondo cui i mercati finanziari restano calmi solo fino a quando non lo sono più.

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Monte dei Paschi di Siena cerca di rassicurare gli investitori

 

Parigi, 9 apr - (Agenzia Nova) - L’ad della banca Monte Paschi, Marco Morelli, sembra aver convinto gli investitori della City londinese in merito alla sua capacità di realizzare il piano di ristrutturazione. È quanto afferma “Les Echos”, ricordando che il titolo italiano è salito del 16 per cento in tre giorni. Il piano imposto dalla Commissione europea alla banca prevede la chiusura di 600 filiali su 2mila, la diminuzione de 20 per cento degli effettivi entro il 2020 e la cessione di 25 miliardi di euro di crediti deteriorati, l’equivalente del 10 per cento dello stock italiano.

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