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Tango a Buenos Aires

23 Agosto 2012 alle 00:00

"Dove saranno quelli che passarono
lasciando all’epica un episodio,
un mito al tempo, e che senza odio,
lucro o passione d’amore si accoltellarono?
Li cerco nella leggenda, nell’ultima
brace che, come una incerta rosa,
custodisce qualcosa di quella plebe valorosa
dei Corrales e di Balvanera.
Quali oscuri vicoli o quale ermo
dell’altro mondo abiterà la dura
ombra di quella che era una ombra oscura,
Muraña, quel coltello di Palermo?
[…] Una mitologia di pugnali
lentamente si annulla dimenticata;
una canzone di gesta s’è perduta
in sordide notizie criminali.
C’è altra brace, altra incandescente rosa
nella cenere che li serba interi;
là stanno in superbi accoltellatori
e il peso della spada silenziosa.
Benchè la spada ostile o quell’altra spada,
il tempo, li persero nel fango,
oggi, più in là del tempo e della sciagurata
morte, quei morti vivono nel tango.
[…] Quella raffica, il tango, quella diavoleria,
gli anni affannati sfida;
fatto di polvere e tempo, l’uomo dura
meno della leggera melodia,
che solo è tempo. Il tango crea un buio
passato irreale che in qualche modo è certo,
un ricordo che non può esser distrutto
lottando, in un cantone del suburbio".

Jorge Luis Borges, Il Tango, 1964
       

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