Perché Marchionne fugge da Renzi

“Il Renzi che appoggiavo? Non lo vedo da tempo”. L’amministratore delegato di Fca, dal Salone dell’auto di Detroit, manda questo pizzino definitivo

17 Gennaio 2018 alle 06:15

Perché Marchionne fugge da Renzi

Foto LaPresse

Anche Sergio Marchionne, ultimo di una serie di abbandonatori, se ne scappa via da Matteo Renzi: “Il Renzi che appoggiavo? Non lo vedo da tempo”. L’amministratore delegato di Fca, dal Salone dell’auto di Detroit, manda questo pizzino definitivo quando aveva già preannunciato il suo distacco da quello che sembrava il beniamino dei poteri forti: “Per fare lo statista dalle buone intenzioni deve passare ai fatti”. Ecco, la stagione di Renzi è finita ancora prima di cominciare e però tutti i suoi entusiasti fan, già passati dalla parte dei detrattori, sono davvero imbarazzanti. Quoque Marchionne, dunque, potrebbe dirsi. Il famoso anello mancante tra Barack Obama e il conducator di Rignano se ne va via dal Giglio Magico. Manca poco e l’abbandonano tutti, anche l’Ambasciata americana. Manca poco e – il sempre più solo Renzi – troverà conforto solo da questa povera euroasiatica rubrica.

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  • carlo.trinchi

    17 Gennaio 2018 - 20:08

    Ingrato Marchionne, Renzi è fuori da più di un anno e da quando è rientrato per via elettorale ha fatto la cosa più grande dall’89. Ha cacciato i comunisti dal PD. Caro Marchionne lei gli dovrebbe essere grato e solidale dato che ha patito anni questo problema o caso o dilemma. Poi ha mollato e dell’industria dell’auto in Italia ne ha fatto un deserto dei tartari. Di Torino un eco infinito. Renzi ha anche lavorato sui sindacati. Quei sindacati che di lei volevano fare polpette. Remzi ha cercato di raffazzonare la costituzione e meglio di niente era e, forse, oggi avremmo una strada aperta invece che chiusa e inchiodata. Vede presidente Marchionne, non basta dire e non dire. Sotto elezioni lei ha il dovere di dire e non lanciare il macigno e nascondere la mano. Lei è svizzero e pure canadese e forse anche italiano ma la sua italianità l’ha persa per strada. La sua dichiarazione di voto è un dovere, la battuta no, è solo un polpetta avvelenata che si poteva risparmiare. Si merita Di Maio

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