Kim Jong-un (foto LaPresse)

Tutti pazzi per Kim Jong-un

Giulia Pompili

Il viaggio a Pechino, l'incontro il 27 aprile con Moon Jae-in, la possibile visita in Russia, il faccia a faccia con Trump. L'agenda del leader nordcoreano è sempre più ricca di impegni 

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In primo piano: Produci, consuma, crepa

 

Una delle pagine Facebook più famose che riguarda il Giappone è "I Love Salarymen in Tokyo", una specie di blog collettivo in cui si raccolgono le fotografie scattate per strada nella capitale giapponese, quando i cosiddetti "salarymen", cioè gli impiegati, completamente ubriachi. E' una cosa piuttosto caratteristica: basta farsi un giro intorno alle stazioni della metropolitana, già dalla mezzanotte, per incontrare un numero considerevole di persone in completo e cravatta che però non sono più in grado di reggersi in piedi. C'è gente che collassa in metropolitana, sui marciapiedi, una volta alla stazione di Shinjuku ne ho incontrato uno che aveva la testa alla fine delle scale, e le gambe all'insù, in una posizione tutt'altro che naturale. Sono invisibili, ma nel senso che nessuno si preoccupa di loro a meno che non stiano davvero male. La stessa identica cosa avviene a Seul, in Corea del sud, dove la cultura del lavoro è piuttosto simile a quella giapponese.

 

Ora, la domanda è: perché gli impiegati si sbronzano in questo modo? La risposta va cercata negli orari di lavoro - impensabili per un occidente che ha una tradizione, ormai, che tutela i diritti dei lavoratori - e nella cultura aziendale, per cui dopo queste lunghe giornate in cui gli orari non sono nemmeno imposti, ma spesso effettuati per libera volontà del dipendente che si sente "in dovere" di dare di più di quello che gli viene richiesto, spesso si va a bere. Si chiama nomikai, che è una specie di celebrazione alcolica buona per qualunque occasione. Se c'è un capo che vi invita a bere, o comunque un "sempai", uno più anziano di voi, semplicemente non potete dire di no. Se vi riempie il bicchiere, non potete non berlo (ma vale più per gli uomini che per le donne). Si fa in qualunque giorno della settimana, ed è talmente usuale che in quasi tutti i negozi/farmacie giapponesi e coreane c'è un intero scaffale dedicato ai "rimedi per le sbronze", quasi tutti i packaging hanno come immagine un uomo in camicia e cravatta alla sua scrivania.

 

Non solo: anche la cultura dell'inemuri, cioè l'arte tutta giapponese (e coreana) di dormire sui mezzi pubblici anche in brevissimi tratti - dei microriposini, in pratica - nasconde un significato più profondo. Se in occidente dormire in pubblico non fa parte delle buone maniere, in Giappone e Corea del sud dormire sui mezzi pubblici è accettabile soprattutto perché significa che si è lavorato tanto. La persona è più rispettabile e dignitosa quando ha dato il massimo per la collettività, e non per se stessa.

 

Come avrete capito, ci sono delle caratteristiche, a volte anche divertenti, delle società giapponese e coreana che possono essere utili, aumentano il rispetto per la cosa pubblica e per il lavoro, però non sono esattamente sane. E si arriva a soluzioni drastiche come quella della Seoul City Hall che alle 8 di sera spegne le luci del palazzo per costringere gli impiegati ad andare a casa. Tra le cose più difficili che i governi di Tokyo e Seul tentano ormai di fare da anni è la riforma del lavoro. Soprattutto in Giappone, dove il governo di Shinzo Abe ha capito che per migliorare la vita dei giapponesi - e soprattutto farli tornare a spendere dopo vent'anni di deflazione - c'è bisogno di renderli più felici, meno -holic, workaholic e alcoholic. La riforma del lavoro non può aspettare, titolava tempo fa il Japan Times.

 

Ma di cosa c'è bisogno, in parole povere? Di un aumento dei salari, che sono rimasti praticamente gli stessi dagli anni Settanta. Di un salario che sia proporzionato alle ore effettive di lavoro, e che quindi consideri l'enorme numero di straordinari fatti dagli impiegati - che porta a volte addirittura alla "morte da troppo lavoro", e l'ultimo caso di karoshi era un impiegato di Nomura. C'è bisogno poi di una soluzione al problema demografico, visto che i giovani in età lavorativa sono sempre di meno, e ancora non è in discussione l'apertura all'immigrazione.

