Col riso si avanza

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22/03/2019

E ppur si muove. Così avrebbe mormorato il padre del metodo scientifico di fronte all’accusa di eresia mossagli dal Santo Uffizio nel 1633. Galileo aveva appena pubblicato Il dialogo sopra i massimi sistemi, dove sposava le tesi di Copernico per cui la Terra non era più al centro dell’universo. In realtà la frase attribuita a Galileo era stato inventata da Giuseppe Baretti, che raccontò dell’abiura solo nel 1757. Fatte le debite proporzioni, qualcosa sembra che si muova anche nel campo del miglioramento genetico vegetale. Naturalmente non sul tema degli Ogm: se qualcuno ci volesse provare, il paragone più calzante sarebbe stato quello con Giordano Bruno messo al rogo a Campo dei Fiori. Sembra che qualcosa si muova per il miglioramento genetico guidato dalle raffinate tecniche del genome editing. Tecnologie che non necessitano di tagliare il Dna o di aggiungere geni da altri organismi. Tecnologie che “curano” il Dna esattamente nel luogo di residenza canonica e solo nel punto desiderato, esattamente come fa una mutazione casuale come quelle che a decine di migliaia colpiscono ogni giorno anche le nostre cellule. Quindi una variazione impercettibile nella sequenza delle lettere del Dna che nessun organo ispettivo è in grado di capire se sia frutto del caso o della mano di uno sperimentatore. La più famosa di queste tecniche si chiama Crispr, quasi come una marca di patatine. Qualcosa si muove a livello Europeo anche grazie alla fiducia in Crispr di paesi come Svezia, Germania ed Olanda, oltre alla Spagna che da sempre coltiva mais Ogm. Qualcosa si muove perché Marco Cappato e Marco Perduca dell’Associazione Luca Coscioni, hanno mangiato il 5 marzo in piazza a Bruxelles del riso migliorato con Crispr e per questo la polizia belga li ha convocati il 2 aprile. Illudendosi di capire se quel riso era normale o “editato”. Forse senza notare le centinaia di giovani studenti presenti, pronti a testimoniare a loro favore. Qualcosa si muove anche perché l’Italia ha bisogno di piante migliorate da Crispr per salvare le produzioni di riso da risotto, di mele da strudel, di viti da vino o di grano per la pizza. E queste piante migliorate le stanno già producendo gli scienziati pubblici del paese, ben sapendo che serviranno a ridurre l’uso di quel 22 per cento di fungicidi che annualmente l’Italia impiega avendo solo l’11 per cento della popolazione europea.

Se tutto è Ogm nulla è Ogm

Qualcosa si sta muovendo anche perché i consulenti della Commissione europea hanno distinto le varie applicazioni di Crispr come un anno prima le avevano illustrate i delegati del Cnr alla commissione d’indagine del Senato. Da quella audizione sono passati oltre tre anni e ora un’analoga indagine sta per partire, ma anche lì qualcosa si è mosso. Nel testo di base la relatrice senatrice Elena Fattori del M5s, prende atto che anche la sentenza della Corte europea di giustizia dello scorso luglio non può essere adottata tal quale perché chiama Ogm sia quelli classici sia le piante migliorate da genome editing, ma anche quelle mutagenizzate con le tecnologie che hanno prodotto piante di fagioli, melanzane, ciliegie e grano duro che stiamo mangiando da quaranta anni, anche coltivate con metodo biologico.

I legislatori sanno che se tutto diventa Ogm, nulla è più Ogm. Di qui la necessità di accettare che le impercettibili variazioni da Crispr (identiche a quelle casuali che generano la biodiversità di cui andiamo fieri), non solo non posso essere riconosciute, ma soprattutto servono come l’ossigeno alla boccheggiate agricoltura nazionale. L’approccio iniziale della nuova indagine parlamentare apre uno spiraglio di dialogo, augurandosi che non servano di nuovo quattro secoli per capire che il progresso delle conoscenze scientifiche non teme e sopravvive a tutte le inquisizioni.