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Brasile 2014: Neuer e il ritorno del portiere-libero. Ecco quando si parava anche coi piedi

1 Luglio 2014 alle 00:00

Il portiere tedesco Manuel Neur ieri sera contro l'Algeria ha dimostrato una cosa: il ruolo del portiere-libero esiste ancora. L'avevano etichettato come residuo zemaniano, criticato, marginalizzato, deriso. "Il portiere deve stare in porta e parare" diceva Sacchi. Divenne dogma. Solo Zeman osò incrinare l'insegnamento. Guardiola anche, ma in silenzio, considerandolo solo estensione del suo Tiki-taka, contorno, non portata principale.

Neuer è moderno, alto, forte, veloce, tatticamente raffinato. Neuer è antico. Gioca all'attacco, esce, spazza, mena se c'è da menare, le prende quando c'è da prenderle. Sta zitto. Ogni tanto sbaglia. Ma è normale, corre e non è comune ormai per un portiere. In porta ci sta se deve; se c'è bisogno avanza, diventa essenziale quando si gioca con un difesa alta, con una squadra iper offensiva dove tutti cercano di attaccare.

Quattro sono le caratteristiche necessarie per essere Neuer: tempismo e corsa, piede e capacità di leggere l'azione. Neuer è l'ultimo interprete di una lunga serie, di una storia iniziata negli anni 50, quando in Ungheria si rinnovò il calcio.

Ecco le tappe...

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