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Israele ha due strade su Gaza, non tre

Per Yoaz Handel sullo Yedioth Ahronoth le alternative sono o un Piano Marshall o la distruzione definitiva dei terroristi

19 Novembre 2018 alle 09:34

Israele ha due strade su Gaza, non tre

Foto LaPresse

"Prima dei tragici eventi di domenica notte (che hanno causato la morte a Gaza di un alto ufficiale arabo-israeliano della comunità drusa), sembrava che ‘Pace adesso’ fosse rinata all’interno del Likud (il partito di Netanyahu, ndt)”, scrive Yoaz Handel. “Gli slogan erano gli stessi: ‘La pace si cerca di farla con i nemici’, ‘Dobbiamo tentare tutte le strade’. D’altra parte, anche la sinistra israeliana soffre di dissociazione della personalità: i campioni delle concessioni per il compromesso e la pace erano improvvisamente diventati sostenitori di un’energica, e sanguinosa, operazione militare contro le continue aggressioni da Gaza: unicamente allo scopo di criticare l’attendismo di Netanyahu. E solo a parole, ovviamente. Ma domenica sera le posizioni sono di nuovo cambiate: da queste parti la realtà confonde un po’ tutti".

 

"Dopo la campagna anti Hamas dell’estate 2014, il governo israeliano si è ritrovato con due sole opzioni: un piano Marshall finanziato a livello internazionale nella striscia di Gaza strettamente collegato alla smilitarizzazione della striscia, oppure un’operazione militare ben pianificata volta a distruggere una volta per tutte le centrali di Hamas e Jihad islamica. Non esistono soluzioni provvisorie ‘comprate’ con 15 milioni di dollari dal Qatar. E’ un’illusione. Lo stato nemico che esiste al nostro confine meridionale deve essere contenuto mediante la deterrenza: dando loro qualcosa da perdere o eliminando il regime che li controlla, e mettendo bene in chiaro il prezzo che comporta insistere con il terrorismo. Tornare indietro al mese di marzo non è possibile né proponibile. Lo scorso marzo (inizio delle ondate di violenze al confine fra Gaza e Israele) eravamo sull’orlo di un’operazione militare, esattamente come adesso. Marzo è passato. Sono passati anche i 15 milioni di dollari del Qatar (un paese che sponsorizza il quartier generale di Hamas a Doha, offre rifugio ai capi dei Fratelli musulmani in fuga dall’Egitto e ha stretti legami con l’Isis e altre organizzazioni jihadiste). Forse è il momento di lasciar vincere le Forze di difesa israeliane. Oppure spiegateci qual è la strategia alternativa”.

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