C'è una crisi democratica in Asia?

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18 Novembre 2017 alle 18:07

C'è una crisi democratica in Asia?

La Bodyguard Unit del primo ministro cambogiano

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IN PRIMO PIANO: C'È UNA CRISI DEMOCRATICA IN ASIA?

 

La Bodyguard Unit del primo ministro cambogiano, fondata nel 2009 anni fa da Hun Sen. E' un vero corpo d'armata super addestrato, alle dirette dipendenze del primo ministro. Durante l'ultimo anniversario della fondazione, il comandante Hing Bun Heang ha detto: "Qualcuno ha detto che abbiamo solo 50 carri armati, e invece ne abbiamo 100" – questo nel caso vi venga in mente di deporre in modo non democratico il primo ministro (Xinhua/Sovannara)


  

Negli ultimi giorni si parla sempre più spesso di Cambogia. Chi segue Katane sa che seguiamo i movimenti del paese già da un po', ma l'ultima notizia che viene da Phnom Penh ha fatto il giro del mondo: la Corte suprema ha infatti annunciato ieri la dissoluzione del più importante partito d'opposizione, il Partito del riscatto nazionale (PRNC), che quindi non potrà partecipare alle elezioni del prossimo anno”.

 

E' una cosa che ci coinvolge? Che ci interessa? Dovrebbe, un po' come gli starnuti sono i sintomi del raffreddore. L'impressione, a leggere i quotidiani liberal di mezzo mondo, è che in Asia ci sia una battuta d'arresto nel processo di democratizzazione di alcuni paesi. In Cambogia il primo ministro Hun Sen negli ultimi mesi ha silenziato l'opposizione, chiuso alcuni media, messo in carcere per spionaggio due giornalisti e fatto espellere alcune ong.

 

Per capirci qualcosa di più ne ho parlato con Massimo Morello, che non solo è uno dei migliori in circolazione, ma frequenta la Cambogia già da un bel po'. Secondo Morello “di sicuro Hun Sen vuole mantenere saldo il suo potere ed eliminare possibili concorrenti: alle elezioni del prossimo anno il partito d'opposizione rischiava di prendere parecchi voti”. D'altra parte, però, c'è una considerazione da fare: quando il Guardian scrive che il governo sta “uccidendo la democrazia” a Phnom Penh bisogna capire che la democrazia, come la intendiamo noi, è un concetto molto diverso in Cambogia, un paese dove lo stesso primo ministro governa ininterrottamente dal 1998.

 

“Quando ti dico che qui nel sud-est asiatico nulla è come sembra è perché in questa parte di mondo è tutto ambiguo e sfumato, soprattutto in Cambogia”, dice Morello. “E per capire la strategia di Hun Sen si deve tornare indietro nel tempo, alla guerra in Vietnam. Hun Sen è un ex khmer rouge che si consegnò ai vietnamiti e venne addestrato nell’Esercito di liberazione popolare negli anni Settanta. Quando i vietnamiti invasero la Cambogia lui si trovò in una situazione di potere. Nel frattempo, poi, gli americani non avevano fatto niente contro i Khmer Rouge perché in quel momento la priorità erano i nemici vietnamiti. Gli Stati Uniti hanno fatto errori strategici enormi. E tutto questo Hun Sen se lo ricorda. Prendi i vari partiti di opposizione: non è un mistero che siano appoggiati oggi da alcune lobby americane, il che crea ovviamente una certa tensione”. E' per questo che subito dopo l'elezione di Trump si sta avvicinando sempre di più a Xi Jinping? “Certo, Obama in Asia rompeva le scatole sui diritti umani ma poi apriva la borsa. Trump è arrivato in Asia e non ha detto nulla sui diritti umani, ma non ha nemmeno promesso soldi. La Cina oggi è l'alleato naturale – anche se un po' ironico, Pechino che si allea con uno che ha combattuto gli khmer!”. Poniamo che le grandi aziende del tessile occidentali smettano, per protesta, di fare affari in Cambogia, che succederebbe? “Produrrebbero per qualche altra azienda cinese”.

 

“La Cambogia è un paese che si sta sviluppando, sta crescendo, in cui la gente sta meglio rispetto a come stava prima. Si sta formando una classe media. Certo, c’è una deriva autoritaria, impossibile negarlo, ma se pensiamo che questi paesi stessero diventando democratici, era solo una nostra pia illusione occidentale”. Morello ne scriveva qualche tempo fa pure qui.

  


 

OKINAWA, UN REPORTAGE

  

 

Siamo andati a vedere che aria tira a Okinawa, la prefettura più a sud del Giappone. Nell'isola principale, al nord, i cittadini si scontrano da anni con il governo centrale per la presenza sempre più pressante dei militari americani. Più a sud, invece, sull'isola di Ishigaki – l'isola che amministra le Senkaku – i giapponesi cercano di difendere quello che considerano il proprio territorio dalle mire cinesi. Insomma, a Okinawa non ci si annoia. Soprattutto si mangia un maiale spettacolare. Ho scritto (quasi) tutto in questo longread

 


 

Secondo il Libro bianco del ministero della Giustizia i crimini nel 2016 in tutto il territorio giapponese sono scesi sotto un milione (UN MILIONE) il dato più basso dal Dopoguerra (nella foto: 16 gennaio 1980, Paul McCartney  viene arrestato per possesso di marijuana al suo arrivo all'aeroporto di Tokyo)

 


 LA SETTIMANA


 

PENISOLA COREANA
 

Mentre tutti pensavano che Pyongyang fosse isolata più che mai, non lo era per niente. Per quattro volte nell'ultimo anno ufficiali nordcoreani si sono incontrati con Suzanne DiMaggio, che è una di quelle negoziatrici che lavorano nell'ombra e quasi sempre con paesi con cui l'America non vuole avere a che fare ufficialmente. Nello specifico, Iran e Corea del nord. La DiMaggio ha raccontato a Politico un sacco di dettagli sugli incontri con i funzionari nordcoreani, per esempio del fatto che volessero sapere, ogni volta, che tipo di strategia volesse davvero adottare Trump. Siccome un'intervista del genere, con una personalità del genere, di solito di per sé è la notizia, bisognerebbe domandarsi perché la DiMaggio l'abbia rilasciata proprio in questa settimana. La potete leggere tutta qui.

 

E' iniziato oggi il viaggio dell'inviato speciale cinese in Corea del nord. Lui è Song Tao, capo del Dipartimento degli Affari esteri del Partito. Era già stato inviato a Pyongyang nel 2015. Ma soprattutto, Song Tao, in quanto ex viceministro degli Esteri, è l'uomo che nel 2010 iniziò la guerra di propaganda contro il Giappone per le isole Senkaku. Mi sa che Tokyo non è molto contenta di quest'apertura di dialogo.

 

Intorno alle tre e un quarto del pomeriggio di lunedì, un soldato della Corea del nord è arrivato con una jeep militare fino al villaggio di Panmunjom, nella Zona demilitarizzata, sul 38° parallelo. Quando il veicolo è caduto nella fossa di drenaggio ha proseguito a piedi e ha superato il confine, nonostante gli spari dei suoi commilitoni. Abbiamo raccontato la sua storia qui. La novità è che il medico dell'ospedale sudcoreano dove è ricoverato ha scoperto una cosa "che non avevo mai visto in tutta la mia carriera": un parassita di ventisette centimetri che viveva dentro di lui.

 

E a proposito di diritti umani e fame, ché a volte a forza di parlare di missili balistici e nucleari ce ne dimentichiamo: Anna Fifield del Washington Post ha intervistato 25 cosiddetti "disertori" nordcoreani, che raccontano come è cambiata la vita sotto Kim Jong-un. Un long read straordinario e terribile allo stesso tempo.

 

E a proposito di vecchie ossessioni e di stranieri e nazionali di calcio: il New York Times ha messo in prima pagina i due calciatori nordcoreani che militano nelle nostre squadre maggiori. E niente, non posso non ricordarvi che tutto l'affare molto strano dei calciatori nordcoreani è nato da questa inchiesta del Foglio del marzo 2016.

 

***

 

C'è stato un forte terremoto nel sud-est della penisola coreana, in Corea del sud. Ci sono 1.500 sfollati e decine di feriti. Almeno un paio di scosse hanno superato il 5 grado della scala Richter, e il temutissimo esame di ingresso nei college è stato spostato. Il problema è che la Corea del sud non è un paese tradizionalmente considerato sismico. Quindi la domanda che tutti si stanno ponendo adesso è: siamo preparati per affrontare i terremoti? Secondo gli esperti, questo sisma sarebbe comunque legato all'evento dello scorso anno che ha colpito il paese, ma soprattutto al disastro del Tohoku dell'11 marzo 2011.

 

Ci sono due ex spie al servizio dell'ex presidente Park Geun-hye che sono stati condannati per corruzione. Distraevano fondi dell'Intelligence per scopi politici e a volte personali.

