La Banca centrale del popolo ha dei limiti?

Per Lagarde è finito il primato dei banchieri, prima i cittadini da aiutare

Alberto Brambilla

    S embra che la finanza abbia perso i punti di riferimento che sembravano granitici fino a vent'anni fa. Negli Stati Uniti i ceo della Business Roundtable, 180 pezzi grossi di Wall Street, hanno stracciato il primato degli azionisti e si sono impegnati a redistribuire i guadagni ai lavoratori e alla comunità. In Europa la prossima presidente della Banca centrale europea sembra determinata a mettere da parte gli interessi dei suoi azionisti, le banche, prolungando la durata dei tassi negativi sui depositi, effetto collaterale di una politica monetaria espansiva ma anche condizione di ridurre la loro capacità di fare profitti.

    Christine Lagarde, l'ha fatto notare nella sua audizione al Parlamento europeo la settimana scorsa, durante la quale ha espresso il proprio sostegno alle misure straordinarie della Banca centrale europea, come acquisti di obbligazioni e tassi di interesse negativi, che hanno suscitato critiche, in particolare in Germania, per la riduzione dei rendimenti dei risparmiatori. Ha detto che le misure di stimolo, messe in campo da Mario Draghi, hanno contribuito a creare 11 milioni di nuovi posti di lavoro dal 2013 e ad alleviare le turbolenze finanziarie. Altrimenti “la crisi sarebbe stata molto peggio”, ha detto secondo la classica logica controfattuale (senza l'intervento della Bce non sappiamo come sarebbe andata, certo peggio di così). Lagarde ha poi aggiunto di essere d'accordo con l'opinione della banca secondo cui l'economia avrebbe bisogno di un sostegno monetario “per un lungo periodo di tempo”. Benché questo sia parzialmente vero dal momento che potrebbero esserci delle divergenze all'interno del Consiglio direttivo sulle modalità di intervento futuro per lo scontro tra rigoristi e rilassisti, ovvero tra paesi del nord afferenti alla sfera di influenza tedesca e del sud.

    La determinazione di Lagarde nel mantenere una politica accomodante nonostante le critiche di banchieri rilevanti come il nuovo capo di Deutschebank Christian Sewing, sembra dimostrare che come per i ceo americani siano cambiati se non i punti di riferimento quanto meno le priorità dei banchieri. Ad avere il primo posto nella presidenza Lagarde che comincerà a novembre non ci sono più le banche né come obiettivo né come interlocutori privilegiati. Per Lagarde la priorità è la “gente”. L'ex direttore generale del Fondo monetario internazionale è una politica pura e nel suo intervento al Parlamento europeo, una specie di discorso programmatico davanti all'assemblea che dovrà confermarla nell'incarico, ha tracciato la sua missione di restaurazione dell'istituzione che ha salvato l'euro ma che dai cittadini è sentita ancora distante. “La Bce – ha detto – deve essere compresa dai mercati che trasmettono la sua politica, ma deve anche essere compresa dalle persone a cui serve. Le persone hanno bisogno di sapere che è la loro banca centrale e che sta facendo politica con a cuore i loro interessi. Una delle priorità della mia presidenza, se confermata, sarà quella di rafforzare tale ponte con il pubblico”. Infatti, se la fiducia nell'euro si attesta attualmente al livello più alto di sempre lo stesso non si può dire per le istituzioni comunitarie, Bce compresa benché abbia “salvato l'euro”. “Nel rafforzare ulteriormente il nostro legame con il pubblico – ha aggiunto – possiamo basarci su quella fiducia nell'euro ed estenderla al più ampio progetto europeo. Per garantire impegno, agilità e inclusione, saranno necessari innovazione e comunicazione oltre alla responsabilità e alla cooperazione”. Un altro punto di contatto ricercato da Lagarde con il “popolo” (“people” è una parola citata sei volte nel discorso) è l'ascolto di tutte le porzioni di società possibili e non più solo con i banchieri e i gestori di fondi monetari. “C'è molto che possiamo imparare da coloro che vedono i diversi aspetti della politica monetaria nella loro vita quotidiana, che si tratti di sindacati, gruppi di consumatori, Ong o altri partner della società civile. Al di là delle regolari audizioni sulla responsabilità di fronte a questa assemblea, ascoltare le loro voci non può che rafforzare il processo decisionale della Bce”. Il modo per presentare una Bce più vicina ai cittadini e alla società civile è quello di passare dalla promessa di maggiori investimenti in green economy e nella transizione energetica che Lagarde ha definito una “missione”. Se nel discorso ha fatto capire di volere indirizzare anche gli investimenti della Bce in settori energetici a minori emissioni inquinanti, è stata più pragmatica durante il dibattito con gli europarlamentari. “Dovremmo anche essere realisti. Il modo più consono in termini di risposte e iniziative politiche cadono al di fuori del regno di una banca centrale. Mentre la politica monetaria può contribuire a obiettivi di sostenibilità restando nel suo mandato, sta alle autorità politiche definire e decidere le politiche fiscali più appropriate per raggiungere quegli obiettivi”. Un realismo che però non è stato notato dalla grande stampa italiana e internazionale per cui Lagarde resterà una banchiera verde, anche perché così lei vorrebbe essere accolta all'Eurotower inserendosi perfettamente nello Zeitgeist sulla scialuppa di Greta Thunberg. Tanto che qualche analista comincia già a parlare di People's Bce (Bce del popolo). Il pacchetto di misure che potrebbe annunciare giovedì 12 settembre potrebbe essere finalizzato a smussare gli effetti collaterali delle manovre non convenzionali finora adottate e che però potrebbero essere replicate con un nuovo round di Quantitative easing l'anno prossimo. Ma potrebbero anche andare oltre. Per avvicinarsi al popolo, infatti, bisogna avvicinarsi alle sue tasche e gli effetti degli stimoli monetari non sono stati colti appieno finora. “Sebbene l'impatto delle politiche non convenzionali continui ad essere positivo, dobbiamo essere consapevoli dei loro potenziali effetti collaterali e dobbiamo prendere sul serio le preoccupazioni delle persone”, ha detto Lagarde. In questi giorni, dopo la proposta di BlackRock, che conta, tra le altre, anche la firma autorevole di Stanley Fischer, mentore di Draghi e Ben Bernanke, e un recente articolo sul Financial times (“Why the Ecb should gear up for a ‘helicopter Money' drop”), si sta animando la discussione sull'ipotesi di manovre non convenzionali basate sulla proposta estrema dell'helicopter money. Cioè l'erogazione diretta di fondi da parte della Bce agli stati membri (direttamente o tramite istituzioni come la Banca europea per gli investimenti) o a privati. Al momento incontrerebbe l'ostacolo dell'articolo 123 del Trattato Ue che vieta di finanziare la spesa pubblica. Come il primato dei banchieri finirà anche il primato delle regole per Lagarde?

    • Alberto Brambilla
    • Nato a Milano il 27 settembre 1985, ha iniziato a scrivere vent'anni dopo durante gli studi di Scienze politiche. Smettere è impensabile. Una parentesi di libri, arte e politica locale con i primi post online. Poi, la passione per l'economia e gli intrecci - non sempre scontati - con la società, al limite della "freak economy". Prima di diventare praticante al Foglio nell'autunno 2012, dopo una collaborazione durata due anni, ha lavorato con Class Cnbc, Il Riformista, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e il settimanale d'inchiesta L'Espresso. Ha vinto il premio giornalistico State Street Institutional Press Awards 2013 come giornalista dell'anno nella categoria "giovani talenti" con un'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena.