L'industria italiana contro il protezionismo

"La vera competitività emerge da un mercato che non ha barriere di nessun tipo". Mentre a Davos è polemica sui dazi di Trump, Licia Mattioli (Confindustria) espone la posizione degli imprenditori sul libero scambio. Export record a 450 miliardi nel 2017

Redazione

Roma, (askanews) - "La posizione dell'imprenditoria italiana non può che essere a favore del libero mercato. Quindi qualsiasi dazio, da chiunque messo, qualsiasi difesa impropria della propria industria non facilita e non aiuta il libero mercato e anche il mercato equo, perchè è chiaro che la vera competitività emerge da un mercato che non ha barriere di nessun tipo. Agli imprenditori italiani il rischio di protezionismo preoccupa moltissimo e siamo favorevoli alla massima libertà degli scambi": mentre al Forum di Davos infuria la polemica sui dazi decisi dal presidente Trump sugli elettrodomestici e i pannelli fotovoltaici cinesi e sudcoreani, la vicepresidente di Confindustria per l'internazionalizzazione Licia Mattioli, imprenditrice del settore orafo, espone la posizione degli imprenditori italiani di netta chiusura a ogni forma di protezionismo, che rischia di ostacolare l'andamento delle nostre esportazioni che anche nel 2017 hanno registrato un nuovo record storico.


"Il 2017 - dice Mattioli - è stato un ennesimo anno di crescita per il nostro export perchè abbiamo fatto un più 7-8 per cento e crediamo di chiudere l'anno a 450 miliardi che è il record storico, su un anno precedente, il 2016, che era già un anno record con 413 miliardi di export. E' interessante notare che siamo cresciuti più della Germania, che ha registrato un più 7%, e più della Francia, con un più 5%. Questo conferma che le riforme fatte in tema di internazionalizzazione hanno funzionato. Per quel che riguarda i settori, il farmaceutico e il chimico, tirano sempre il farmaceutico e il chimic, che non si sono mai fermati neppure nei periodi più bui della crisi; i macchinari, che crescono sia sul mercato interno che sui mercati internazionali e alcuni segmenti del Made in Italy, per esempio la gioielleria che è cresciuta più della media. Per quento riguarda i Paesi destinatari del nostro export, continuano a crescere i mercati maturi, Europa ed extra Europa. Poi ha ricominciato a crescere la Russia, che aveva avuto una batosta con le sanzioni e nel 2017 è aumentata del 21% e il Mercosur che ci interessa moltissimo, anche alla luce dei prossimi accordi di libero scambio; cresce la Cina a più 20% e cresce tutta l'area asiatica.


"E' una crescita diffusa anche se concentrata sui Paesi maturi. Gli investimenti dall'estero sono molto anch'essi aumentati nel 2017, frutto anche questo di una costanza di miglioramento positivo del Paese, della percezione di un'Italia migliore e più stabile e prevedibile che è quello che chiedono gli investitori stranieri, perchè un Paese imprevedibile non dà certezza agli investimenti". "Alla politica - conclude Mattioli - chiediamo la conferma del Piano Made in Italy che ha conseguito questo grandissimo risultato delle esportazioni e la conferma delle riforme varate che hanno dato prova nei fatti di funzionare. Le specifiche richieste di Confindustria al nuovo Parlamento e al futuro governo le decideremo nelle Assise dell'imprenditoria italiana che terremo a Verona il 16 febbraio".

A cura di Askanews