Una disciplina illiberale per educarsi alla libertà

Hamza King

Rinunciare ai diritti individuali per il bene collettivo è possibile per i moderni aggrediti dal virus, ma fino a quando? Aristotele in quarantena

La condizione di quarantena imposta dalla pandemia, prima ancora che dai decreti, ci riporta inesorabilmente alla questione della natura della libertà. Se è razionalmente giusto privarsi della libertà individuale per tutelare il bene collettivo, per quanto questo sforzo della volontà può durare? Quanto autoisolamento si può tollerare per ritornare alla libertà, ai diritti individuali temporaneamente abbandonati? Nel saggio proposto in questa pagina Hamza King, del think tank inglese ResPublica, sfrutta lo strappo, la contraddizione nella concezione comune di libertà per riflettere sul compromesso possibile fra libertà e disciplina, fra il regno dell’autonomia individuale e la virtù di una società ben ordinata. E’ anche un compromesso fra la concezione classica e il progetto della modernità. Del resto, Aristotele non è mai stato attuale quanto nel mezzo di una pandemia che ha costretto mezzo mondo a stare con se stesso, per il bene di tutti.


  

“La libertà si ottiene attraverso la disciplina”. Aristotele ci ha avvertito che la libertà significa più di “fare ciò che uno vuole”

“La libertà si ottiene attraverso la disciplina”. Oltre duemila anni fa Aristotele ha avvertito che la libertà significa più di “fare ciò che uno vuole”. Le società dell’antica Grecia sono sopravvissute alle epidemie, anche se le difficoltà che hanno dovuto sopportare hanno messo alla prova le loro costituzioni e hanno causato talvolta delle lacerazioni nei loro tradizionali sistemi di valori. La pandemia di Covid-19 sta ricordando alle società liberali l’estensione e i limiti delle loro libertà, e che a volta dobbiamo mettere l’interesse collettivo davanti ai diritti individuali. John Rawls ha detto che la restrizione dei diritti è “tollerabile soltanto quando è necessaria per evitare una ingiustizia più grave” (i pazienti di Covid-19 che fanno collassare il sistema sanitario, per esempio). Ma mentre siamo costretti a stare in casa, per timore delle sanzioni, molti di noi cercano di venire a capo del problema della nostra libertà. Come possiamo essere considerati cittadini liberi ora, e che aspetto avrà la libertà una volta che tutto questo sarà passato? Covid-19, con tutta la tragedia e il grado catastrofico di distruzione che sta causando, mostra perfettamente quello che Aristotele sosteneva millenni or sono. E anche se abbiamo perso confidenza con la virtù della disciplina, è in tempi come questi che la connessione fra libertà e disciplina diventa evidente.

  

Una concezione liberale della libertà deve essere sospesa in tempi di emergenza nazionale. La libertà definita come il lasciare che gli esseri razionali facciano ciò che vogliono, ammesso che non arrechino danno agli altri, diventa problematica quando una stretta di mano può avere conseguenze fatali. Il principio di John Stuart Mill del non arrecare danno ad altri e molti dei nostri diritti sono temporaneamente vanificati. Ma accettiamo di sacrificarli soltanto dietro la promessa che saranno ristabiliti una volta che la crisi sarà risolta. Sacrifichiamo il diritto di viaggiare liberamente soltanto perché sappiamo che il sacrificio sarà temporaneo. Questa comprensione liberale della libertà non è in grado di afferrare appieno lo stato delle cose. Se i decreti che ci impediscono di muoverci venissero sospesi domani e ci fosse concesso di tornare alla normalità delle nostre vite, ciò ci renderebbe dei cittadini più liberi? Penso di no. Potrebbe farci sentire così per un po’, fino a che non crescono i casi di Covid-19. La società alla fine collasserebbe di nuovo, e con lei i nostri diritti.

 

Friedrich Engels diceva che “la libertà è il riconoscimento della necessità”. Dal suo punto di vista, le persone libere sono quelle capaci di riconoscere e di rispondere alle minacce esterne. L’auto-isolamento e il distanziamento sociale permetterà la sopravvivenza della società, che è necessaria per realizzarci come individui. La libertà in questo senso è collettiva: i diritti del gruppo sono preponderanti sui diritti dei singoli. Anche se quella britannica è una società liberale, Covid-19 ci sta costringendo ad applicare un approccio più collettivista alla libertà. Questo approccio collettivista è per definizione illiberale. Molti di noi hanno fatto fatica ad adeguarsi a questo cambiamento, cosa non sorprendente.

