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La tipica trattenuta eleganza di Ares

Adattava la sua pazienza al disturbo di dover guardare delle schifezze

1 Maggio 2018 alle 06:00

La tipica trattenuta eleganza di Ares

Testa di Ares (foto Sergey Sosnovskiy via Flickr)

Aveva la tipica trattenuta eleganza, ieri, Ares, mentre adattava la sua pazienza al disturbo di dover guardare delle schifezze. Doveva farsene una ragione – e perfino fare i complimenti – e a chi gli offriva prelibatezze nei piatti quadrati, quelli propri del gusto ordinario, e ne diceva meraviglie. Come fosse il servizio buono dell’Olimpo e dirne meraviglie. Tutto ciò quando in sosta verso il Pollino, scorgendo oltre il finestrone della stazione di servizio la terra ben rossa lavorata al modo dell’aratro, ebbe a commuoversi indovinandovi – tra i germogli – la promessa di una stagione sontuosa. Quella del regolamento dei conti. Non erano certo frasche quelle che s’apprestavano a sbucare tra le zolle, ma querce, tutte dai rami intrecciati, e poi ancora i lecci. Per diventare boschi in cui darsi alla macchia e lì attendere il ritorno. Di tutto ciò che è ignoto. Per l’ignoto. Per la notte di Valpurga consumatasi ieri notte.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    02 Maggio 2018 - 14:02

    Si sente troppo la fine, il tormento di qualcosa che potrebbe accadere perché ne scorgiamo i segni ma che accadrà, se accadrà, nei tempi un si accelerati ma non dettati da noi, piccoli scellerati arrivati per caso. Il regolamento dei conti non arriva nel tumulto e nella confusione. Arriva e basta ed Ares avrà la stessa faccia meravigliosa che non finiremo mai di guardare e soffrire per tanta bellezza.

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  • oliolà

    01 Maggio 2018 - 18:06

    Mah. Anche io sono per il Quercus ilex ma col Mediterraneo che diventa un mare tropicale, ho paura che per "banditare" in attesa non ci rimarranno che quattro oasi con palmizio annesso.

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