Addio a Elio Sgreccia, il cardinale che aveva previsto la caduta nell’abisso

Matteo Matzuzzi

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Matteo Matzuzzi

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06/06/2019

Roma. E’ morto il cardinale Elio Sgreccia, oggi avrebbe compiuto 91 anni. Presidente emerito della Pontificia accademia per la vita, è stato uno dei massimi bioeticisti a livello mondiale. Stimato ovunque, intra ed extra moenia, perché quando parlava lo faceva sì con la sapienza dell’uomo di fede, ma soprattutto con l’argomentazione di chi conosceva come pochi altri il tema sul quale andava ad esprimersi. Dall’obiezione di coscienza alle cellule staminali, dall’eutanasia alla procreazione artificiale. Sgreccia vedeva arrivare l’onda mortifera nel ricco occidente, un’onda “assolutista” che avrebbe travolto tutto. Un anno fa, mentre in Inghilterra si decideva il destino di Alfie Evans, il bambino destinato a morte per ordine di un giudice contro il parere dei genitori – “è una vita inutile”, disse il magistrato Anthony Hayden – Sgreccia invitava a fermarsi un attimo e a pensare: “Bisogna riflettere sul fatto che non si sta solo mettendo da parte il senso umano e di compassione per dei genitori che hanno chiesto di tenere in braccio il proprio figlio”, diceva conversando con il Foglio. Il problema, aggiungeva, “è che stiamo entrando in un'epoca di obbedienza a un’idea assolutista in cui ciò che conta è il profitto che ha ogni diritto sull’uomo. Oggi quando si sente parlare di Adolf Hitler vengono i brividi, giustamente. Ma non ci rendiamo conto che stiamo andando in quella direzione, verso una società che ha gli stessi princìpi. Si stabilisce se una vita è utile o no, si decide chi è degno di rispetto e chi no. Si vuole staccare il respiratore a un bambino in ossequio al principio dell’utile. E questo non lo si vuole confessare”. Quindi, l’ammonimento finale, profetico: “Il mondo deve temere questa perversione. Si è succubi di un assolutismo statalista, una dittatura del pensiero che travolge tutto, e si badi bene: non si parla solo di fede, ma anche della laica libertà di due genitori sulla vita del proprio figlio”. Una società, un mondo sull’“orlo dell’abisso”, con un piede già proteso nel vuoto. L’aveva denunciato sempre negli anni in cui era presidente dell’Accademia, dal 2005 al 2008 (ma ne era stato vicepresidente e anima dal 1994), trovandosi in mezzo ai grandi cambiamenti antropologici d’inizio secolo. Fu Benedetto XVI a crearlo cardinale nel 2010, onorandolo della porpora quando era ultraottantenne e quindi senza più diritto di voto in un ipotetico conclave. Papa Francesco lo volle ai due Sinodi sulla famiglia del 2014 e 2015. Prolifico scrittore, la sua opera più nota è il “Manuale di bioetica per medici e biologi”, opera in due volumi tradotta in dieci lingue.

Matteo Matzuzzi