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Decalogo semiserio degli argomenti su cui i comici non potranno più scherzare

Basta battute su gay, governo e Rio delle Amazzoni

2 Febbraio 2019 alle 06:00

Decalogo (più o meno) di quello su cui i comici non potranno più scherzare

Alexandra Paul in Dragnet (1987)

Vista la nuova sensibilità dell’opinione pubblica in alcune democrazie mature, la comicità deve cambiare. A non gradire più chi fa il cretino sul palco sono in molti. Non ultimo, sbattono fuori dalle università americane i comici che scherzano sui grandi obesi. Ma ecco l’elenco completo di argomenti che un comico non può più trattare:

 

Religione. In effetti per noi cattolici praticanti dà fastidio quando qualche miliardario comunista scherza sui nostri valori.

 

Omosessualità. Meglio non avere pezzi in repertorio su questo. Ricordiamo che le comunità LGBT quasi facevano chiudere la Barilla per uno spot che faceva vedere la famiglia tradizionale. Io, pur iscritto all’Arcigay di Lambrate, ero contro. Mentre ai tempi della stepchild adoption, la pubblicità del Gaviscon faceva vedere due uomini.

 

Non si può parlare del governo in carica né fare la caricatura dei ministri.

 

Non si può correre dietro ai parlamentari e irriderli perché non sanno la data della battaglia di Lepanto (pena prevista 5 anni di confino su un’isola a un chilometro di distanza da quella di noi pederasti, per cui è un attimo sorprenderli nel sonno).

  

Vietatissimo mettere in dubbio le tesi di Travaglio, Al Gore, del mio amico geologo Tozzi e di tutta la compagnia di giro della decrescita felice.

 

Vietato parlare male di Mario Draghi, che se non era per lui adesso eravamo ad accendere il fuoco nei bidoni per strada sia per scaldarci sia per mangiare.

 

Non è opportuno scherzare sull’Unione europea: tutti abbiamo un parente che alza il gomito, e gli vogliamo bene.

 

Anche sul Rio delle Amazzoni è meglio lasciar perdere, in quanto i fanatici dell’ambiente potrebbero aspettarci fuori e bastonarci perché abbiamo detto che un 5 per cento annuo di disboscamento fa bene all’economia ed è un modo per stanare quei quattro coglioni che girano con lance e frecce e si sottraggono al servizio di leva obbligatorio per tutti i cittadini del Brasile (che poi tra licenze e permessi sei sempre a casa, come è giusto). Alcune scenette che hanno sempre avuto successo nei film da caserma erano quelle delle docce che ti scivolava il sapone davanti ad altri maschi… no! Basta, è sessismo, cosa c’è da ridere?

 

Anche “Rigoletto” di Verdi va abolito. I difetti fisici non possono essere presi per far ridere. Quindi tutti i video di Ciprì e Maresco vanno tolti da YouTube e i due registi mandati al confino, sempre sull’isola dei pederasti (che solo per comodità chiamiamo così).

 

Scherzare le aziende traino di una nazione è il reato più grave per un comico. La soluzione? Si prende il comico militante, gli si dà un milione di euro per fare uno spot per quella azienda e il comico di sinistra incassa. Non ringrazia, ma si compra la casa in Costa Azzurra. Da dove inizia a rompere le balle su un altro argomento, ad esempio la plastica.

 

Facciamo prima a dire cosa può fare un comico durante uno spettacolo. Sono legali i versi degli animali. Certo, bisogna imparare a farli, non è semplice come scrivere o dire che il segretario Landini è un bell’uomo. Anche sul rutto, se fatto con garbo e decoro, un comico può basare il suo show. Vogliamo scherzare sul canale di Panama che andava fatto più lungo di un metro? No, meglio non scherzare sulle grandi opere.

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