Un nuovo impero europeo. Il manifesto del ministro francese Le Maire

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Mauro Zanon

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03/04/2019

Parigi. Diventare “il nuovo impero” o sparire. E’ il bivio che ha di fronte l’Europa in questo Ventunesimo secolo pieno di incertezze, dove la Cina e gli Stati Uniti hanno il controllo delle tecnologie e delle forze finanziarie e il sogno europeo rischia di svanire dinanzi agli egoismi nazionali, un bivio vertiginoso che impone a noi, cittadini del vecchio continente, di fare una scelta storica. Bruno Le Maire, ministro dell’Economia francese, dà il suo contributo al dibattito sull’Europa con un libro in cui prova a scuotere gli europei dal torpore e dalla rassegnazione che hanno preso il sopravvento negli ultimi anni, cento pagine dalle quali trapelano passioni e timori di un europeista convinto, che a un arcipelago di stati-nazione preferisce un “impero”, anche se questa parola può suonare come una provocazione e far venire i brividi in certi paesi, perché non ce n’è una migliore per “designare la volontà di riunirci e conservare questa lunga storia e questa universalità che hanno sempre fatto la forza del continente europeo”. “Le nouvel empire: l’Europe du vingt et unième siècle” è una chiamata alle armi, politiche, tecnologiche e finanziarie, a cui gli europei devono rispondere presenti per contrattaccare la superpotenza cinese di Xi Jinping e l’America di Donald Trump, è un appello a un sussulto prima che sia troppo tardi, perché oggi non è il mercato unico che rischia di sparire, ma l’intero progetto politico europeo.

“E’ la prima volta dal Trattato di Roma del 1957 che l’Unione europea può scomparire o ridursi a non contare più nulla sulla scena internazionale”, ha dichiarato ieri alla Maison des Centraliens, a Parigi, durante la conferenza stampa di presentazione del libro. “Siamo in un momento molto particolare della storia europea”, ha aggiunto Le Maire, dove è più che mai necessario che l’Europa “affermi la propria sovranità” di fronte alle Nuove via della seta di Pechino e all’America First di Trump, e ritrovi i suoi sogni di grandeur. Ne “Le nouvel empire”, l’attuale ministro dell’Economia di Emmanuel Macron analizza senza reticenze la situazione drammatica in cui versa l’Ue, scossa da tre crisi che ne hanno minato le fondamenta: quella politica del 2005, quando la Francia e l’Olanda votarono “no” al referendum sul Trattato per una Costituzione europea, quella economica del 2008, in seguito alla crisi dei subprime, e quella migratoria del 2015, quando centinaia di migliaia di persone attraversarono il Mediterraneo per fuggire da guerre e persecuzioni. “O ci sarà un’unità più forte tra le nazioni europee o ci sarà la sottomissione a Cina e Stati Uniti”, ha affermato Le Maire. E ha aggiunto: “Dinanzi al rischio di un’Europa sottomessa, la mia proposta è di creare ciò che io chiamo il ‘nuovo impero’”. Un termine, ha spiegato, che utilizza a ragion veduta, “per risvegliare gli animi su ciò che può essere una potenza europea”, “un impero che rispetta lo stato di diritto, con una cultura, delle regole, delle frontiere, delle nazioni con un’identità e una memoria proprie che vanno rispettate”. Interrogato su un suo possibile futuro a Bruxelles, nel cuore delle istituzioni europee, Le Maire ha detto “no”, per ora. Ma si sa che prima e poi ci finirà, e che il suo ultimo libro, un manifesto per un’Europa sovrana, potrebbe fungere da apripista – il suo nome come presidente dell’Eurogruppo era già circolato nell’estate del 2017, quando stava per scadere il mandato dell’olandese Jeroen Dijsselbloem. Intanto, dice che Parigi e Berlino non possono più prendere decisioni da sole, dando per scontato che gli altri partner le seguiranno: “La coppia franco-tedesca è necessaria, ma non è sufficiente. Bisogna imparare a convincere gli altri partner in maniera diversa”. Nella conclusione del suo appello europeista, scrive così: “Noi popoli europei siamo di fronte a un’alternativa storica: essere ancora più uniti o dividerci e sottometterci. Dinanzi ai grandi stravolgimenti del mondo, è urgente scegliere la nostra via”. Che per Le Maire è la via imperiale.

Mauro Zanon