Strategie renziane

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19/03/2019

Una prima per quanto piccola rivoluzione Zingaretti l’ha ottenuta. Le correnti del Pd infatti si sono scomposte e ricomposte nel giro di pochi giorni. I renziani per esempio si sono divisi in tre. C’è la versione-Giachetti. Duri puri e sempre pronti ad azzannare Zingaretti ai polpacci. E non solo. Questo spezzone di renziani ha messo direttamente Gentiloni nel mirino. Al presidente non verrà risparmiato nulla perché viene visto, nientemeno, come il vero regista della “derenzizzazione” del partito. Poi ci sono i renziani di rito democristiano. Ossia quelli della serie: per resistere non basta la battaglia, ma bisogna esistere, bisogna esserci. Capeggiati dal tandem Lotti-Guerini hanno in alcuni casi scavalcato Martina, sostenuto fino alle primarie, per trattare posti e visibilità politica direttamente con Zingaretti. Tra di loro non si amano molto ma hanno a cuore il futuro politico di quello che un tempo fu il renzismo più di quanto odino il loro vicino, e tanto basta. Infine c’è la tendenza-Boschi. Obiettivo: cuocere a fuoco lento l’avversario interno. Senza che nessuno possa darti del traditore o accusarti di aver acceso il fico amico. Intanto, il segretario del Pd ha nominato uno staff operativo della segreteria coordinato da Paola De Micheli, con Marco  Miccoli  per il coordinamento delle iniziative politiche, Marina Sereni per il coordinamento delle attività in vista delle amministrative, Enzo  Amendola  per il coordinamento delle attività in vista delle europee e Andrea Martella per il coordinamento delle attività della comunicazione. Nomine con il Cencelli, renziani zero.

Divisi in tre i renziani, allo sbando gli uomini di Martina. Zingaretti offrirà loro visibilità perché gli conviene avere a che fare con una corrente debole e pronta al dialogo (come dimostra l’ex diversamente renziano Delrio che si è detto subito pronto a scendere a patti con il nuovo segretario).

In disarmo sono anche le truppe di Orfini. Alcuni hanno abbandonato anzitempo per riunirsi al reggimento di Zingaretti. Gli altri fremono e si lamentano perché nello scontro tra gli uomini di Martina e il duetto Lotti-Guerini hanno avuto la peggio all’interno della mozione.

Totalmente smantellata infine la rete di Matteo Richetti, che addirittura medita di andare via dal Pd prima di Renzi.

Già Renzi. Si è veramente rabbonito? Non sia mai. E’ convinto che Zingaretti con il suo fare bonario farà tabula rasa del suo Pd e perciò freme. Ma ha fatto sapere ai suoi di non agitarsi. Calma piatta fino alle europee e poi, se come Renzi è convinto, la legislatura andrà avanti, si procederà con la nascita di uno nuovo soggetto politico.