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20 anni senza Ayrton Senna

1 Maggio 2014 alle 00:00

Vent'anni fa moriva Ayrton Senna. Senna non è stato solo un pilota, è stato qualcosa di più. Vederlo guidare, vederlo dentro una Formula 1 battagliare con quel manipolo di piloti incredibili che si sono intervallati durante il periodo che andavaa cavallo tra la metà degli anno 80 e l'inizio dei 90, era qualcosa che trascendava dal mero automobilismo, era qualcosa di più. Senna è stato raziocinio e istinto, velocità pura e incredulità, l'unico pilota della storia della Formula 1 moderna capace di emozionare senza remore e indecisioni. Quando correva Senna esisteva il partito unico dell'ammirazione. Poteva vincere Mansell o Prost, Hill o Piquet, il risultato non importava, Ayrton Senna era comunque e in ogni caso il migliore, l'unico che riusciva a rapire l'attenzione quasi fideistica degli spettatori. Sorpassi, staccate al limite, serie di giri veloci senza sosta, il pilota brasiliano riusciva in ogni caso a sgretolare l'anonimato corsaiolo in qualche modo. Non Villeneuve, ma nemmeno Stewart, non Hunt, ma nemmeno Lauda, Senna era il giusto mezzo tra tutti i campioni delle quattro ruote. Grande cuore ma cervello fine da calcolatore, velocità estrema ma capacità di valutare le situazioni di corsa, sorpassi incredibili ma mai fuori da ogni logica.

Ayrton Senna se ne è andato a Imola alla curva del Tamburello, il primo maggio del 1994. Un incidente assurdo, insensato. Se ne è andato in uno dei fine settimana più neri della storia della Formula Uno, pochi giorni dopo Roland Ratzemberger, pilota austriaco dalle buone capacità, ma alle prime armi. Se ne è andato come tanti uomini a quattro ruote, pagati, certo, per rischiare la morte tra le lamiere di bolidi impazziti, ma non per questo meno uomini degli altri. E poco importa se non avrebbe mai pensato "che era tutto finto / che un vincitore vale quanto un vinto", come cantava Lucio Dalla, perché Senna era uomo da competizione e da vittoria. Ci piace ricordarlo così, con queste parole. Perché Senna era soprattutto un uomo, e tanto per storpiare Claudio Lolli "è bello sapere che siamo delle bestie imperfette e un poco del meglio che forse possiamo fare è baciare le ragazze e poi, e poi tenerle strette
e poi amare molto Senna e imparare a guidare".

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