 

Quando il distanziamento sociale era soltanto un suggerimento del governo, un sacco di persone sono andate al parco di Snowdonia, in Galles. I poteri della polizia sono stati poi estesi per controllare quelli che si rifiutavano di ascoltare. Ma siamo soltanto alla seconda settimana di lockdown, e la nostra abilità di continuare a stare lontani gli uni dagli altri sarà un vero test dei nostri assunti ottimisti sulle capacità razionali dell’umanità. Le persone sono creature abitudinarie. E di certo ci siamo abituati a sentirci liberi soltanto quando ci è permesso di fare ciò che vogliamo. La vera questione è dunque: saremo capaci di continuare a sacrificare i nostri diritti individuali per fermare il Covid-19 oppure il governo dovrà imporre restrizioni più vincolanti che violeranno ulteriormente i nostri diritti?

 

L’Oms ha elogiato la Cina per la trasparenza e tempestività della sua risposta la virus. Le autorità cinesi hanno bloccato i movimenti all’interno di Wuhan a metà gennaio, i trasporti sono stati fermati, e circa 76 milioni di persone sono state confinate nelle loro case. Questo ha permesso alla Cina di ridurre il numero di casi, salvando migliaia di vite. Il pericolo di questo modo di agire è che i diritti individuali vengano violati in modo sproporzionato in nome del bene collettivo. L’elogio dell’Oms verso la Cina è stato criticato perché omette di riconoscere che la gestione cinese del Covid-19 ha calpestato molti diritti umani. Preoccupazioni simili sono state sollevate in India, dove una quarantena di 24 ore è stata imposta, lasciando milioni di persone alla deriva nel paese.

 

Il Regno Unito è una democrazia liberale, e i suoi cittadini si aspettano che le cose tornino alla normalità una volta passata la pandemia. E’ perciò preoccupante che queste nuove misure per affrontare la minaccia possano durare per un periodo di due anni ed essere estese eventualmente anche oltre. Questa corsa per approvare leggi del genere sarebbe inaccettabile in tempi normali. Sviluppi più recenti nei modi in cui le leggi vengono fatte rispettare, come ad esempio l’uso dei droni per trovare chi viola le restrizioni, stanno giustamente creando qualche preoccupazione sull’istituzione di uno stato Grande Fratello. Abbiamo un piano di azione per contenere il Covid-19 che sta cambiando l’intera società. Avremo bisogno anche di un piano per riavvolgere questi cambiamenti enormi.

 

Tutti gli approcci alla gestione della pandemia hanno dei difetti. In un certo senso, i diritti delle persone devono essere limitati se non riescono a fare ciò che serve per salvarci dalla rovina collettiva. Questo, tuttavia, spiana la strada alla tirannia, e il governo può usare la crisi per per giustificare politiche oppressive. La libertà non può significare lasciare che le persone facciano ciò che vogliono, senza che questo lasci anche Covid-19 libero di fare ciò che vuole. E la libertà non può essere nemmeno il riconoscimento della necessità, senza che il governo britannico abbia anche la autorità assoluta di determinare ciò che è necessario. Non esiste una soluzione semplice per la pandemia, anche se certamente possiamo creare una società più capace di affrontare le emergenze nazionali in futuro. Una società dove tutti hanno diritti individuali, ma tutti hanno anche la disciplina per sacrificare quei diritti quando è necessario, così da non lasciare troppo spazio per interventi eccessivi da parte dello stato. Questa via di mezzo fra una posizione liberale e una collettivista (illiberale) deve attingere da concezione della libertà antica.

