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Ustica, depistaggi e missili

22 Ottobre 2013 alle 00:00

La "significativa attività di depistaggio" attorno alla strage di Ustica avvenuta la notte del 27 giugno 1980 quando precipitò il Dc 9 dell'Itavia può avere contribuito concretamente a determinare il fallimento dell'Itavia stessa. Questo il giudizio della Cassazione che, a distanza di 33 anni dal disastro aereo sembra dare giustizia "post mortem" ad Aldo Davanzali, morto nel 2005 dopo avere combattuto a lungo con il morbo di Parkinson e accusato per la morte degli 81 passeggeri senza mai essere processato.

Ora la Terza sezione civile –  con la sentenza n. 23933 – ha accolto il ricorso degli eredi di Davanzali, disponendo un nuovo esame della vicenda davanti alla corte d'appello di Roma.
In particolare, piazza Cavour,  ammonendo il giudice di merito, sottolinea che bisognerà verificare se la "situazione di  irrecuperabile dissesto effettivamente preesistesse al disastro aereo o se in quale misura fosse determinata o aggravata in modo decisivo proprio dalla riconosciuta attività di depistaggio e di conseguente discredito comerciale dell'impresa" di cui Davanzali all'epoca del disastro era presidente e amministratore. Davanzali venne accusato per la morte degli 81 passeggeri. Per molti mesi l' ipotesi principale fu di "cedimento strutturale" . Davanzali, si disse, faceva viaggiare su "bare volanti". Per la Cassazione, inoltre, sul disastro di Ustica è stata "abbondantemente e congruamente motivata la tesi del missile sparato da aereo ignoto" quando la Terza sezione civile si è pronunciata sui risarcimento ai familiari delle vittime il 5 maggio 2009. Piazza Cavour sottolinea che la tesi del missile "risulta ormai consacrata pure nella giurisprudenza". 

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