 

Intanto, secondo i dati pubblicati ieri da Tokyo, la disponibilità di posti di lavoro in Giappone è scesa per la prima volta in cinque anni: da 159 posti di lavoro disponibili ogni cento persone, adesso il dato è fermo a 158 posti.  A febbraio il tasso di disoccupazione è salito di 0,1 punti percentuali al 2,5 percento, cioè il primo aumento dopo nove mesi – ed è una festa, per il ministero dell'Interno. Una variazione dipende dal fatto che ci sono più persone impegnate a cercare lavoro a febbraio rispetto al mese precedente, quando faceva troppo freddo (sul serio). A parte la crisi nordcoreana, la sfida del governo di Shinzo Abe si gioca soprattutto su questi temi.

 


PENISOLA COREANA

 Kim Jong-un e Xi Jinping (elaborazione grafica di Enrico Cicchetti)

 

Dopo giorni di speculazioni e sospetti, mercoledì scorso la stampa cinese e quella nordcoreana hanno confermato contemporaneamente la visita del leader Kim Jong-un a Pechino, uno degli eventi diplomatici più importanti in vista di un ritorno al tavolo delle trattative di Pyongyang.

 

Moon Jae-in, presidente sudcoreano, ha accolto positivamente la visita. Il presidente americano Donald Trump ha poi scritto su Twitter: "Ho ricevuto la notte scorsa un messaggio dal cinese Xi Jinping, in cui diceva che il suo incontro con Kim Jong-un è andato molto bene e che Kim aspetta con impazienza il suo incontro con me. Nel frattempo, e purtroppo, devono essere mantenute a tutti i costi le massime sanzioni e pressioni" (contentino per il primo ministro giapponese Shinzo Abe).

 

Il potente Yang Jiechi, membro del politburo ed ex ambasciatore cinese in America - quindi un fedelissimo esperto di questioni internazionali – è andato a Seul a spiegare alla Casa Blu, il Palazzo del governo di Seul, quel che è successo durante la visita "non ufficiale" di Kim a Pechino.

 

Il ministro degli esteri cinese Wang Yi sarà in Russia il 4 e 5 aprile, per incontrare il suo omologo russo, Sergei Lavrov. Dice Bill Bishop che girano alcuni pettegolezzi secondo i quali Kim "visiterà la Russia poco dopo".

 

Intanto bisognerà aspettare quattro settimane per avere il prossimo incontro certo. Il presidente Moon e Kim Jong-un si incontreranno infatti il 27 aprile in quello che sarà il terzo summit intercoreano, dopo i vertici nel 2000 e nel 2007. E' un incontro storico, anche perché si svolgerà per la prima volta in territorio sudcoreano, nella Casa della Pace a Panmunjom, dal lato sud del 38° parallelo. Qui le doti diplomatiche di Moon verranno messe alla prova (parlerà o no, davanti a Kim, di denuclearizzazione?).

 

"Secondo me se lo invitiamo al Festival Tech di Venezia viene a fare un talk", dice Eugenio Cau (riferendosi al Festival del Foglio a Venezia il 28 aprile prossimo, venite!). Una battuta, ma mica tanto. Secondo l'Associated Press Kim Jong-un avrebbe incontrato oggi a Pyongyang il presidente del Comitato olimpico internazionale Thomas Bach, che era partito misteriosamente verso la capitale nordcoreana qualche giorno fa.

 

Il K-pop è sia carota diplomatica, sia bastone. Un minuto prima è inserito nella guerra di propaganda degli altoparlanti, il momento dopo le stelle del K-pop fanno parte di uno scambio culturale. Così Elise Hu su Twitter, citata in un lungo articolo sulla strategia della musica in Corea del nord firmato da Adam Cathcart.

 

Nuovi dettagli sulla Guerra di Corea escono fuori adesso, e forse non a caso. Per esempio questo documento americano, "Legal Analysis of Korean War Crimes Case Number 141", porta alla luce il massacro di duemila prigionieri sudcoreani nell'ottobre del 1950.

