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Perché bisogna minacciare la fine dell'Euro per raddrizzare l'Europa, dice Emanuele Emanuele, presidente di Fondazione Roma

"Non avrei paura di affiancarmi con una nuova visione all'attuale struttura monetaria dell'Europa, ritornando alla lira che si potrebbe affiancare all'euro", ha dichiarato durante il convegno "Una nuova concezione dell'ordine mondiale: gli Stati Uniti (politici) d'Europa".

27 Gennaio 2016 alle 20:32

Perché bisogna minacciare la fine dell'Euro per raddrizzare l'Europa, dice Emanuele Emanuele, presidente di Fondazione Roma

Il presidente di Fondazione Roma, Emanuele Emanuele

O l'Unione europea cambia, riscopre la sua identità comune e supera la sua visione attuale prettamente monetaria, o tanto vale uscirne e ritornare alla lira. E' il presidente della Fondazione Roma, Emanuele Emanuele, a dirlo durante il convegno "Una nuova concezione dell'ordine mondiale: gli Stati Uniti (politici) d'Europa" tenutosi oggi all'auditorium Conciliazione di Roma: "Non avrei paura di affiancarmi con una nuova visione all'attuale struttura monetaria dell'Europa, ritornando alla lira che si potrebbe affiancare all'euro".

 

Una posizione forte che cerca di provocare una reazione nella politica italiana affinché torni a giocare un ruolo centrale nelle decisioni europee e nel dibattito attorno al futuro del'Unione.

 

Non una provocazione fine a se stessa, quella del presidente della Fondazione Roma, ma un piano preciso che parte dalla consapevolezza che non ci può essere una grande Europa senza una grande Italia: "Cambiare le regole che stanno caratterizzando la nostra politica economica, che è genuflessa di fronte ai diktat europei. Dobbiamo avere il coraggio e la capacità – continua Emanuele – di dire che così non si va da nessuna parte. Liberarsi finalmente dalla oppressione di uno Stato burocratico che paralizza le iniziative dei privati e che permetta di dispiegare quelle forze disponibili a dare una mano al Paese. Terzo, bisogna negoziare duramente con l'Europa, che così come è non è quella che vogliamo perché non risponde ai criteri fondamentali per cui aderimmo alle origini".

 

Un cammino che deve partire innanzitutto dal nostro paese, dalle riforme necessarie per uscire dalla crisi: "Questo governo continua a ripeterci che i problemi sono risolti, ma invece sono tutti lì. Tutte le riforme sono in fase di elaborazione, e le riforme già fatte non hanno portato risultati. Anche sul piano del Jobs Act non ci sono i risultati positivi che vengono detti".

 

Critiche al governo sono arrivate anche dall'ex ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, che durante il convegno ha commentato la scelta di coprire le statue dei musei Capitoli per la visita del presidente iraniano Hassan Rohani: "Abbiamo dimostrato ancora una volta di essere un paese debole, abbiamo dimostrato davanti agli occhi del mondo di non avere la consapevolezza e la fierezza di essere italiani. Abbiamo nascosto le nostre radici, abbiamo paura della nostra identità. Penso sia una delle pagine più brutte nella vita non politica ma sociale e culturale della nostra Italia. Chi lo ha fatto si deve vergognare".

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