O Franza o Franza

Per contare in Europa è necessario sotterrare il sentimento anti macroniano

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06/06/2019

La trattativa Fca-Renault sta rinfocolando un sentimento anti francese che è un tratto distintivo sia leghista sia grillino, ma che con toni diversi c’era anche in èra Pd e berlusconiana, alternato alle lamentele contro Angela Merkel. Il salto di livello si deve al fatto che Emmanuel Macron ha il torto per Matteo Salvini di avere sconfitto Marine Le Pen nel 2017, mentre per Di Maio & Di Battista è un colonialista. Di fronte a questi argomenti non c’è ragione che tenga: è come se il primo partito francese tirasse fuori la “pugnalata alle spalle” inferta da Mussolini nel 1940 a una Francia già sconfitta da Hitler. Guardando a oggi la razionalità è ancora minore. La Francia è il nostro secondo partner commerciale dopo la Germania; primo per i grandi accordi industriali. Bnp-Bnl, Lvmh-Bulgari, Fendi e Loro Piana, Kering-Gucci, Edf-Edison, Lactalis-Parmalat, oltre alla presenza di Vincent Bolloré in Telecom e Mediobanca, sono gli esempi più citati della “svendita” ai francesi. Ma anche Luxottica, Fincantieri, Benetton, Barilla, Ferrero, Conad, Campari hanno fatto shopping di aziende francesi. E se Bnl, Parmalat, e i brand della moda fossero stati difesi meglio dai loro azionisti oggi forse le proporzioni sarebbero invertite. Se si togliesse dagli occhi qualche fetta di prosciutto di ideologia, la nostra maggioranza avrebbe tutto l’interesse a relazioni con la Francia e con i socialisti spagnoli di Pedro Sánchez e olandesi di Frans Timmermans. Pierre Moscovici, commissario europeo uscente all’Economia, socialista anche lui, non è mai stato anti italiano: lo dicono la flessibilità concessa in passato e il credito accordato nel 2018 all’attuale esecutivo gialloverde. Nel board della Bce i rappresentanti francesi, spagnoli, irlandesi, del Lussemburgo vituperato da Salvini & Di Maio, hanno sempre appoggiato le politiche espansive di Mario Draghi. Timmermans, oggi all’opposizione, dovrebbe essere una chance futura per indebolire il blocco dei governi rigoristi, tra i quali i migliori amici di Salvini; come appunto Sánchez e Macron. Governi che esprimeranno il Consiglio europeo che avrà l’ultima parola non solo sui 3 miliardi di infrazione, ma anche sulla possibilità dell’Italia di restare sui mercati.