 

La storia di due ragazzini, due amici di undici anni (ora sedicenni) che scappano dalla Corea del nord. Va letta, per ricordarci sempre che la Corea del nord è fatta anche di persone. La loro storia la racconta Erik Ortiz qui.

 

Un'altra storia molto divertente è quella del rapporto tra Trump e Moon. Il presidente americano prima ha tirato le orecchie alla Corea del sud per pratiche sleali, poi ha raggiunto un accordo (quasi uguale a quello precedente). Poi ha minacciato di sospenderlo ancora se le cose con la Corea del nord non si risolvono. Insomma, li tiene per la cravatta. Però mettetevi nei panni di quel povero Moon.

 

Dietro al piano di Macron di rendere la Francia all'avanguardia per la ricerca sull'Intelligenza artificiale ci sono due firme: la sudcoreana Samsung e la giapponese Fujitsu. Nessuna azienda cinese coinvolta, e nemmeno americana. Il che la dice lunga sulla strategia sofisticatissima di Macron.

 


 

GIAPPONE 

C'è un nuovo Godzilla a Tokyo. Alla Hibiya Godzilla Square

 

Continuano le proteste di piazza contro il primo ministro Shinzo Abe, ma sembra che le sue dimissioni siano sempre più lontane.

 

Taro Aso, ministro delle Finanze del governo di Shinzo Abe, si è scusato (scusato!!!) con i giornali. Qualche giorno fa, infatti, si era lamentato del poco spazio dedicato dai media alla firma del Trans Pacific Partnership – "sotto la leadership giapponese" – rispetto a quello dedicato allo "scandalo Moritomo" (che cosa sia lo scandalo e cosa c'entri Aso lo spiegavo qui). Poi qualcuno gli ha fatto notare che era stato un commento inopportuno, visto il suo coinvolgimento nel casino dei documenti falsificati.

 

Due fratelli, due ex primi ministri della Thailandia. Yingluck Shinawatra e suo fratello Thaksin Shinawatra, dopo aver viaggiato in Cina sono arrivati a Tokyo per presenziare a un evento. Sono entrambi fuggitivi, ma durante la cerimonia pubblica nella capitale giapponese hanno chiaramente parlato del bisogno di un ritorno alla democrazia in Thailandia. Bisognerà vedere se il governo di Tokyo aveva previsto questa presa di posizione, e se sarà coinvolto.

 

Fast Retailing, l'azienda che possiede, tra gli altri, il marchio di abbigliamento Uniqlo, sta spostando la produzione dalla Cina verso il sud-est asiatico, soprattutto in Vietnam, ma anche in Indonesia e Bangladesh. In Cina il costo della manodopera sta aumentando.

 

Sembra che i giapponesi siano sempre meno "preparati" al matrimonio, proprio come è successo alla principessa Mako. E quindi si organizzano corsi dove si insegna ai mariti a fare i mariti e ai padri a fare i padri - pure se non hanno nessuna relazione.

 

Parliamo di cibo e arte. Perché è soprattutto in Giappone che il cibo diventa arte. Andrea Fazzari è una fotografa americana di origini italiane di base a Tokyo. Lavora soprattutto nel settore food, ma non solo. Ha collaborato con i migliori chef del mondo. Ha appena pubblicato "Tokyo New Wave: 31 Chefs Defining Japan's Next Generation, with Recipes", un ritatto degli chef più promettenti del Giappone. Metropolis le dedica un lungo articolo, e merita.

 

Già che ci siamo, un bicchiere di vino giapponese, dalla prefettura di Nagano. Una vite che cresce grazie ai Big Data.

 


 

The Throne

Ogni settimana, notizie utili dal Trono del Crisantemo

L'imperatore Akihito (84 anni) e l'imperatrice Michiko(83 anni) hanno compiuto il loro ultimo viaggio imperiale. Sono stati per l'undicesima volta a Okinawa, e forse non a caso. La più ribelle delle prefetture giapponesi li aveva accolti la prima volta negli anni Settanta a suon di molotov. Eppure secondo molti pettegolezzi Akihito ha sempre avuto una passione per le isole del sud, che prima facevano parte del Regno delle Ryūkyū. Dal 30 aprile del prossimo anno la coppia imperiale sarà ufficialmente in pensione.

 

Qui c'è un ritratto di Michiko, l'imperatrice senza voce.

