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Le vittime collaterali della "Terra dei fuochi". Integrazioni

I fuoriclasse del "giustizialismo catodico", respingendo con disprezzo il  “garantismo” - che è poi un richiamo alle regole, al diritto, alla Costituzione, come elemento debilitante nella lotta alla mafia - non solo, hanno ottenuto un vantaggio per la camorra, ma, come ricordava Brambilla, l'affossamento dell'economia campana.

10 Marzo 2015 alle 16:31

Le vittime collaterali della "Terra dei fuochi". Integrazioni

Al direttore - Ho letto con molto interesse l'articolo pubblicato sul suo giornale mercoledì scorso da Alberto Brambilla, dal titolo "Non finisce la lista di vittime collaterali del 'Teorema dei fuochi'" sulla grande bufala dell'agricoltura avvelenata in Campania. Vorrei solo permettermi di integrare il bel pezzo di Brambilla, richiamando l'attenzione su un dato paradossale della Storia; storia della Terra Laboris, storia d'Italia.

 

In epoca Fascista - quindi assolutista e antidemocratica - la Piana Campana, per le sue qualità straordinarie di veracità, fu bonificata integralmente in base alla legge Mussolini del 1928. Furono restituite all'agricoltura estese aree di aquitrini, le acque furono canalizzate e vennero trovati degli sfoci a mare, nei Regi Lagni e nel Lago di Patria. Si scoprirono città antiche e obliterate come Volturnum, Liternum e altri reperti archeologici di grandissima importanza; un lavoro colossale, straordinario.

 

Nello stesso periodo fu realizzato il miglior Piano Regolatore che Napoli abbia mai avuto: il piano del '39, definito da un trotskista (!) come Amadeo Bordiga "intelligentissimo e nobile". In quegli stessi anni, la città fu riorganizzata magnificamente dall' Alto commissario per la città e la provincia  Michele Castelli (15 agosto 1925-1° marzo 1932). Poi vennero i partigiani e l'antifascismo (quindi i governi "liberali" e "antifascisti"); e Il "partito unico del fascio" cedette il governo al "fascio unico dei partiti" (per dirla con Marco Pannella).

 

Fu così che la Piana Campana, l'antica Provincia della Terra Laboris, nel giro di pochi anni, spregia progressivamente lo straordinario lavoro del Regime, sputtanando il Piano Regolatore fascista definito dai comunisti "intelligentissimo e nobile", e trasformandosi velocemente nella cosiddetta "Terra dei fuochi"; dove "s'è cercato ciò che non si vede (veleni interrati), quel che non c'è (radiazioni), prostrando un'economia senza debellare il problema principale per la cittadinanza: i roghi di rifiuti, i "fuochi" appunto" (Alberto Brambilla).

 

Il decreto interministeriale sulla cosiddetta "Terra dei fuochi" infatti, approvato dal Senato il 5 Febbraio, proibisce di coltivare solo 15 ettari ricadenti in 57 comuni degli 88 considerati a rischio. Dunque, solo 15 ettari su 42 circa, risultano effettivamente "inquinati".

 

Eppure la stampa "de sinistra" e le televisioni, diramando comizi dei pentiti a reti unificate, ci avevano raccontato altro; cioè che tutti i 500mila ettari della superficie agricola Campana erano infestati.

 

I fuoriclasse del "giustizialismo catodico", respingendo con disprezzo il  “garantismo” - che è poi un richiamo alle regole, al diritto, alla Costituzione, come elemento debilitante nella lotta alla mafia - non solo, hanno ottenuto un vantaggio per la camorra, ma, come ricordava Brambilla, l'affossamento dell'economia campana; una dovizia rinnegata come monnezza; 500.000 ettari di superficie agricola, che, insieme alla Puglia e alla Catalogna, vantava essere uno dei tre grandi poli agroalimentari europei.

 

Caro direttore, la domanda che sorge è retorica: ma non era meglio quando si stava peggio?

 

Enrico Salvatori, conduttore di "Overshoot", rubrica su Ambiente e Territorio di Radio Radicale

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