 

I greci consideravano la vera libertà una conquista, una meta conseguita soltanto quando uno ha imparato come conquistare e superare i propri desideri più elementare Questi insaziabili desideri ci rendono schiavi di noi stessi, impedendoci di vedere ciò che è necessario e razionale per la nostra sopravvivenza e realizzazione. Questo spiega la nostra tendenza a perseguire piaceri a portata di mano (una sbronza) invece di fare ciò che ci giova nel lungo periodo (esercizio fisico). Attraverso l’esercizio possiamo emanciparci da questa auto-schiavitù e diventare i “migliori fra gli animali”. Ma senza coltivazione, ricadiamo nelle cattive abitudini. Queste cattive abitudini rendono semplice socializzare con gli amici, anche se capiamo la necessità di rimanere isolati in questa emergenza.

 

In Why liberalism failed?, Patrick Deneen descrive il modo in cui il liberalismo ha rifiutato e ridefinito la nostra comprensione della libertà; le società dell’antica Grecia avevano come obiettivo quello di educare cittadini disciplinati, mentre noi abbiamo costruito una società basata su una concezione “edonistica” della libertà. Questo può essere pericoloso per la società, se si infiltra nella nostra cultura e nei nostri comportamenti. Siamo così abituati a pensare che la libertà sia fare ciò che vogliamo, che ci risulta difficile non comportarci di conseguenza, anche per il nostro stesso bene.

 

La promessa del liberalismo di lasciare che le persone facciano ciò che vogliono s’appoggia sull’assunto che tutti siamo nati liberi. Personalmente, preferisco la concezione antica. Siamo nati con il potenziale per essere liberi, ma completamente dipendenti dagli altri. Ci affidiamo ai genitori perché ci insegnino e ci guidino durante la giovinezza e perché ci prendiamo cura di loro quando saranno anziani. Grazie alla guida e al sostegno ci possiamo realizzare, ma quando ne siamo privati cadiamo vittime della nostra fallibilità. La libertà è fare ciò che dobbiamo, non ciò che ci piace. Fondamentale per la libertà è la capacità di capire ciò che costituisce il nostro bene. Lasciare che le persone facciano ciò che vogliono non crea una società di cittadini liberi. Una società di cittadini liberi è formata da un governo che ha insegnato ai cittadini il bisogno della disciplina, non solo in tempo di crisi ma sempre.

 

Non ci sono prove a sufficienza per prevedere in che modo risponderemo alla pandemia nei prossimi mesi. Posso solo sperare che ci muoveremo verso una più umile concezione della libertà. Una concezione che non solo riconosce i difetti della propria natura ma anche quanto siamo vulnerabili di fronte al mondo naturale. I politici sono stati rapidi nel passare alla descrizione del Covid-19 come uno scenario di guerra. In questo conflitto la nostra arma è la disciplina, che è la sola strada percorribile verso la libertà. La disciplina non è un dato di partenza. Si sviluppa attraverso l’educazione delle persone nel gestire le minacce interne ed esterne alla libertà.

 

E’ in una società educata che il compromesso fra una concezione liberale e una collettivista della libertà diventa possibile

L’importanza dell’educazione del popolo è stata spesso negata nel corso della storia, forse perché cittadini ben formati sono più difficili da manipolare. E’ attraverso una società educata, tuttavia, che il compromesso fra una concezione liberale e iuna collettivista (illiberale) della libertà diventa possibile. Un sistema basato sui diritti individuali deve essere anche costruito sull’educazione. Non solo sull’educazione in senso scolastico, ma in un’accezione più ampia. Qualunque professione scegliamo nella vita, siamo innanzitutto cittadini, e l’educazione circa come diventare buoni cittadini dovrebbe venire prima di tutte le altre.

 

In un mondo ideale, ognuno di noi riconosce immediatamente e risponde adeguatamente alla minaccia della pandemia, senza il bisogno delle restrizioni che abbiamo oggi, e continua a seguire le regole finché queste non sono più necessarie. Gli ideali possono essere concetti vaghi, ma se è la stabilità ciò che cerchiamo, allora dobbiamo tornare a una citazione di Aristotele: “Il più importante dunque di tutti i mezzi che abbiamo menzionati per assicurare la stabilità delle costituzioni, ma che oggi è spesso trascurato, è l’educazione dei cittadini allo spirito della costituzione”. Con tutte le sofferenze e le calamità che il Covid-19 causerà, ha anche offerto la più grande sfida alla concezione liberale della libertà. Se lo spirito della nostra costituzione è la libertà, allora la sua stabilità dipende dall’educazione dei cittadini circa l’importanza della disciplina”.

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