 

Intanto continua la complessa definizione delle cerimonie e dei rituali che, il prossimo anno, sanciranno l’arrivo sul Trono del Crisantemo del prossimo Imperatore del Giappone. Il governo di Tokyo ha stabilito che l'intronazione di Naruhito avverrà il 22 ottobre del 2019. 

 


 

CINA

Torniamo a parlare del riavvicinamento tra la Cina e il Vaticano. Quali sono gli sviluppi? Qualche giorno fa sono iniziate a circolare voci su un accordo "ormai nelle fasi finali" che sbloccherà le relazioni diplomatiche interrotte da decenni e che dovrebbe essere firmato nel giro di poco tempo. Le dichiarazioni al Global Times del vescovo cinese Joseph Guo Jincai, però, sono state smentite dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke. Negli stessi giorni il monsignore Guo Xijin, vescovo ordinario di Mindong e riconosciuto dalla Santa Sede ma non dal governo di Pechino, è stato arrestato per una notte, e poi si è rifiutato di compiere le celebrazioni pasquali con l'altro vescovo non riconosciuto dal Vaticano, tecnicamente scomunicato. Un bel caos diplomatico che Papa Francesco vuole risolvere a tutti i costi.

 

"Il viaggio di Kim a Pechino di fatto annuncia anche il viaggio del Papa in Cina", ha detto al Sussidiario Francesco Sisci, giornalista e docente nella Renmin University of China.

 

Secondo gli analisti, è poco probabile che i consumatori americani si ritroveranno con i prezzi di iPhone e laptop più alti dopo i dazi annunciati da Donald Trump sulle merci importate dalla Cina.

 

Lo chiamano Jack lo Squartatore. Gao Chengyong, 54 anni, è stato ritenuto colpevole di aver ucciso undici donne e di averne mutilato i cadaveri tra il 1988 e il 2002.

 

"Giovedì mattina sotto la statua di Carlo Goldoni in campo San Bartolomeo, un gruppetto di cinesi ha iniziato a banchettare", scrive il Gazettino, "Due veneziane hanno alzato la voce richiamando all'educazione gli sprovveduti che però le guardavano senza capire cosa stessero facendo di sbagliato. 'Vergognatevi, siete sotto un monumento storico, non si può mangiare per strada'". La notizia è finita su Shanghaiist.

 


 

Altre storie

Indonesia. C'è un partito, guidato da una giovane ex giornalista e personaggio televisivo, Grace Natalie, che merita molta attenzione. E' il cosiddetto "partito dei Millennials", nato in Indonesia nel 2014 e che pian piano sta crescendo. Riuscirà a convincere l'opinione pubblica?

 

"Il pluralismo è nel dna dell'Indonesia, l'islam in Indonesia è sempre stato pacifico e tollerante, e niente potrà cambierà questo, nessun gruppo potrà minacciare la pace e l'armonia del nostro paese. Lavoriamo costantemente con leader religiosi e gruppi comunitari per combattere l'estremismo". Lo ha detto il presidente indonesiano Joko Widodo in una bella intervista con l'Asian Review, che è un po' il manifesto programmatico della sua campagna elettorale che finirà tra esattamente un anno, con le elezioni presidenziali.

 

Filippine. E' tempo di Via Crucis, e nel paese più cattolico del mondo le cose si fanno particolarmente realistiche. A San Pedro Cutud, 70 chilometri a nord di Manila, ogni anno si rievoca l'uccisione di Gesù Cristo crocifiggendo dei fedeli (uno quest'anno è stato crocifisso per la trentaduesima volta). Una manifestazione cruenta e perfino turistica, non approvata ufficialmente dal Vaticano.  

 

Si parla tantissimo di Jollibee, il fast food filippino che ha aperto a Milano e dove per mangiare bisogna fare un paio d'ore di coda (non sempre, specificano i giornali). Come si mangia lo scrivono qui, per capire invece che storia abbia la più grande catena gastronomica filippina, leggete qui.  

 

Cambogia. La virata autoritaria del primo ministro Hun Sen è ormai certificata dalle sanzioni applicate dall'Unione europea e dagli Stati Uniti in vista delle elezioni di luglio. Se Phnom Penh è molto vicina a Pechino, sembra che anche il Giappone continuerà a sostenere il governo di Hun Sen.

