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Meno non è più. Le aporie dell'ideologia minimalista

Un giovane critico, minimalista "di default", smaschera le insidie del mantra "less is more", una ricetta conformista travestita da liberazione

2 Febbraio 2020 alle 06:00

Meno non è più. Le aporie dell'ideologia minimalista

Chi è cresciuto negli anni Duemila ha interiorizzato l'ideale minimalista

La voglia di sbarazzarsi delle cose inutili accumulate in casa, nel garage, negli armadi, negli sgabuzzini che non apriamo mai, in macchina, nella cloud, segnala un desiderio di tornare a una vita autentica, essenziale, fatta di pochi oggetti accuratamente scelti e intensamente vissuti, custoditi, amati. Buttare ciò che eccede è dunque un gesto di riappropriazione. Forse è questo, suggerisce il critico americano Kyle Chayka, il motore profondo dell’istinto minimalista che ciclicamente si manifesta nel mondo civilizzato, in questo frangente storico...

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Mattia Ferraresi

Mattia Ferraresi

Nato nella terra di Virgilio e cresciuto in quella di Tassoni, ora vive nel quartiere di Tony Manero. E’ il corrispondente dagli Stati Uniti. Ama, con il necessario distacco penitenziale, il Lambrusco e l’Inter. Ha scritto alcuni libri su cose americane e non, l’ultimo è “La Febbre di Trump” (Marsilio). Sposato con Monica, ha due figli, Giacomo e Agostino.

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