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Il Brasile in piazza- Dilma come Erdogan?

18 Giugno 2013 alle 00:00

200.000 persone in piazza in Brasile nelle maggiori manifestazioni dal ritorno della democrazia nel 1985. “La Turchia è qui!”, è lo slogan. Come in Turchia gli alberi del parco, in Brasile l’aumento del prezzo dei trasporti non è stato che il pretesto per coagulare tutta una serie di frustrazioni, proprio nel momento in cui la Confederation Cup celebrava l’inizio del ciclo che con Festa della Gioventù col Papa, Mondiali e Olimpiadi doveva celebrare il modello brasiliano, e che ora viene accusato di sprecare soldi che poi vengono richiesti ai cittadini con l’aumento delle tariffe. 100.000 persone in piazza a Rio de Janeiro, 30.000 a Belo Horizonte, 10.000 a Brasilia (dove nel tentativo di entrarci alcuni manifestanti hanno rotto le vetrate del Congresso) quando le proteste sono iniziate a San Palo. Rispetto alla Turchia c’è la  differenza che le amministrazioni locali dell’opposizione sono anch’esse toccate dalla contestazione. Ma ciò se possibile rende più radicale una protesta che si trova senza sbocchi in Congresso. Anche qui, la violenza della polizia è nell’occhio del ciclone.

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