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Fuori i sindacati dal Colosseo

Così Renzi e Franceschini possono dissequestrare la cultura senza umiliare chi ben lavora. I numi di Roma se la ridono, di fronte alla misera palude in cui giacciono, chiusi a intermittenza per sequestro sindacale, i monumenti antichi della Capitale e delle sue proiezioni storiche.

18 Settembre 2015 alle 16:45

Fuori i sindacati dal Colosseo

Meglio Franceschini che mai. E grazie perfino al premier Matteo Renzi, che non è il mio tipo ma rischia di diventarlo per via del decreto legge con cui ha promesso di liberare la cultura “in ostaggio ai sindacalisti”. I numi di Roma se la ridono, di fronte alla misera palude in cui giacciono, chiusi a intermittenza per sequestro sindacale, i monumenti antichi della Capitale e delle sue proiezioni storiche (da Pompei in giù). Ma dopo un’assemblea-blitz durata fino alle 11,30, davvero “la misura è colma” come ha finalmente scritto (su Twitter, ahilui, ma pazienza) il ministro dei Beni culturali.

 

“Non si è trattato di chiusure ma solo di aperture ritardate. Siamo dispiaciuti per i disagi ma era impossibile vietare l’assemblea” precisa la Soprintendenza. Povera, la Soprintendenza, costretta a balbettare intorno a una sguaiataggine a cielo aperto di cui l’Italia si vergogna, ricoperta com’è di biasimi e spazzatura (anche culturale). Gli scioperanti, lo ripeto ancora una volta, avranno pure le loro ragioni: problemi di organico sottodimensionato, adeguamenti contrattuali inevasi, moltiplicazione dei centri decisionali improvvisati alle loro spalle. Epperò non è più questo il punto, non a Roma per lo meno. A monte, e quando dico monte intendo quello Capitolino che è assai più importante del piccolo dosso su cui sorge Palazzo Chigi, grava da troppi anni una totale insipienza nelle nomine e nei rapporti con le Soprintendenze romane, che sono due: una del Mibac e l’altra del Comune, entrambe eccepibili e spesso in contrasto tra loro.

 

Ricordo con orrore la nomina alemanniana del medievista radiofonico Umberto Broccoli, quando era ancora possibile ingaggiare il fuoriclasse Andrea Carandini, e non mi stupisce che ancora oggi il Soprintendente emerito Adriano La Regina, uno che attribuisce la Lupa capitolina ai bronzisti medievali, e ho detto tutto, sfidi il senso del ridicolo invocando contro i sindacati l’aiuto di “un’associazione di ex carabinieri volontari”. Prima di investire i turisti, le slavine partono sempre dalla cima delle istituzioni.

 

[**Video_box_2**]Bene dunque Franceschini, che è uno scrittore Gallimard, e benissimo Renzi che non è colto ma fa niente, sempre che questo non sia perfino un suo atout risolutivo. Tardi ma bene, il decreto per inserire i musei e i luoghi della cultura aperti al pubblico fra i servizi pubblici essenziali. Che tradotto significa: precettazione precettazione precettazione. E tuttavia conosco il pollaio almeno quanto i miei polli, so che dietro l’angolo di una scelta divisiva e coraggiosa esiste l’illusione di scambiare i buoni lavoratori con le loro cattive rappresentanze. Disintermediare, nella foresta selvaggia dei Beni culturali, è un dovere non più rinviabile. Idem per le così dette spese improduttive. Ma è necessario anche prendere di petto la madre delle questioni: limitandoci alla sola archeologia, Renzi e Franceschini e, suo malgrado, il sindaco Marino siedono su un tesoro ineguagliabile e capacissimo di autofinanziarsi, se ben gestito e opportunamente dotato di risorse. Per non dire dei piccoli poli museali sconosciuti ma così eccellenti che attraggono finanziamenti europei (uno di questi è a Ugento, ne scriverò presto), o di tante piccole Pompei pronte a rifiorire. E’ il momento di dirne, ad alta voce, e per una volta in coro con Renzi e Franceschini, prendendoli in parola.

 

Alessandro Giuli

Alessandro Giuli nasce a Roma il 27 settembre del 1975. Maturità classica e studi filosofici, viene sradicato dall’Università nel 2000 per entrare alla redazione del Foglio rosa del lunedì e istruito nella scrittura giornalistica da Giorgio Dell’Arti. Nel 2004 entra al Foglio come redattore di politica interna. Nel 2007 pubblica con Einaudi “Il passo delle oche”, pamphlet sulla destra postfascista dedicato dall’autore ai propri nonni di Salò. Dal 2008 è vicedirettore del Foglio. Dal febbraio 2015 al gennaio 2017 è condirettore.

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