 

Attualmente vivono in Corea del sud 1,76 milioni di stranieri, il 3,4 per cento della popolazione. Il dato è in aumento, e dovrebbe far riflettere il vicino Giappone.

 

Chi vince, secondo voi, una gara tra veicoli senza pilota e veicoli con pilota umano? Ci hanno provato a Pangyo.


  

GIAPPONE

 

La prima notizia, cioè quella che ci interessa di più, è che c'è stato il primo via libera da parte delle autorità giapponesi all’export nel paese di prodotti made in Italy a base di carne bovina. Vuol dire: possiamo esportare la bresaola!

 

Secondo il partito di maggioranza, della riforma della Costituzione si parlerà dopo il nuovo anno.

 

Fondare un partito, perdere le elezioni, dimettersi da leader del partito. Il tutto in poco più di un paio di mesi. Yuriko Koike è tornata a fare a tempo pieno la governatrice di Tokyo.

 

Un merito Trump in Asia l'ha avuto: il piccolo locale Munch's Burger Shack di Shinbashi, a Tokyo, ha sempre la coda di clienti in attesa fuori. E il motivo è che lì si è fermato per mangiare "un panino" proprio Trump, durante il suo viaggio nella capitale giapponese. Il locale comunque era già famoso per essere la migliore hamburgeria della zona.  

 

Due cose di disintermediazione che meritano una lettura. In Giappone l'Antitrust sta facendo la guerra a AirBnb – che per esperienza personale posso dire che funziona benissimo, grazie anche alla proverbiale ospitalità dei giapponesi che fa parte della cultura. Dall'altra parte c'è la guerra dei tassisti contro Uber. Sembrava vinta in partenza, visto che difficilmente c'è un servizio più confortevole dei taxi a Tokyo (a meno che non piova, ma quello dappertutto, shit happens) ma dovreste leggere questo gran ritratto-intervista di Ichiro Kawanabe, che dirige l'agenzia di taxi più grande di Tokyo, la Nihon Kotsu Co., e che ha messo su una start up per fare un'app per prenotare i taxi. La cosa più bella di Kawanabe è lo spirito di iniziativa, la sana concorrenza tipo: noi non vogliamo avere nemici, ma dai nostri competitor impariamo gli errori.

 

Sempre per parlare di stranieri e sport nazionali, secondo voi qualcuno in Giappone ha tirato fuori la nazionalità della rockstar del sumo, dopo che ha dato una bottigliata in testa a un collega? Sul caso comunque ci sono delle novità di rilievo.

 

Avete presente quella storia ripresa da tutti i giornali sulla compagnia che si scusa perché il suo treno è partito venti secondi in anticipo? Magdalena Osumi, collega del Japan Times, scrive su Twitter una cosa sacrosanta: "My train often leaves earlier than it should and no one apologizes. Other operators apologize every day for constant delays. That is reality in Japan".

 

Alla fine, in Giappone, si continuerà a fumare nei locali.

 


 

CINA

 

Gli esempi di integrità da premiare, secondo Xi Jinping: promuovere lo sviluppo etico-culturale socialista in una nuova epoca, studiare e attuare l'essenza del XIX Congresso nazionale del Partito, ma soprattutto studiare e pubblicizzare il pensiero di Xi.

 

Il New York Times ha pubblicato un'inchiestona sul Milan e il suo nuovo proprietario Li Yonghong. Che cosa ha scoperto? Che forse Li non è il miliardario che ha detto di essere – ma questo si sospettava già. "I giornalisti del maggiore quotidiano americano si sono scomodati per andare a vedere se al quartier generale della Guizhou Fuquan Group, di cui nel cv diffuso da AC Milan Li risulta proprietario (a presunta conferma della sua solidità finanziaria che la stampa cinese ha più volte sconfessato), ci fosse per caso qualcuno. Gli uffici sono vuoti", scrive Alessandra Spalletta su Agi.

 

Dopo la visita di Donald Trump in Asia, ormai il maschio alfa qui è Xi Jinping, scrive Morello sul Foglio. "La debolezza della posizione di Trump (nel preferire gli accordi bilaterali) appare ancora più evidente quando confrontata con le reazioni positive ricevute da Xi Jinping, il quale ha individuato in una maggiore apertura la chiave per il progresso economico regionale", scrive Gaia Rizzi su AffariInternazionali.

 

Il ceo di China Literature, piattaforma ebook tipo il Kindle Store di Amazon ma più grande, racconta a Caixin come si sta trasformando l'editoria cinese e il business dei diritti cinematografici.

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