Un giorno nell’Europa Hotel di Belfast a parlare di pace, bombe e Brexit

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06/06/2019

N ella hall dell’Europa Hotel di Belfast un gruppo di fotografi attende la fine della pioggia. La sera prima qui è stata incoronata Miss Northern Ireland: una tradizione mai interrotta, nemmeno durante i Troubles. Dal 2000 le reginette di Belfast competono direttamente per il titolo di Miss Mondo, senza dover passare prima per le selezioni di Miss Regno Unito. A lato della scala che conduce al bar, sono affisse le foto che ricordano i momenti rilevanti della storia dell’hotel. Inaugurazioni, politici famosi, celebrità di Hollywood. Bombe, distruzione, macerie.

Benvenuti nell’albergo più bombardato del nostro continente: tra il 1970 e il 1994 ha subito circa 33 attentati, di cui almeno quattro con ordigni piazzati all’interno della proprietà. La storia dell’Europa Hotel rispecchia quella della città. I piani per la sua costruzione sono iniziati nel 1968, a pochi mesi dall’inizio dei Troubles. Mentre Belfast diventava una zona di guerra, l’Europa Hotel veniva su, un piano dopo l’altro, fino all’inaugurazione nel luglio 1971. “In realtà, l’albergo è stato colpito da una bomba ancora prima di essere aperto, quando era in costruzione”. Martin Mulholland è il capo concierge dell’Europa Hotel. Lavora qui da 36 anni e abita a pochi minuti a piedi dall’albergo. Ha iniziato quando era appena diciottenne; nel tempo ha assunto il ruolo di custode sentimentale di questo luogo. Ricorda i momenti bui, come la bomba del 1993 che ha distrutto l’edificio dopo due anni di ristrutturazioni, ma anche il passaggio di star degli ultimi anni: dal Dalai Lama a Sarah Jessica Parker, Lady Gaga, gli U2. Nel 1995 il portiere ha accolto Bill Clinton, impegnato nelle trattative per la fine del conflitto, e in quel periodo ha aiutato una giovanissima Julia Roberts a nascondersi dalla stampa. “Ho detto al suo chauffeur che me ne sarei occupato io, e da lei ho ricevuto un bacio”, sussurra, indicandosi la guancia.

Ma durante i primi 30 anni di attività, l’Europa Hotel ha ospitato solo politici e giornalisti che seguivano i Troubles. Le principali testate straniere – Cnn, Irish Times, Guardian – avevano aperto uffici di corrispondenza nelle camere, e tra ospiti e staff si era stretto un legame inevitabile. Nel 1974 l’hotel si è ritrovato senza gas e senza elettricità e lo chef è andato nell’area di carico-scarico, ha acceso un fuoco e messo su un pentolone di zuppa. Tutti – dipendenti e clienti – sono finiti a cenare insieme.

A quei tempi l’hotel, che si trova nella centrale Great Victoria Street, era l’unica opzione per una cena fuori, mentre Belfast al calare della sera si spegneva. Una foto nella hall ricorda anche le Penthouse Poppets, cameriere-modelle del ristorante di lusso all’ultimo piano: una versione locale delle conigliette di Playboy, fasciate in body di velluto scollati. “Prima del cessate il fuoco e della pace, la città era chiusa, non accadeva nulla tranne che da noi, non c’era nessuna vita notturna. Eravamo l’ultimo avamposto”. A parlare è James McGinn, general manager. Ha vissuto negli Stati Uniti ed è rientrato a Belfast nel 1996, durante il processo di pace: “Volevo tornare al momento giusto per assicurarmi una buona carriera e aiutare a far crescere il settore”. Anche Mulholland ha condiviso l’entusiasmo per la fine del conflitto. Nel giorno della firma del Good Friday Agreement si trovava all'albergo, lui e gli altri colleghi hanno “calato dall’alto uno striscione sulla facciata dell’hotel, con la scritta ‘Yes’”.

In tempi di Brexit, l’Europa Hotel è di nuovo l’ultimo avamposto? Il condizionale è d’obbligo, ma in quelle che potrebbero essere le ultime elezioni per il Parlamento europeo cui partecipa il Regno Unito, i nordirlandesi hanno confermato il loro no alla Brexit, la stessa posizione espressa dal 55,8 per cento di loro al referendum del 2016. Dei tre seggi che l’europarlamento assegna al Nord Irlanda, solo uno è andato a un partito pro Brexit, il Dup, alleato dei conservatori britannici. Gli altri due saranno occupati da rappresentanti di partiti remainer, lo Sinn Fein e l’Alliance. Tutti e tre gli eletti sono donne: dato interessante, pur se non sappiamo con certezza per quanto tempo resteranno a Strasburgo.

“Per la maggioranza dei miei colleghi queste elezioni sono state più interessanti del referendum, poiché era più chiaro per cosa si stava votando. La Brexit ha creato e crea ancora molta confusione”. Alexandra Persico è l’unica italo-inglese dello staff dell’hotel. Era già a Belfast il giorno del referendum: “E’ stato uno choc, come per tutti. Ricordo la sensazione d’incertezza”. Si è trasferita 14 anni fa e da allora ha visto crescere il numero di stranieri residenti. Con la sua doppia cittadinanza, l’uscita dall’Unione europea non la riguarda direttamente, ma racconta che i dipendenti originari dell’est Europa sono i più preoccupati: “Slovacchi, polacchi, sono tutti in ansia, mentre gli italiani lo sono meno. Non si capisce cosa sta succedendo, con questi ritardi. Un’amica italiana mi ha detto che doveva registrare la sua presenza ma alla fine, non ha chiesto più informazioni”. Riguardo gli effetti della Brexit sull’attività dell’Europa Hotel e sul suo staff, il general manager McGinn è cauto. L’importante, dal suo punto di vista di dichiarato remainer, è che sia assicurata la libertà di movimento delle persone, “sia in termini di forza lavoro, sia nel rendere il Nord Irlanda accessibile senza visti”. Non ha nemmeno l’impressione che la Brexit sia il problema principale dei nordirlandesi, che vivono da oltre due anni senza governo a livello locale. Infatti all’impasse sulla Brexit si aggiunge quello della politica interna, con il successore di Theresa May che dovrà confrontarsi con i delicati equilibri di Belfast.

L’intero Nord Irlanda è in attesa, questo stallo politico è un ennesimo acquazzone da lasciar passare, restando in piedi nella hall dell’hotel. “Belfast – dice McGinn – è resistente: le persone qui vanno avanti con le loro vite”.

Jessica Mariana Masucci