La ferita alla magistratura secondo il vicepres. del Csm

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06/06/2019

*Pubblichiamo il testo dell'intervento pronunciato martedì 4 giugno al plenum da parte di David Ermini, vicepresidente del Csm

Colleghi, quando entriamo in quest’aula, entriamo nell’aula dedicata a Vittorio Bachelet. Bachelet è stato ucciso negli anni in cui la magistratura, anche sacrificando la vita, ha difeso la nostra libertà e la nostra democrazia. Bachelet è stato ucciso proprio quale simbolo del Consiglio Superiore, dell’organo che di quella magistratura tutelava l’autonomia e l’indipendenza. Io non lo dimentico. Mai.

Gli eventi di questi giorni hanno inferto una ferita profonda alla magistratura e al Consiglio Superiore. Profonda e dolorosa. E oggi siamo di fronte a un passaggio delicato: o sapremo riscattare con i fatti il discredito che si è abbattuto su di noi o saremo perduti. Noi e l’istituzione che qui rappresentiamo. Senza una forte assunzione di responsabilità il Consiglio perderà irrimediabilmente ogni sua credibilità.

Il governo autonomo della magistratura è stato voluto dal Costituente a presidio delle guarentigie dell’autonomia e dell’indipendenza, guarentigie che, pur avendo come punto di riferimento immediato il potere giudiziario e i singoli magistrati, non costituiscono un privilegio di questi ultimi, ma integrano presupposti indefettibili per la tutela di quei diritti fondamentali che la Repubblica, sul presupposto della pari dignità e dell’uguaglianza dinanzi alla legge, riconosce ad ogni persona umana, poiché permettono che la funzione giurisdizionale venga svolta dal magistrato in modo imparziale e da una posizione di terzietà ed equidistanza dalle parti in causa.

Si tratta pertanto di un bene prezioso che ogni singolo magistrato, e la magistratura nel suo complesso, deve meritarsi ogni giorno sul campo, rinnovando continuamente, attraverso le proprie condotte, legittimazione e fiducia.

Questo onere comportamentale deve tanto più essere rigorosamente osservato allorché il magistrato, abbandonando solo temporaneamente l’esercizio della funzione giurisdizionale, entri a far parte del Consiglio Superiore della Magistratura ed è un onere che grava, con tutto il suo peso, anche sui componenti laici.

Entrambi le categorie di componenti, anche quando siano stati espressione di appartenenze particolari, sono chiamate a svolgere una funzione di rilievo costituzionale, poiché, attraverso i loro atti, incidono sulle modalità di esercizio della giurisdizione e condizionano la tutela dei diritti delle persone e il raggiungimento dei fini ultimi di uguaglianza e giustizia sociale cui è ispirato ogni principio della nostra Carta fondamentale.

E’ dunque necessario che ciascuno di noi, togato o laico, assuma consapevolezza della istituzione alla quale è stato eletto. Il CSM è e deve essere la sola nostra casacca. Altre non ne abbiamo.

Questa consapevolezza implica anzitutto che l’attività di ogni componente venga svolta tenendo conto dell’autorevole consiglio e dell’esempio animatore che provengono dal Capo dello Stato, il quale non ha mai fatto mancare la sua guida illuminata attraverso la continua interlocuzione con il Vice Presidente.

Rende necessario che ogni determinazione venga assunta al riparo di interessi esterni ed al solo fine di assicurare l’efficienza e la conformità a Costituzione della attività giurisdizionale.

Comporta, in particolare, che le nomine dei capi degli uffici giudiziari siano effettuate attraverso la rigorosa osservanza del criterio cronologico, fuggendo la tentazione di raggrupparle in delibere contestuali che inducano il sospetto di essere state compiute nell’ambito di logiche spartitorie o non trasparenti.

Impone di far precedere ogni determinazione da opportuni approfondimenti istruttori e di corredare ogni provvedimento di adeguata motivazione, acciocché il legittimo esercizio del potere discrezionale non venga censurato sotto il profilo dell’eccesso di potere o, addirittura, tacciato di arbitrario abuso della funzione.

Esige che i trasferimenti ad uffici ove si svolgono funzioni che presuppongono l’accertamento di peculiari requisiti di idoneità (penso, ad es., alle funzioni di legittimità) siano disposti previo approfondito accertamento nei canditati delle competenze tecniche necessarie al loro svolgimento, evitando ogni preventivo accordo sulla ripartizione dei posti.

Voglio essere franco con i magistrati. L’associazionismo giudiziario è stato un potente fattore di cambiamento e democratizzazione della magistratura, favorendo una presa di coscienza collettiva in ordine ai valori costituzionali che la giurisdizione ha il compito di attuare e difendere. E io credo che tale associazionismo, ove inteso come luogo di impegno civico e laboratorio di idee e valori, svolga ancora un ruolo prezioso animando il dibattito e il confronto culturale e tecnico sui temi della giustizia e sul senso della giurisdizione. Ma consentitemi di dire che nulla di tutto ciò io vedo nelle degenerazioni correntizie, nei giochi di potere e nei traffici venali di cui purtroppo evidente traccia è nelle cronache di questi giorni. E dico che nulla di tutto ciò dovrà in futuro macchiare l’operato del Consiglio Superiore.

Dicevo all’inizio che gli eventi di questi giorni hanno inferto una ferita profonda e dolorosa alla magistratura e al Consiglio Superiore e che occorre riscattare con i fatti il discredito subìto. Il CSM può continuare a svolgere le funzioni affidategli purché la reazione a condotte indiscutibilmente non compatibili sia chiara, rapida e non suscettibile di fraintendimenti. E io credo che così sarà, perché il CSM e la magistratura hanno al loro interno gli anticorpi necessari per poter riaffermare la propria legittimazione agli occhi di quei cittadini nel cui nome sono pronunciate le sentenze.