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20 Marzo 2019 alle 09:31

Il libro di Giovanni Bianconi sul 16 marzo 1978, giorno del rapimento di Aldo Moro, pubblicato da Laterza nella collana dedicata ai giorni più importanti della storia del nostro paese, non è solo molto bello. E’ imprescindibile. Almeno di fronte alla marea di sciocchezze cresciute e autoalimentatesi nel corso del tempo. Bianconi nel suo libro fa un lavoro da grande cronista e rimette in fila i fatti, dalla sera di vigilia di quella giornata, l’agguato, la reazione dei partiti, l’accelerazione del voto di fiducia al governo col Pci nella maggioranza, le prime indagini e le prime manifestazioni fino al voto definitivo sul governo a tarda notte. Il risultato della lettura è molto significativo. La radice, la base delle successive farneticazioni, fino a quelle di chi sostiene che Moro non sia stato rapito a via Fani ma in un altro posto, sta tutta in quelle prime 24 ore così come si trovano puntuali smentite, prese solo dallo svolgersi dei fatti, a molto avventurose ricostruzioni. Sostenere, come fece da subito il Pci ma anche molti altri, che si aveva a che fare non con una formazione politica ma con una accolita di assassini utilizzata da imprecisati servizi segreti, non servì solo e tanto a stravolgere l’identità e la natura politica delle Br, quanto e soprattutto a rafforzare quella “linea della fermezza” che caratterizzò da subito tutto l’arco politico con l’eccezione di socialisti, radicali e della parte più saggia dell’estrema sinistra. E’ la lezione principale del libro di Bianconi e spiega anche perché le baggianate in materia durino da quarant’anni.

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19/03/2019

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