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Chiacchiere con Sir Watson sulle elezioni europee indicibili a Londra

3 Aprile 2019 alle 13:00

Si continua a discutere sul futuro della Brexit, Il liberale inglese più famoso d’Europa prova a guardare avanti

Roma. Ma insomma, il Regno Unito finirà poi per votare alle prossime elezioni europee o no? “Davvero, non lo so. Quello che so è che la revoca dell’articolo 50 diventa sempre più probabile”. Sir Graham Watson è uno degli inglesi che più si è dato da fare nelle istituzioni europee. Classe 1955, membro del Parlamento europeo in rappresentanza dei Liberal-democratici dal 1994 al 2014, tra il 2002 e il 2009 è stato capogruppo liberale al Parlamento europeo, e tra 2011 e 2015 presidente dell’Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa (Alde). Tuttora a Bruxelles nel Consiglio economico e sociale, ha una moglie italiana, conosciuta negli incontri dei giovani liberali europei. Parla un eccellente italiano (oltre a francese, tedesco e perfino un po’ di cinese) e dice che “il Consiglio europeo è stato molto intelligente quando ha posto l’alternativa: o votate il deal di Theresa May e poi vi diamo il tempo per fare il necessario riallineamento; altrimenti dovete scegliere prima del 12 aprile cosa fare. Il 12 aprile, per le procedure interne della Gran Bretagna, è l’ultimo giorno in cui si può decidere di partecipare alle elezioni europee del 23-26 maggio”. “Quella di uscire senza accordo è una idea che in Parlamento non condivide quasi nessuno. Bisogna però trovare un’altra soluzione. Una alternativa poteva essere una relazione come quella della Norvegia: far parte dell’Europa economica, ma non dell’Europa politica. Un’altra la possibilità di revocare l’articolo 50. Una petizione on line ha oltrepassato i sei milioni di firme”. Ma la Camera dei Comuni ha continuato a bocciare tutto.

A voi inglesi notoriamente piacciono le scommesse. Che quotazione su una partecipazione del Regno Unito alle prossime europee? “No, davvero non mi arrischio. Ma una cosa è chiara: se vogliamo un periodo più lungo per decidere cosa fare, allora queste elezioni europee dobbiamo farle. Ci sarà una guerra civile all’interno del Partito conservatore, però questa guerra c’è già. Adesso il Parlamento ha votato per prendere il controllo, e determinare la prossima agenda. E’ un piccolo passo, per costringere Theresa May a dare le dimissioni. Ci sarebbero allora elezioni anticipate, ma non risolverebbero niente. Per questo penso che un ritiro dell’articolo 50 possa essere probabile”.

I conservatori sono in guerra civile interna, ma non è che gli altri partiti britannici sembrano stare meglio. I laburisti con Jeremy Corbyn hanno addirittura subito una scissione. I Lib-dems sono usciti dalle ultime elezioni con le ossa rotte. “Questo caos – dice Watson – è dovuto al fatto che da una parte il governo è molto diviso tra quelli che vogliono la Brexit e quelli che non la vogliono. Dall’altro c’è anche una opposizione in generale contro la Brexit, ma con un capo che è a favore. Due partiti sono stati sempre contro: il Partito nazionale scozzese e i Lib-dems. Ma noi in questo momento siamo soltanto dodici in Parlamento, e abbiamo veramente poca voce in capitolo”.

Teoricamente questa spinta anti Brexit avrebbe dovuto rinvigorire i Lib-dems nei sondaggi. “Il Partito liberaldemocratico è sempre stato al cuore di questo movimento a favore dell’Europa. Però, realisticamente, abbiamo anche accettato il fatto che come partito non avremmo mai potuto attirare tutta questa gente. Dunque abbiamo dovuto lavorare assieme a diverse organizzazioni che sono in realtà quasi delle ong, dei movimenti di protesta. Abbiamo lavorato con loro accettando che siano loro a condurre la campagna, in modo da attrarre anche gente che non sarebbe venuta se fosse stata solo una battaglia dei Lib-Dems”. Quindi voi rafforzate la campagna anti Brexit ma la campagna anti Brexit non rafforza voi? “Nel Regno Unito purtroppo questo non è un buon momento per i liberali”. Eppure nel 2010 c’era stato un boom che aveva riportato il partito al governo dopo 65 anni. “Ma le conseguenze della crisi finanziaria del 2008 ci hanno massacrato, favorendo quell’ondata populista che si esprime per esempio col disprezzo per gli immigrati. Per rimettere in sesto il paese abbiamo dovuto fare cose impopolari. Non c’erano in realtà molte alternative: anche un governo di sinistra avrebbe dovuto alzare le tasse e tagliare le spese. In effetti adesso un po’ ci stiamo riprendendo. Nei sondaggi siamo al 13-14 per cento. Ma con questo sistema elettorale non avremmo più del 2-3 per cento dei seggi ai Comuni”.

Non è che in Italia i liberali stiano molto meglio “Forse è addirittura peggio – dice Watson – Perché se non altro da noi le forze liberali sono unite, e non frammentate”. E come si mette per l’Alde alle prossime europee? “Le prospettive sembrano buone. Da 68 deputati il gruppo liberale potrebbe salire a 80, 90, forse anche 100 se arriva Emmanuel Macron. Se facciamo le europee anche in Gran Bretagna potremmo avere 10 eletti. Secondo me anche Più Europa potrebbe avere quattro eurodeputati. Ma con questo vento populista, è grande la montagna da scalare”. In che cosa hanno sbagliato i liberali? “Forse hanno ceduto troppo alla tentazione liberista. Adam Smith ha sempre detto che il capitalismo è qualcosa di selvaggio e che c’è bisogno di un forte ruolo dello stato come arbitro del mercato. E’ l’aver perso questa idea dello stato come arbitro del mercato che ci è costata tanto in Europa come liberali”.

Tornando all’Italia, chi trova più pericoloso: Salvini o Di Maio? “Molto difficile rispondere, ma tutto sommato trovo Di Maio più inquietante di Salvini. Salvini si sa cosa è. Di Maio e il Movimento Cinque Stelle no. La cosa però che sorprende veramente è in Gran Bretagna. Anche se i conservatori stanno nel caos totale, anche se tutti dicono che Theresa May ha sbagliato tutto, nei sondaggi sono spesso in testa. Più grande del fallimento del governo è il fallimento dell’opposizione”. Corbyn. Ma è vero che è antisemita? “Hanno problemi di razzismo tutti e due i grandi partiti: i conservatori come anti-islamici, i laburisti come antisemiti. Lo ammettono sempre più persone autorevoli all’interno di entrambi i partiti. Certe cose che prima non si vedevano con l’ondata populista sono tornate alla luce”.

Maurizio Stefanini

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03/04/2019

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