 

Intanto due giornalisti di Radio Free Asia – chiusa dal governo lo scorso anno - sono stati accusati di pornografia dopo essere stati già accusati di spionaggio.

 

Myanmar. Amal Alamuddin Clooney, l’avvocatessa libanese specializzata in diritto internazionale e diritti umani, ha annunciato che difenderà i due giornalisti dell’agenzia di stampa Reuters detenuti in Myanmar dal dicembre scorso. #freeWaLoneAndKyawSoeOo

  

  

Myanmar. Nel 2014 un gruppo di ricercatori dello Smithsonian Institution ha iniziato a tracciare con dei collari gps gli elefanti del Myanmar, anche per controllare la loro convivenza vicino agli insediamenti umani. Ma su 19 elefanti monitorati, in poco tempo alcuni avevano iniziato a sparire nel nulla, e quindi il gruppo, guidato da John McEvoy, era andato a cercarli nella giungla. "Quando hanno trovato le carcasse, hanno scoperto che i pachidermi erano stati macellati da professionisti, la pelle era stata rimossa professionalmente, a volte anche i piedi e le orecchie", ha spiegato McEvoy. "E' abbastanza sconvolgente vederlo dal vivo, in particolare per il popolo birmano che ha una buona interazione con gli elefanti". Da decenni le popolazioni di elefanti, sia africani sia asiatici, sono minacciate dalla corsa all'avorio. Se quel mercato però ha subìto una stretta notevole, anche grazie al coinvolgimento del governo cinese, da qualche anno la medicina tradizionale asiatica ha iniziato a interessarsi sempre di più alla pelle dei pachidermi, che è diventata un prodotto costoso e desiderabile. Il reportage completo è qui.

 

India. Lo scorso anno, alcuni scienziati che facevano ricerche nel parco nazionale di Nagarhole, nello stato del Karnataka, hanno filmato un elefante che ingeriva carbone da un'area andata a fuoco e poi sputava fuori la cenere, per cui l'impressione era che l'elefante stesse fumando. Un comportamento anomalo, che gli scienziati ancora non riescono a spiegarsi, e potrebbe significare che per i pachidermi il carbone in qualche modo ha effetti benefici sulla salute.

 

Thailandia. A proposito di elefanti. Il King's Cup Elephant Polo Tournament è un torneo di polo con gli elefanti. Un "evento imperdibile" per la high society thai. Si tratta innanzi tutto di un evento benefico, arrivato alla sedicesima edizione, e le squadre arrivano da tutto il mondo (perfino dall'Italia) per parteciparvi. L'obiettivo ufficiale è quello di "salvare gli elefanti thailandesi". Quest'anno l'organizzazione avrebbe raccolto più di un milione e mezzo di dollari, se non fosse che poi si è messa di mezzo Peta. E ha mostrato quali sono i trattamenti ricevuti dagli elefanti che vengono usati per "giocare a polo". Il video è questo, ma fa abbastanza male guardarlo. E così, hanno perso pure gli sponsor, tra cui i due italiani: "In risposta alle oltraggiose riprese video pubblicate dalla PETA Asia che mostrano gli ammaestratori mentre picchiano ripetutamente gli elefanti per il King's Cup Elephant Polo Tournament 2018 all'Anantara Riverside Bangkok Resort in Thailandia, il Gruppo Piaggio, produttore dei motorini Vespa, e il Gruppo Campari, produttore di Aperol e Campari, entrambi sponsor dell'evento, hanno informato la PETA che non sosterranno più questa competizione crudele che si pubblicizza come un evento di beneficenza per gli elefanti".

 


 

Il primo ministro Narendra Modi è un entusiasta dello yoga. Diciamo pure che lo yoga è il suo soft power: la strategia di riportare l'India alla tradizione passa anche per la medicina (qui c'è un lungo pezzo di Miavaldi sul Manifesto che vi spiega tutto). E quindi prima o poi doveva succedere: è uscito una specie di tutorial in cui Modi stesso spiega, in forma di cartone, come fare yoga ogni mattino.

 

Occhio però. Perché Modi è pure quello che ha lanciato l'app NaMo, e che ora è accusata di aver rubato un sacco di dati personali di chi l'ha scaricata. Una specie di Cambridge Analytica.

 

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.