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Così i social hanno creato una crisi democratica

Perché secondo il Boston Globe l'età digitale non ci ha reso più liberi, ma soltanto più polarizzati

15 Ottobre 2018 alle 09:19

Così i social hanno creato una crisi democratica

Foto Imagoeconomica

"La Silicon Valley una volta aveva promesso che la sua rivoluzione digitale avrebbe rovesciato i dittatori, ma ora sta invece distruggendo il mondo libero”, scrive Niall Ferguson. “Per un po’, è sembrato che Internet fosse dalla parte della democrazia, aiutando le folle nella piazza Tahrir del Cairo o nel Maidan di Kiev a rovesciare terribili tiranni. ‘L’attuale tecnologia della rete… favorisce davvero i cittadini’, hanno scritto Jared Cohen ed Eric Schmidt di Google nel loro libro del 2013 ‘The New Digital Age’. Ancora più euforico è stato Mark Zuckerberg, il co-fondatore e amministratore delegato di Facebook. Nel 2015, ha definito Internet ‘una forza per la pace nel mondo’. Oh, giorni felici. Purtroppo, negli ultimi due anni, è diventato più evidente che Internet può rappresentare una minaccia maggiore per la democrazia rispetto ai dittatori. Per prima cosa, la crescita delle piattaforme di rete con capacità di raccolta dei dati senza precedenti ha creato nuove opportunità per i regimi autoritari, come Cina e Russia, per controllare le loro popolazioni in modo più efficace. Inoltre, le reti stesse e il loro ruolo nella lotta contro i cattivi attori – e non solo il governo russo – possono minare la democrazia diffondendo notizie false e visioni estreme. Questa non è solo una storia americana. E’ una crisi globale della democrazia. Sia che si guardi i blog o Twitter, i social media tendono a promuovere la polarizzazione. I blogger liberal si collegano ai blogger liberal, raramente a quelli conservatori. I populisti di destra e di sinistra comprendono il potere dei social media. I moderati che occupano il centro, con poche eccezioni – Justin ‘Selfie’ Trudeau è uno di loro – stanno ancora giocando con le regole degli anni Novanta. Oggi, forse, tutta la politica sta diventando social, in quanto i social media sono emersi come il campo di battaglia cruciale delle elezioni moderne. Solo pochi anni fa sarebbe sembrata una buona idea. Cosa potrebbe esserci di più democratico, dopo tutto, che consentire ai politici di comunicare i loro messaggi direttamente ai singoli elettori e di far ricevere loro notizie in tempo reale? Ma se la più grande minaccia alla democrazia non fosse la censura o la sorveglianza online, ma la quasi totale assenza di regolamentazione della politica sui social media? Il pubblico comincia a percepirlo. Un nuovo sondaggio Gallup-Knight, pubblicato la scorsa settimana, ha rivelato che il 57 per cento degli americani pensa che il modo in cui i siti scelgono quali storie mostrare agli utenti presenti ‘un grosso problema’ per la democrazia. La triste realtà è che il tentativo più eccitante di unire il nostro mondo ci sta mettendo a rischio di non poterci fidare di quello che vediamo o sentiamo. Questa – conclude Ferguson – è la vera, e ineluttabile, minaccia che affligge ogni democrazia oggi”.

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